A distanza di un mese dall’intervista a Luca Steinmann, inviato di guerra indipendente, abbiamo deciso di intervistarlo nuovamente, perché pensiamo che sia interessante scoprire cosa c’è dietro a quel volto giovane, quasi imperturbabile, che dialoga con Mentana durante gli speciali sulla guerra d’Ucraina, in onda nel tardo pomeriggio su La7.
Ci sentiamo in videochiamata via WhatsApp a metà mattinata, lui è a Mosca, dopo uno degli estenuanti andirivieni – 13 ore filate in automobile – fra la Repubblica autoproclamata di Donetsk e la capitale russa, per ottenere i complicati visti di permanenza.
«Stavolta però – dice Luca – temo che non mi rinnovino il visto, penso che siano stanchi di avermi qui…».
Mentre parla ha quello stesso sguardo impassibile che mostra in televisione – non è, come scopriremo dopo le sue prime apparizioni, uno sguardo “paralizzato”, è semplicemente il suo approccio: immobile e concentrato sulle domande che gli vengono poste e sulle risposte che darà.
La sua affermazione, quasi atona e distaccata, genera in me un sorriso che, però, non riceve risposta. Per Luca, venire allontanato dal campo è un dispiacere grande.
Pietro Greppi – Hai idea di quando dovrai rientrare in Italia?
Luca Steinmann – Non esattamente. In realtà ci sono una serie di problemi che non comincio nemmeno a raccontare… Oggi avrò degli incontri e dovrei capirne di più… è incredibile, ma qui la realtà supera la fantasia.
PG – Tu sai che qui in Italia sei molto seguito?
LS -Dici?! Non ne ho realmente idea…
PG – Sei molto seguito e anche le persone più attente e critiche apprezzano la tua competenza e la tua esposizione puntuale…
Lo sguardo di Luca non si modifica minimamente, forse si legge in viso un po’ di gratitudine nei miei confronti, per averglielo comunicato. Ma riprende a parlare, inconsapevole del fatto che sto prendendo nota di quello che dice. Le sue risposte, quindi, non hanno freni. Solo più tardi gli dirò che ho preso appunti e che vorrei pubblicare una seconda intervista.
LS – Guarda… a me della gloria e della fama non importa nulla. A me questo lavoro piace e mi piaceva come lo facevo prima di arrivare qui. Voglio farlo bene e con tranquillità. Logicamente, se una persona mi fa i complimenti li apprezzo, ma sono convinto che sarebbe anche la prima a dimenticarmi se dovessi fare un passo falso…
PG – Concreto e disilluso. Però, è innegabile che questa guerra sia stata un vero trampolino di lancio per il tuo lavoro. Le strade aperte sono tante: se potessi decidere oggi del tuo futuro, cosa vorresti fare?
LS – Esattamente quello che facevo prima e faccio ora, con più contatti e più collaborazioni.
La chiacchierata si deve interrompere perché in tarda mattinata Luca avrà una serie di incontri che determineranno la sua fuoriuscita dalla Russia o possibilità alternative di permanenza a Mosca o nelle zone del conflitto.
Riusciamo a risentirci due giorni dopo.
PG – Allora, hai scoperto qual è il tuo destino?
LS – Devo rientrare perché mi è scaduto il visto e devo rifarlo.
PG – Toccata e fuga…
LS – È un viaggio complicato, perché non ci sono voli diretti dalla Russia verso l’Europa e bisognerebbe fare numerosi scali, prendendo voli di linea russi. Ma non accettano pagamenti con carte di credito europee. Alla fine volerò da Mosca a Kaliningrad, l’enclave russa a ridosso della Polonia, e da lì prenderò un’automobile e raggiungerò Danzica, dove dormirò da un amico. Sabato (oggi – Ndr) rientrerò a Bergamo, nel pomeriggio, con un volo Ryan Air.
PG – In pratica passi il fine settimana in Italia. Ma, in quanto tempo riesci a ottenere il nuovo permesso?
LS – Mi sono informato e, con la procedura rapida, riesco ad averlo lunedì in giornata. Mi fermo pochissimo, anche perché Gabriele (Micalizzi, il videoreporter che lavora con Luca – Ndr) è rimasto da solo. Al di là del discorso umano, ne faccio una questione professionale. Se vogliamo è un paradosso, lui ha le macchine fotografiche, lui è il tecnico e fa cose apparentemente difficilissime; io, invece, prendo il taccuino e ci metto la mia bella faccia, e basta. Eppure lui da solo, senza giornalista, ha difficoltà a lavorare.
(continua…)
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