Oltre 99 milioni di anni fa, nelle floride foreste tropicali dell’attuale Myanmar, un piccolo insetto volava tra le conifere emanando un tenue bagliore e orientandosi grazie a un olfatto molto sviluppato. Oggi, quel coleottero sigillato per sempre in una goccia d’ambra fossile apre una finestra senza precedenti sulle iniziali fasi evolutive delle lucciole e dei loro sistemi sensoriali.
La straordinaria scoperta è al centro dello studio scientifico “A firefly relative that smelled and glowed”, pubblicato sulla rivista internazionale Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences. Dietro questa scoperta c’è un gruppo interdisciplinare di paleontologi ed entomologi di fama mondiale, guidato da Chenyang Cai, Yuhui Chen, Erik Tihelka, Robin Kundrata, Yan-Da Li, Diying Huang e Jes Rust.
I ricercatori, che fanno parte di prestigiose istituzioni, tra cui l’Istituto di Geologia e Paleontologia di Nanchino (Accademia Cinese delle Scienze), l’Università di Bristol, la Palacký University e l’Università di Bonn, hanno esaminato un esemplare conservato risalente al Mesozoico (Cretaceo).
L’insetto appartiene alla superfamiglia degli Elateroidea (la stessa classe che comprende i coleotteri con organo a scatto e le lucciole vere e proprie), riproducendo una forma transizionale importante. Prima di questo ritrovamento, le tappe evolutive che hanno condotto dal comportamento predatorio e notturno dei coleotteri ancestrali alla complessa bioluminescenza delle lucciole moderne erano in gran parte avvolte nel mistero.
L’evoluzione parallela di olfatto e bioluminescenza
Ciò che rende questo fossile straordinario è la presenza contemporanea di due adattamenti sensoriali altamente specializzati:
- La lanterna bioluminescente: l’analisi microtomografica ad alta risoluzione ha rivelato la presenza di un organo luminescente addominale ben sviluppato, del tutto analogo alle “lanterne” delle lucciole odierne.
- Antenne ipersviluppate: l’insetto mostra antenne fortemente ramificate e ricche di sensilli chemio-recettori, adatte alla captazione di molecole odorose nell’aria.
Questo doppio corredo sensoriale suggerisce che gli antenati delle lucciole non si affidavano esclusivamente ai lampi di luce per la comunicazione, ma utilizzavano un sistema combinato di segnali chimici (feromoni) e segnali ottici bioluminescenti. La transizione verso una comunicazione in prevalenza visiva è avvenuta in modo graduale, partendo da un’interazione sinergica con l’olfatto.
Significato ecologico ed evolutivo
La bioluminescenza negli insetti si è originata dapprima come meccanismo di avvertimento aposematico, un segnale visivo per intimorire i predatori dimostrando una sgradevolezza o tossicità del corpo, per poi essere riutilizzata evolutivamente come codice di corteggiamento sessuale.
Il fossile del Cretaceo riprova che già nel Mesozoico, in pieno dominio dei dinosauri, la luce bioluminescente veniva sfruttata nell’oscurità del sottobosco.
I risultati dello studio condotto da Cai e colleghi ridisegnano la cronologia e l’albero filogenetico dei coleotteri bioluminescenti, documentando come le pressioni ambientali delle foreste mesozoiche abbiano guidato una singolare diversificazione delle strategie di sopravvivenza e comunicazione nel mondo animale.
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