Nel cuore del Vercellese, immerso in un paesaggio che alterna risaie, canali e boschi planiziali, sorge uno dei luoghi più affascinanti d’Italia: il Principato di Lucedio. Conosciuto per la sua millenaria Abbazia, è qui che la coltivazione del riso in Italia ha avuto inizio, grazie alla lungimiranza dei monaci cistercensi che, nel XII secolo, trasformarono una terra inospitale in un’area agricola d’avanguardia. Lucedio oggi non è solo storia: è anche natura viva, grazie alla vicinanza con uno degli ultimi grandi boschi planiziali rimasti in Pianura Padana, il Bosco delle Sorti della Partecipanza, e alle sue vaste distese d’acqua che ospitano un’incredibile biodiversità, rendendolo un luogo ideale per gli amanti del birdwatching.
L’Abbazia di Santa Maria di Lucedio, fondata nel 1123 da monaci provenienti dalla Borgogna, fu il cuore spirituale e operativo di un’impresa senza precedenti: bonificare le zone paludose del territorio e organizzare un sistema agricolo innovativo, basato sulle grange, grandi aziende rurali gestite da fratelli conversi. Verso la metà del Quattrocento, fu proprio in queste terre che i cistercensi introdussero la coltivazione del riso, sfruttando le caratteristiche idriche del terreno e avviando una trasformazione epocale del paesaggio.
Il riso si adattò perfettamente al microclima e alle acque del Vercellese, e da qui si diffuse in tutta la Pianura Padana, diventando parte integrante dell’identità agricola italiana. Le risaie, con il loro ritmo ciclico scandito da semine e allagamenti, sono ancora oggi il tratto distintivo di questa terra.
Nel Vercellese, l’acqua è vita. Il paesaggio viene scandito dal suo ritmo lento e silenzioso, tra rogge, canali, fontanili e specchi d’acqua che riflettono il cielo e accompagnano le stagioni. Questo mosaico di elementi naturali trova la sua espressione più intensa attorno all’Abbazia di Lucedio, dove il riso non è solo prodotto agricolo, ma parte di un ecosistema complesso e straordinario.
Ed è proprio in questo scenario che si inserisce uno dei tesori naturalistici più preziosi del Piemonte: il Bosco delle Sorti della Partecipanza che si trova a poche centinaia di metri dall’abbazia.

Pavoncella, una delle specie più belle da vedere nelle risaie attorno al Principato di Lucedio. © Cecilia Spalletti
Il Bosco della Partecipanza: l’ultima foresta della Pianura Padana
A meno di un chilometro da Lucedio, si apre un vero e proprio tunnel temporale nella natura: il Bosco delle Sorti della Partecipanza, un’area di circa 600 ettari, ultimo grande relitto della foresta che un tempo ricopriva tutta la Pianura Padana. Questo straordinario bosco planiziale, che ha mantenuto intatte molte delle sue caratteristiche originarie, è ciò che gli esperti definiscono un relitto vegetale. La sua sopravvivenza fino ai giorni nostri è merito di un sistema di gestione comunitaria unico, attivo sin dal 1275, che ha regolato l’utilizzo delle risorse in modo sostenibile e rispettoso. Il bosco era già considerato un luogo sacro in epoca romana, dedicato ad Apollo, e ancora oggi trasmette un senso di mistero e sacralità. Le sue oltre 400 specie tra piante e animali lo rendono un patrimonio di biodiversità inestimabile.
Un paradiso per i birdwatchers tra le risaie
Il connubio tra acqua, coltivazione e vegetazione rende l’area di Lucedio un vero paradiso per gli appassionati di birdwatching. Durante le stagioni migratorie, le risaie allagate diventano tappe fondamentali per molte specie di uccelli che si fermano qui per riposare e nutrirsi. Gli spettacoli naturali che si possono osservare sono straordinari. Tra le specie migratorie, è possibile ammirare sterne, mignattini, limicoli in gran numero come pantane, pettegole, pittime reali ma anche cavalieri d’Italia che si fermano a nidificare e numerosi altri uccelli acquatici in transito (cicogne, gru…). Una delle protagoniste è certamente la pavoncella che con i suoi richiami e i voli sfarfallanti anima le risaie e sceglie sempre qualche arginello per nidificare. Ma è soprattutto la fauna residente a stupire per la varietà e la bellezza: protagonisti assoluti sono gli Ardeidi, con la loro elegante figura che si staglia contro il cielo.
Nel territorio si possono osservare: aironi rossi, garzette, nitticore, sgarze ciuffetto, aironi cenerini, aironi bianchi maggiori, aironi guardabuoi. Molto abbondante purtroppo anche la specie alloctona, l’Ibis sacro, ormai abbondantemente onnipresente in risaia e spettacolare nei loro movimenti in gruppo. Sporadiche ma importanti sono le nidificazioni della spatola e del mignattaio. Queste presenze sono favorite da una delle garzaie più popolose d’Europa con un oltre 5.000 nidi che si trova in una riserva integrale del Bosco della Partecipanza.
L’abbondanza d’acqua e la quiete di queste campagne creano un ambiente ideale per la nidificazione e la sosta di molte specie, offrendo agli osservatori momenti unici in un paesaggio che muta di ora in ora con le luci del giorno.
Il Principato di Lucedio, oggi proprietà della famiglia Cavalli d’Olivola, è un luogo dove storia e natura si fondono in modo armonico. Se da un lato la sua eredità monastica e agricola continua a vivere nella coltivazione di riso di altissima qualità, come Carnaroli, Arborio e Vialone Nano, dall’altro lato il paesaggio circostante custodisce una biodiversità rara e preziosa.
Visitare Lucedio significa fare un viaggio nel tempo, ma anche nella natura. Significa scoprire che accanto ai campi ordinati e geometrici delle risaie, esistono ancora foreste antiche, acque limpide, uccelli liberi e tradizioni comunitarie che resistono al tempo. Un equilibrio fragile ma straordinario, da conoscere e proteggere.
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