Ripartiamo da una tappa del precedente percorso: Castelnuovo Bocca d’Adda, per raggiungere Orio Litta.
Un itinerario di 75 km solo andata, che ognuno di voi può comporre e dividere secondo le proprie esigenze.
Personalmente, nei miei giri esplorativi per scrivere quest’articolo, ho scelto due tappe:
- la prima con andata e ritorno da Pizzighettone fino a San Rocco al Porto (88 km)
- la seconda da San Rocco al Porto a San Colombano con rientro a San Rocco al Porto per la medesima Ciclovia (74 km).
In fondo al borgo di Castelnuovo, davanti all’Infopoint Bocca d’Adda, che è anche la scuola del paese, incontriamo la Ciclovia VenTo.
La percorriamo in direzione Piacenza.
Attraversata la SP27, proseguiamo di buona lena sull’asfalto liscio, steso l’estate scorsa.
La nostra ciclabile ci porta rapidamente in vista del Po, poi prosegue imperterrita per diversi chilometri, avvicinandosi e allontanandosi dal grande fiume.
Siamo distanti da altre strade, quindi la pace regna sovrana. Pioppi e sterminati campi coltivati ci fanno da sfondo, ma il vero protagonista è il Po, che scorre maestoso, con grandi curve che si alternano a destra e a sinistra e assumendo, in alcuni tratti, una larghezza inusitata per un corso d’acqua italiano.
Ovviamente il percorso che copia le curve del fiume diventa molto lungo e talvolta noioso, perché assai ripetitivo, inoltre, per tanti chilometri non s’incontrano paesi dove potersi rifocillare.
La sagoma monumentale del ponte ferroviario che attraversa il Po, prima di Piacenza, diventa una visione fantasmagorica e ci fa capire che San Rocco al Porto (PC), la nostra prima tappa, non è lontana.
Il paese è soffocato dagli argini del Po e non offre spunti architettonici di valore, ma possiamo bere un caffè o spiluccare qualcosa da mangiare.
Riprendiamo la nostra cavalcata sulla vecchia ciclabile che corre su un argine, delimitata da una staccionata di legno. La nostra direzione è Pavia, la meta è Orio Litta. Senza soluzione di continuità ci ritroviamo sull’asfalto nuovo della VenTo.
Siamo sempre sull’argine maestro e il Po sonnecchia sulla nostra sinistra.
Senza essere dei periti agrari, ci accorgiamo che la natura non cambia, ma le coltivazioni sì e in modo repentino: aumentano i pioppeti e s’incontrano sterminate risaie, che sostituiscono i campi di mais e frumento.
- Cambia il paesaggio agricolo. © C. De Ambrosis
- Villa Litta Carini. © C. De Ambrosis
Finalmente, da un campo di mais, emerge solenne la sagoma della Villa Litta Carini.
Superata l’azienda agricola Corte sant’Andrea, giriamo a destra e grazie a una stradina raggiungiamo il paese di Orio Litta. All’ingresso del borgo c’imbattiamo nella grandiosa cancellata che cinge la settecentesca villa.
Venne fatta costruire dal conte Antonio Cavazzi della Somaglia, VIII conte e barone della Somaglia, per esaltare la potenza della propria casata, in un’area in cui possedeva diversi terreni e tenute. Il progetto originario, risalente al 1600, era opera dell’architetto Giovanni Ruggeri. L’aspetto attuale è frutto di una serie di trasformazioni; l’ultima, datata 1749, è stata voluta da un erede del Conte, tale Antonio Giovanni Battista Dati.
Dopo Orio Litta la Ciclovia Vento s’interrompe bruscamente e diventa uno sterrato che sbuca sulla SP234.
Anche il nostro itinerario finisce qui, per proseguire, in un prossimo articolo, fino a Pavia.
Per il ritorno, in alternativa alla VenTo, si possono sfruttare le strade aperte al traffico, meno lunghe perché evitano di seguire tutte le curve del Po. Tra andata e ritorno dobbiamo comunque calcolare una percorrenza tra i 140-150 chilometri.
In alternativa, alla Stazione di Orio Litta, si può prendere un treno regionale con trasporto bicicletta.
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