Non voglio ingannare nessuno: non è che, cavalcando l’onda lunga di Luna Rossa, mi sia dato alla vela; rimango solidamente ciclista, ma il vento che porta i denari del PNRR, sta spingendo con vigore un progetto che si chiama, appunto, “VenTo”, la ciclovia del Po.
Stiamo parlando della più lunga pista ciclabile italiana, lunga circa 700 km che collegherà Venezia a Torino.
L’idea era nata già nel 2010, portata avanti da un gruppo di ricerca multidisciplinare che lavorava presso il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, con la denominazione di “Ciclovia del Po”, tracciato che doveva seguire il corso del Grande Fiume dal Monviso fino al suo delta. Poi il progetto si è un po’arenato.
Da utopia a realtà
In quegli anni, almeno in Italia, l’idea di un’opera simile per il turismo lento, appariva utopistica, mentre in Europa già esistevano ciclovie di quest’importanza.
Col passare degli anni, con il grande aumento di italiani che vanno in bicicletta, la maggiore attenzione all’ambiente e alla mobilità lenta, i cambiamenti di abitudini innescati dal Covid, hanno reso il progetto interessante e attuale, fino a decidere la sua realizzazione.
I fondi del PNRR hanno dato il via ai lavori, il cui termine ultimo è previsto per l’anno 2026. Quindi c’è poco tempo da perdere!
In effetti, quest’anno, nel mio girovagare in bicicletta intorno a Cremona, mi sono accorto di un gran proliferare di nuove ciclabili appena terminate o di sterrati agricoli, allargati e asfaltati: a fine estate, tanti nuovi chilometri di ciclabile erano stati aperti al pubblico.
Così ho capito che qualcosa di grosso bolliva in pentola e su Internet ho trovato la risposta: “VenTo”!
Questa monumentale ciclovia attraverserà 4 Regioni del Nord Italia: Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte.
All’AIPO (Agenzia Interregionale per il fiume Po) è stato affidato l’incarico di coordinare lo svolgimento dei lavori, con il 61% degli stessi direttamente a proprio carico.
- © C. De Ambrosis
- © C. De Ambrosis
Le regole
I criteri imposti per la realizzazione di quest’opera implicano quanto segue:
- utilizzare le ciclabili o le viottole di campagna già esistenti sull’argine maestro del Po, lato Nord, asfaltando quelle in terra battuta e ottenendo una larghezza di 3,5 metri;
- modificare o completare queste vie con passerelle dedicate per l’attraversamento dei corsi d’acqua;
- dove non ci sia la possibilità, utilizzare la rete viaria adiacente e già esistente, a patto che sia a basso passaggio di auto.
A completamento dei 679 km del tracciato, ci sarà un collegamento di altri 45 km da Milano a Pavia, che fa già parte del percorso di VenTo. In realtà la ciclabile lungo il Naviglio Pavese che unisce Milano a Pavia esiste da anni, ma ultimamente è stata in più parti interrotta a causa di importanti lavori per interrare dei lunghi cavi. Probabilmente sarà l’occasione per riasfaltarla raggiungendo gli obiettivi imposti dal progetto “VenTo”.
Centinaia di migliaia di utilizzatori
Oltre alla realizzazione della pista ciclabile “VenTo”, è prevista la creazione di posti di ristoro o aree dedicate agli utenti. Magari sfruttando le costruzioni già esistenti e ormai abbandonate come caselli daziari o vecchie opere idrauliche usate per regimentare le acque. Le previsioni indicano un’affluenza potenziale di circa 400.000 utilizzatori all’anno!
Tornerò presto su questo argomento per proporre alcuni itinerari ad anello, che sfruttano tratti della ciclabile “VenTo”, così da proporvi un assaggio di parti già in avanzato stato di costruzione, lungo la direttrice Cremona-Pavia.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com







