Le recenti polemiche sul superbonus e sulla cessione del credito d’imposta hanno riproposto quanto si sapeva già, ma che ogni volta si finge di non vedere, e cioè che gli incentivi sono sempre distorsivi. Quando lo Stato sussidia il consumo di un bene o di un servizio la domanda sale artificiosamente. In tale modo il mercato viene alterato, i prezzi ne risentono e a farne le spese sono i cittadini non sovvenzionati.
Da anni ogni governo si illude di risolvere i problemi con i bonus. Ce n’è o ce n’è stato uno per ogni cosa: auto elettriche, elettrodomestici, prima casa, bebè, bici, monopattini, occhiali, tv, sauna e tanto altro, oltre ovviamente ai bonus e superbonus edilizi.
Ogni incentivo risponde a obiettivi specifici, tutti però sono accomunati dall’idea che bisogna sempre e comunque far ripartire o sostenere (drogare?) i consumi e l’economia.
Non sarebbe giunto il momento di mettere allo studio un provvedimento per premiare chi consuma meno? Ora, non sono un esperto di dinamiche finanziarie, né tanto meno fiscali, ma avanzo comunque un suggerimento, magari fra i lettori c’è chi ha competenze e facoltà per valutarne la fattibilità.
L’idea è elementare, spero non troppo: introdurre sgravi fiscali a favore dei cittadini capaci di dimostrare (attraverso meccanismi condivisi) di avere ridotto l’uso di energia elettrica, di acqua o di gas. Tali consumi, o meglio, a monte, la produzione di tali risorse, comporta un notevole impatto ambientale. Ne consegue che chi ne usa meno concorre a ridurre gli effetti che ne derivano e i costi che ne conseguono.
Anziché mettere nelle tasche dei cittadini soldi per spingere gli acquisti di un determinato bene, come avviene con i bonus, si lascerebbero a disposizione somme compensate dal calo della spesa pubblica necessaria a riparare i danni ambientali e clinici. Ciascuno dei beneficiari a quel punto sarà libero di utilizzare il risparmio così ottenuto per acquistare nuovi beni o servizi oppure di comperare un bel niente.
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