Stiamo vivendo un momento in cui sembra essere faticoso ricercare soluzioni o addirittura riuscire a rimanere propositivi, costruttivi; eppure si deve restare fiduciosi e lottare con speranza per difendere ciò che ancora esiste. Anche di fronte al problema ambientale, la società propone una miriade di offerte (perché non sono soluzioni) da immettere nel mercato. Dalle auto elettriche alle etichette “green”, dal marchio “bio” all’efficientamento energetico delle case: tutto sembra ruotare sempre e solo attorno a un’unica religione, il denaro; è la solita vecchia storia, riuscire a fare business grazie alle atrocità, alle difficoltà e alle tragedie. Questa volta però occorre più che mai aprire gli occhi, tutti insieme, per accorgersi che ci sono troppi specchietti per le allodole; ahimè, anche la ben nota Agenda 2030 rischia ormai di essere plagiata e trasformata in un palliativo propagandistico.
Tutto ciò non deve portare all’abbattimento del nostro spirito combattivo, anzi, ci deve spingere a essere testimoni autentici di un vero cambiamento, sostanziale e concreto. Come? Ci si potrà chiedere. La soluzione potrebbe arrivare da una parola così lieve eppure molto concreta: biofilia.

“Dal momento che ci si ritiene amanti della vita, diventa imperativo categorico amare ogni creatura, ogni forma vivente presente non solo sul nostro pianeta, ma nell’intero Universo”.
Questo termine, che deriva direttamente dal greco, ha un significato stupendo: letteralmente suona come amante della vita e, quindi, è da intendersi ovviamente come amante di ogni forma vivente; dal momento che ci si ritiene amanti della vita, diventa imperativo categorico amare ogni creatura, ogni forma vivente presente non solo sul nostro pianeta, ma nell’intero Universo. Perché la biofilia può essere la soluzione? Ma semplicemente perché è l’unica alternativa (alla situazione attuale e futura) reale e concreta, disinteressata e impegnata. Non solo, non richiede finanziamenti né progetti a lungo termine, né anticipi, né tassi d’interesse: è totalmente gratuita e ti fa diventare plurimiliardario, perché scopri cosa significhi davvero rapportarsi con gli altri e con la Natura; scopri che ricercare il nostro io primitivo può condurre all’unico progresso che vale la pena sperare, cioè il ritorno a una vita simbiotica con il Creato. È l’unica alternativa, poiché non è settoriale, né riguarda solo i Paesi cosiddetti sviluppati: la biofilia è uno stile di vita, è una filosofia, è una modalità di approccio al mondo declinabile a tutti, qualunque età, sesso, religione, a qualunque latitudine, basta volerlo.
Solo cambiando radicalmente potremo sperare: quindi è inutile tergiversare, fuori la grinta e pronti ad amare qualunque forma vivente, così automaticamente giungerà il rispetto per tutti e tutto, con il desiderio di proteggere realmente ciò che vediamo, il mondo che ci circonda, perché saremo immensamente grati alla vita e innamorati a tal punto di essa da non poterne fare a meno. La biofilia non deve rimanere una parola sul dizionario (come purtroppo tante e per molti): essa è realizzabile nel quotidiano, provando a riflettere sul nostro modo di rapportarci con i famigliari, gli amici, i colleghi, gli alberi in giardino, i fiori del parco, le api sulle rose in terrazzo, le balene nel mare e l’anatra nel lago.
Il fatto interessante è che non bisogna stendere dei manuali o dei decaloghi per la biofilia, essa è immediata, probabilmente perché innata, a tal punto che forse già in questo articolo mi sono dilungato fin troppo: va vissuta, praticata e testimoniata.
Perciò, con molta serietà e simpatia, se qualcuno dovesse chiederci quale sia la nostra mansione nella società, sarebbe interessante rispondere: innanzitutto sono biofilo!
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