A causa della costante tendenza all’innalzamento di quota dell’innevamento naturale, nei prossimi decenni le piste da sci saranno costrette a salire di quota per poter continuare a operare: in molte valli a quote medie farà, infatti, troppo caldo persino per la neve artificiale.
In questo modo, le nuove piste andranno a sovrapporsi sempre più ai “rifugi climatici”, aree cruciali idonee a ospitare le specie più sensibili anche negli scenari futuri meno favorevoli del clima, creando una situazione di potenziale e pericoloso conflitto con la conservazione degli habitat e delle specie più minacciati dai cambiamenti climatici, come la pernice bianca e il fringuello alpino.
Secondo uno studio condotto dall’Università degli studi di Milano e dalla Lipu e pubblicato sulla rivista Biological Conservation, in assenza di adeguate politiche di tutela ambientale, entro pochi decenni queste strutture del divertimento invernale occuperanno i due terzi di queste preziose aree.
Gli uccelli sono molto sensibili alle variazioni climatiche e ambientali, soprattutto quelli ad alta quota, e sono pertanto ottimi indicatori per monitorare le alterazioni dell’ambiente, la funzionalità degli ecosistemi e i cambiamenti climatici in atto, particolarmente rilevanti in contesti come le Alpi, dove a un elevato tasso di riscaldamento climatico si associa una forte pressione antropica.
«Le montagne stanno sperimentando un tasso di riscaldamento superiore alla media e drastiche modifiche del paesaggio dovute al cambiamento climatico e alle attività umane. Queste alterazioni ambientali e climatiche minacciano la conservazione delle specie d’alta quota e la funzionalità degli ecosistemi montani. E gli sport invernali sono spesso praticati in fragili ecosistemi alpini, anche essi vulnerabili ai cambiamenti climatici e rischiano di incidere sempre di più sui rifugi climatici. È dunque necessario valutare le attuali misure di gestione e conservazione di tutte quelle aree rifugio che, pur ricadendo al di fuori delle aree protette, garantiscono la tutela della biodiversità d’alta quota» ricorda Claudio Celada, Direttore Conservazione di Lipu-BirdLife Italia.
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