Solitamente si associa il Monte Rosa a epiche avventure alpinistiche, roba da Bonatti e Barmasse tanto per intenderci, e non può essere altrimenti con cime dai nomi evocativi come Castore, Polluce, Lyskamm, Punta Dufour, Punta Gnifetti, tutte al di sopra dei 4.000 metri di altitudine.
Il Monte Rosa Randò, però, permette a tutti di ammirare queste imponenti cime percorrendo un trekking relativamente facile, adatto anche a ragazzi o a chi ha le ginocchia un po’ scricchiolanti poiché effettua un anello percorrendo i due versanti della valle, tenendosi per lo più a quote basse.
Un trekking “estetico” dove ci si può permettere di camminare lentamente, assaporando i panorami o divagando in visite extra, passando per pascoli panoramici, fitti boschi, lungo corsi di torrenti e cascate ruggenti mantenendo un mix tra natura incontaminata e storia come ruderi di castelli, miniere d’oro, antiche chiese e i particolari rû: canali artificiali che dal XIV secolo irrigano i terreni all’imbocco della valle arrivando dalle sorgenti dell’alta valle, ai piedi del Monte Rosa. Camminando lungo di essi non si può fare a meno di pensare alla fatica di un mondo contadino che nel corso del tempo ha sì cambiato modi e tecnologia, ma non la fatica e la passione. Ed essendo canali per far scorrere l’acqua, i rû hanno un impagabile vantaggio: sono in pendenza graduale così che diventa un piacere, camminare al loro fianco!
Chiudere un trekking di più giorni lascia sempre una strana sensazione. Vivere senza calendario, orologio e telefono alla mano sembra quasi irreale eppure può accadere. Il ritmo del cammino entra nel sangue, si vive non più ora dopo ora o minuto dopo minuto, ma a scadenze più dilatate dove ad aver la priorità sono la necessità di ammirare il panorama, assaporare l’acqua fresca di una fontana, riposare le spalle o i piedi.
Le tappe in breve
1. Da Challand-Saint-Victor a Challand-Saint-Anselme
+550 -200 m; 12 km; 4h
Da borgate sparse tra i vigneti saliamo ai ruderi del castello di Challand-Villa. Una breve deviazione ci porta alla Riserva Naturale del Lago di Villa, per poi attraversare ChalLandArt, un progetto artistico con opere disperse nella natura. Toccato l’ampio prato del col d’Arlaz seguiamo il rû d’Arlaz, un canale che incontra la spettacolare cascata di Arlaz in grado di mozzare il fiato. Scendiamo quindi all’incredibile chiesa di Sant’Anna a Chatillonet, posta su un dosso da cui si allarga la visuale su quasi tutta la valle. Torniamo quindi a seguire il rû, graduale e rilassante, per arrivare ala meta.
- Val d’Ayas, Chatillonet-Santuario Sant’Anna. © F. Voglino / A. Porporato
- Val d’Ayas, Ru di Arlaz. © F. Voglino / A. Porporato
2. Da Challand-Saint-Anselme a Brusson
+700 -500 m; 13 km; 5h 15min
L’inizio è libero dai bagagli poiché effettuiamo una variante ad anello che risale il versante boscoso sopra Challand-Saint-Anselme per raggiungere le antiche miniere d’oro di Bechaz, già note ai Romani. Sono abbandonate e si vedono solo gli ingressi di pozzi e gallerie ma è una buona scusa per raggiungere una balconata panoramica e rivivere l’epoca del loro sfruttamento grazie ai pannelli didattici. Ripreso il MRR, complice la presenza costante del rû, con salita dolce passiamo tra rilassanti boschi fino alla bucolica meta: il lago di Brusson. Un paradiso agli occhi grazie ai verdi prati quasi pettinati che circondano un piccolo bacino rilassante.
3. Da Brusson ad Antagnod
+700 -300 m; 13 km; 4h 30min
Inizia in salita al col de Joux passando per la Fontana di Napoleone dove si dice che l’imperatore, non riconosciuto, si sia soffermato in amabili chiacchiere con un ufficiale austriaco. Dal colle seguiamo il rû Courtod ed il percorso si fa di nuovo dolce. Il canale non si vede perché interrato, ma a renderlo unico sono le 14 gallerie che si vanno ad attraversare. Nulla di pericoloso, sia ben chiaro, e ad ogni uscita il Monte Rosa sembra sempre più vicino. Al termine delle gallerie, il rû diventa un allegro rigagnolo che accompagna soavemente il passo fino al bucolico Piano delle Dame. Un’ultima ripida discesa tra pascoli e malghe ci porta allo storico Santuario di Barmasc e alla meta.
4. Da Antagnod a Saintes-Jacques
+330 -320 m; 12 km; 4h
Ritorniamo al Piano delle Dame affrontando quasi tutto il dislivello positivo della giornata per riprendere a seguire il rû Courtod, diventato un basso corso d’acqua bordato da abeti e che attraversa ampi pascoli aperti e panoramici sul massiccio del Monte Rosa, toccando i duemila metri di altitudine. Forse il tratto più bello per lo sguardo, con il verde dei pascoli che si stagliano contro il biancore delle nevi eterne. Dall’Alpe di Nana scendiamo lungo un pezzetto dell’Alta Via numero 1, protagonista del massacrante trail Tor de Geant (tutta la Valle d’Aosta di corsa, andata e ritorno, in 330 km, 24.000 metri di dislivello e in poco più di 66 ore… una filosofia decisamente all’opposto di quella del MRR!), per aggiungere la deliziosa borgata walser, tappa del giorno.
- Val d’Ayas, Ru Courtod. © F. Voglino / A. Porporato
- Val d’Ayas, Ru Courtod. © F. Voglino / A. Porporato
5. Da Saintes-Jacques ai Piani di Verra a Champoluc
+550 -700 m; 13 km; 5h
Come la seconda, anche oggi cominciamo con una divagazione: saliamo ai piani di Verra, vasti pascoli dai quali sembra di toccar con mano il Monte Rosa. Senza zaino raggiungiamo i 2.060 m/slm metri di quota tra fitti boschi e piacevoli radure, fino a raggiungere questa meraviglia alpina e al piccolo gioiello del lago Blu che a quota 2.210 m/slm si trova ai piedi della morena glaciale. Ripreso zaino e cammino, ora sempre in discesa, seguiamo il corso del torrente Evançon e attraversiamo il piacevole Plan de Villy, scandito da sculture create da tronchi devastati dalla tempesta Vaia del 2018, per arrivare alla meta del giorno.
6. Da Champoluc a Brusson
+350 -550 m; 13 km; 4h
Ormai il giro di boa è stato fatto ridiscendiamo al valle tenendoci spesso spesso lungo le rive dell’impetuoso torrente Evançon toccando numerose piccole borgate, passando per i placidi boschi di Pra Chabron, perfetti per una pausa rinfrancante, e salendo alla spettacolare balconata panoramica di Salomon. Un’ultima discesa ripida porta infine alla meta.
- Val d’Ayas. © F. Voglino / A. Porporato
- Val d’Ayas, Salomon. © F. Voglino / A. Porporato
7. Da Brusson ad Arcesaz
+350 -600 m; 7 km; 2h 30min
La settima tappa può rappresentare un jolly poiché può esser facilmente legata alla tappa precedente o a quella seguente. Ma noi preferiamo viverla a sé stante, così da aver il tempo per una vista speciale. Una breve salita ripida e decisa porta alle Miniere d’oro di Chamousira che visitiamo grazie alla passione di alcune persone che ci accompagnano alla scoperta di un mondo particolare (chamousira.it). Ma se anche non si intende visitare la miniera, il panorama che si ha dall’ingresso merita una sosta. Saliamo quindi nel fitto bosco per poi scendere tra pascoli e borgate per arrivare, prima della meta, ad un altro gioiello: il castello di Graines, dai ruderi estremamente suggestivi issati come sono sulla rocca, circondati da placidi prati.
- Val d’Ayas. © F. Voglino / A. Porporato
- Val d’Ayas. © F. Voglino / A. Porporato
8. Da Arcesaz a Challand-Saint-Victor
+160 -560 m; 10 km; 2h 40min
L’anello è quasi completo, il torrente Evançon ci accompagna attraverso piccole borgate agresti, tra dolci boschi e prati. Una pausa fondamentale è presso i Ponti Romani, gioielli architettonici che creano un angolo di struggente bellezza, una sosta che ci lancia sull’ultima strada bianca che placidamente riporta al punto di partenza.
- Val d’Ayas, Ponti Romani. © F. Voglino / A. Porporato
- Val d’Ayas, Isollaz. © F. Voglino / A. Porporato
Note
Indicato dal simbolo MRR e da cartelli gialli, ha uno sviluppo totale di 94 chilometri e quasi 3.700 metri di dislivello, percorribile senza fretta in 8 giorni.
Passare attraverso numerose località permette di avere una scelta abbastanza ampia sul pernottamento andando dal classico rifugio al B&B o all’hotel con tutti comfort.
Attenzione: il percorso è intuitivo ma prima di ogni escursione è sempre buona norma informarsi sulle condizioni meteo.
Non presenta particolari difficoltà tecniche e, in caso di necessità, vi sono numerose “vie di fuga” che permettono di tornare velocemente al fondovalle, servito dal servizio bus. È necessario però avere attitudine al cammino di montagna ed equipaggiamento adeguato ad un trekking di più giorni.
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