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DUCATO DI PARMA E PIACENZA

Montechiarugolo, il castello col fantasma

L’importanza di questa dimora era tale che durante il 1500 ospitò il re di Francia Francesco I e il Papa Paolo III

Montechiarugolo, il castello col fantasma
Il castello di Montechiarugolo. © C. De Ambrosis

Cesare De Ambrosis Cesare De Ambrosis 14 Dic 2022

A completamento della descrizione dei castelli che si trovano nel Ducato di Parma e Piacenza, e collegandomi all’itinerario ciclistico “Nel feudo di Re Salame” già pubblicato, torno a parlarvi del Castello di Montechiarugolo.

Montechiarugolo è un piccolo paese della provincia di Parma da cui dista 16 km. Si trova in pianura sulla sponda occidentale del fiume Enza. Dietro le case del centro storico si cela l’imponente maniero.

Dato il clima non particolarmente favorevole, si può onestamente lasciare a casa la bicicletta e compiere il medesimo itinerario, già descritto, più comodamente in auto. Oppure, dirigersi a Montechiarugolo in una manciata di minuti da Parma. Comunque questo maniero vale una visita, sia per la sua imponente struttura esterna, sia per i suoi interni che contengono lussuosi arredi.

Montechiarugolo

Dietro le case appare il castello. © C. De Ambrosis

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Per cominciare un po’ di storia

La prima costruzione militare alla difesa della Val d’Enza risale all’anno 1121 per opera della famiglia Sanvitale. Nel 1313, sia la fortezza, sia l’attiguo borgo furono distrutti.

Nell’anno 1348 Parma passò sotto il dominio del ducato di Milano e quindi dei Visconti, i quali, negli anni successivi, fecero ricostruire il castello.

Le forme attuali del maniero sono da attribuire alle modifiche ordinate da Guido Torelli, valente condottiero, nominato nel 1406, proprietario dei feudi di Montechiarugolo e di Guastalla.

Montechiarugolo

Il Castello di Montechiarugolo è uno dei castelli parmensi. © C. De Ambrosis

L’importanza di questa dimora era tale che durante il 1500 ospitò il re di Francia Francesco I e il Papa Paolo III.

Verso la fine di quel secolo, fu Pomponio Torelli ad avviare i lavori decorativi, all’interno del castello, per trasformarlo in dimora residenziale.

Nel 1611, Pio Torelli, insieme ad altri nobili proprietari dei vicini castelli, fu accusato di congiurare contro il duca Ranuccio I Farnese, reggente del Ducato di Parma e Piacenza, che lo condannò a morte e dette fine alla contea di Montechiarugolo e alla dominazione della famiglia Torelli.

La storia successiva del castello, è meno nobile: fu usato come deposito per beni alimentari per poi diventare, nel 1800, magazzino militare e fabbrica di polvere da sparo; con ovvi danneggiamenti di alcuni saloni.

Con l’Unità d’Italia, nell’anno 1864 il Demanio passò la proprietà di questo bene ad Antonio Marchi, i cui discendenti ancora lo posseggono e lo mantengono.

Montechiarugolo

Se per il freddo si vuole lasciare a casa la bici, il castello di Montechiarugolo si raggiunge con l’auto in pochi minuti da Parma. © C. De Ambrosis

La visita

L’aspetto è quello del tipico castello medievale, con pianta irregolare e con le facciate in laterizio. È circondato da un ampio fossato e dominato da un torrione centrale. Le mura imponenti terminano con merli ghibellini, in parte nascosti dalla copertura del tetto, aggiunta a protezione dei camminamenti. Dal rivellino Sud si accede a un giardino e quindi a un ponticello, che ha sostituito il ponte levatoio, da qui si accede al sontuoso cortile d’onore. Superato l’alto mastio si raggiunge il secondo cortile: quello del pozzo, di dimensioni notevolmente minori.

Il salone delle feste si affaccia con trifore neogotiche sul cortile d’onore, il suo soffitto di volte a crociera è in parte decorato da grottesche e intrecci di vegetali creati dalla scuola di Cesare Baglioni durante il XVI secolo.
Nella camera di mezzo è presente L’Annunciazione: l’opera pittorica più importante del castello, presumibilmente realizzata intorno al 1450 in stile gotico lombardo da un allievo di Michelino da Besozzo. In tutte le stanze sono presenti importanti mobili barocchi seicenteschi, forse un po’ austeri e cupi ma perfettamente intonati alle dimensioni e all’epoca del castello.

Più leggiadro e sdrammatizzante è senz’altro il loggiato che si affaccia, a oriente, sulla valle dell’Enza. Nel grande stemma di fondo si osserva la “bissa bella” da cui si comprende lo stretto legame tra le famiglie Torelli e Visconti.

Montechiarugolo
Il cortile d’onore col mastio. © C. De Ambrosis
Montechiarugolo
Lo stemma nel loggiato. © C. De Ambrosis

Per finire parliamo di una affascinante leggenda

In una piccola stanza buia si trova una teca di vetro in cui è conservata una mummia, presunta egizia, rinvenuta all’interno del castello nel XVIII secolo.
Si narra che accanto alla mummia sarebbe stato rinvenuto anche un piccolo foglio con le parole: “Della Bema questo è il corpo, chi felice viver vuole non lo tolga dal suo letto”.
Secondo la leggenda, la Fata Bema sarebbe stata una ragazza bellissima che partecipò, nel mese di maggio del 1593, a una grandiosa festa al castello, dove era presente anche il duca Ranuccio I Farnese. La Bema organizzò un palco per predire la sorte di alcuni dei convitati.
Dopo un periodo di grazia, il Duca pensò che le previsioni della Fata Bema potessero nuocergli e la fece arrestare in quel di Parma. Riuscita a evadere, la bella Bema si rifugio all’ interno del castello di Montechiarugolo, grazie alla benevolenza del conte Pomponio Torelli ed ivi rimase fino alla sua morte, in tarda età.
Si racconta che ogni volta che il corpo della donna sia stato allontanato dal castello, gravi sciagure si sono abbattute sul medesimo e che il suo fantasma riappaia nel castello ogni anno nella notte fra il 18 e il 19 maggio e salga in cima all’alto mastio, per guardare verso la città di Parma.

 

Per visitare l’interno del Castello di Montechiarugolo: da marzo a novembre si svolgono visite guidate, oppure su prenotazione nei restanti mesi

Consiglio poi di percorrere 8 km da Montechiarugolo per arrivare a Mamiano di Traversetolo, dove si può visitare la Villa Magnani che contiene le importanti opere, sia antiche che moderne, appartenenti alla Fondazione Magnani-Rocca.

 

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