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Viaggi e outdoor
Italia
RISERVA SELVA DEL LAMONE/PARTE PRIMA

Nel profondo della selva oscura

Nel profondo della selva oscura
Selva Lamone. © F. Tomasinelli

Francesco Tomasinelli Francesco Tomasinelli 25 Giu 2020

 

Due suggestivi itinerari nel cuore di intricate foreste, in cerca di antiche testimonianze del passato/parte prima

 

La gran parte delle foreste del Lazio sono state tagliate in epoche storiche per fare spazio alle coltivazioni e ai grandi centri urbani, e così oggi la regione non si può definire molto boscosa, sebbene sopravvivano alcuni luoghi, come la Maremma Laziale, dove il tempo sembra essersi fermato.

Qui si trovano ancora boschi scuri, intricati e selvaggi come quelli della Riserva Selva del Lamone, che più di un secolo fa rappresentava il punto di partenza per le scorribande dei briganti. Oggi gli angoli più nascosti di queste foreste di pianura mantengono il fascino della “selva oscura” di Dante, con il loro caotico groviglio di grandi alberi, arbusti e rampicanti. Non lontano da qui, inoltre, si trova un altro luogo carico di suggestione: le rovine di Castro, antica cittadina fortificata, ormai inghiottita dalla foresta.

Le rovine di Castro

Cominciamo da Castro, a una decina di chilometri a Ovest di Farnese, senza dubbio l’escursione più semplice tra le due proposte.

Quanto rimane di questa città è concentrato in pochi ettari di terrazzo fluviale di tufo, bordato dal fiume Olpeta a Sud e dal fosso delle Monache a Nord.

La città fu edificata nel corso del Medioevo su un sito etrusco e, seppur tra alterne fortune, si accrebbe rapidamente fino a divenire la capitale del Ducato di Castro, che nel Cinquecento si estendeva dal Lago di Bolsena al Tirreno. Castro era una città di piccole dimensioni, ma grazie all’opera dell’architetto Antonio da San Gallo vantava comunque opere imponenti: grandi mura difensive, il Duomo di San Savino, la Piazza Maggiore con una grande fontana e il palazzo nobiliare. A partire dal Seicento, tuttavia, il malgoverno della città da parte dei Farnese portò in conflitto il Ducato con il Papa Innocenzo X. Nel 1649 il borgo venne assediato e completamente distrutto dalle truppe pontificie e i suoi tesori artistici furono messi all’asta.

Oggi Castro non è che l’ombra di quello che fu una volta, ma le rovine della città hanno conservato intatto il fascino delle tragedie del passato. La foresta di carpini neri, querce e aceri ha cominciato a mangiarsi lentamente i monumenti, dando vita a un paesaggio drammatico di grande suggestione.

Castro ingresso

L’ingresso di un antico deposito sotterraneo nelle rovine di Castro (XVII sec): nel cuore della Maremma laziale. © F. Tomasinelli

Visitare Castro non richiede grandi sforzi: basta seguire il facile sentiero che attraversa la città serpeggiando tra gli antichi muretti e gli alberi. Alcuni edifici sono poco più che ammassi di rocce al suolo, coperti di muschio e felci, ma di altri, come la grande chiesa di San Savino, si vedono ancora benissimo la pianta e i muri perimetrali. Alcune strutture, come le rovine attorno al Convento di San Francesco, regalano un’emozione in più: ai visitatori, infatti, è possibile addentrarsi nei sotterranei e gironzolare fra le antiche celle.

 

A un passo dalla Riserva merita una visita il borgo medioevale di Farnese, con il suo centro storico ben conservato sviluppato a spirale, arroccato sulle pareti di tufo.

Farnese

Il borgo medievale di Farnese. © F. Tomasinelli

Ad una ventina di km, a Montalto di Castro, si trova Vulci, che fu una delle più grandi città-stato dell’Etruria, oggi protetta dal Parco Archeologico di Vulci. Nelle necropoli che circondano la città si trovano migliaia di tombe. Sempre a Vulci, nei pressi del castello medievale della Badia, si può ammirare anche il ponte del Diavolo, risalente al III a. C. che supera il fiume Fiora.

Mappa Lamone

© LS International Cartography

Scheda tecnica

  • Per chi: adatto a tutti.
  • Lunghezza: 3 km
  • Durata: 1-2 ore
  • Dislivello: meno di 150 metri
  • Cartografia: cartine dettagliate si trovano presso il centro visite della Riserva Selva del Lamone
  • Periodo: dalla primavera all’autunno.
  • Equipaggiamento: scarpe da trekking e un binocolo per osservare gli uccelli. Sul tragitto non ci sono fonti di acqua potabili, quindi portate le borracce.
  • Come arrivare:

In auto: dalla A1, direzione Roma, uscire a Orvieto e seguire per Castelgiorgio, San Lorenzo Nuovo, Grotte di Castro, Latera e Farnese; da Roma S.S. 2 Cassia fino alla SP 312, poi, dopo Viterbo, seguire per Marta, Capodimonte, Valentano, Ischia di Castro e Farnese. Da Grosseto, seguire le indicazioni per Manciano o Pitigliano e, quindi, Farnese.

Castro si raggiunge dalla Selva del Lamone prendendo la SP47 per Manciano e seguendo per Castro, subito dopo il bivio sulla SP116 “Strada Provinciale San Pietro”.

 

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  • Lazio
  • Riserva Selva del Lamone

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