Siamo a circa 3 chilometri dall’abitato di Velo Veronese e lasciamo la vettura nell’ampio parcheggio a pagamento, poco prima della frazione Camposilvano (1.160 m/slm). Da qui percorriamo un breve tratto di provinciale in direzione del centro abitato puntando in direzione del bar e della chiesa dedicata a San Carlo. Superato l’edificio sacro e il vicino campeggio lasciamo anche il concentrico, inoltrandoci tra campi aperti delimitati da fitti boschetti, fino a una sterrata a destra, indicata da un vecchio cartello “rifugio”.
La strada bianca si allunga tra i prati in salita graduale, raggiunge una prima formazione rocciosa per poi scendere graduale delimitando una parete e puntare verso una verde valletta.
Aggirato un edificio, proseguiamo attraverso una rilassante e bucolica conca i cui pascoli sono delimitati da fitte faggete mentre poco più avanti ecco disseminate tra i prati le formazioni che hanno dato il nome alla zona: curiose rocce lavorate da millenni di erosione, in cui è possibile vedere forme fantastiche che hanno sicuramente alimentato nel tempo leggende e dicerie.
Il tempo dell’escursione si dilata notevolmente poiché è ben difficile resistere alla tentazione di vagare in questo ambiente che per molti versi ci ricorda la verde Irlanda.
La strada bianca termina nei pressi di un edificio detto il brutto e appena prima di esso prendiamo il sentiero a destra indicato dal cartello “Rifugio Lausen”.
Dopo una traccia nel prato arriviamo al limite della valletta per risalirla in diagonale a sinistra, raggiungendo una bella strada delimitata da pietre verticali e interamente bordata da noccioli.
Il nostro percorso prosegue a destra, ma prima effettuiamo una breve deviazione a sinistra lungo la stradina bordata da pietre a secco, così da raggiungere un grande albero isolato (1.250 m/slm), una sontuosa quercia posta su una sorta di meditation point, attorniata dalle dolci colline della Lessinia che si estendono all’orizzonte.
Torniamo indietro proseguendo lungo la stradina che procede quasi incassata tra le lastre di pietra e che dopo un breve tratto boscoso si apre panoramica tra i pascoli, di nuovo con un aspetto molto irlandese. Quando prendiamo a scendere in maniera più accentuata ci immergiamo di nuovo all’ombra del bosco per sbucare, infine, su asfalto, in prossimità di una croce.
Teniamo la sinistra in discesa passando a valle della frazione Cuniche per poi percorrere il fondo di un’altra gradevole valletta di pascoli e boschetti.
Appena dopo un campeggio ecco sulla destra l’edificio del Museo Geopaleontologico di Camposilvano, con esposti reperti fossili e archeologici ritrovati nel territorio della Lessinia e, dopo pochi passi, eccoci al parcheggio di partenza.
Museo e Covolo di Camposilvano
Dall’interessante museo parte un sentiero che porta al “Covolo”, una cavità profonda oltre 80 metri utilizzata già 50-70mila anni fa come rifugio, mentre in epoca romana fu sfruttata come antesignana dei frigoriferi per la conservazione degli alimenti.
Stando ad alcune teorie, avrebbe ispirato Dante per la descrizione dei gironi infernali e, in particolare, per il lago ghiacciato Cocito (museocamposilvano.it).
Note
Dati totali anello
Lunghezza: 3,5 km
Dislivello: 100 m
Tempo al netto delle soste: 1 h
Attenzione: il percorso è facile e intuitivo ma prima di ogni escursione è sempre buona norma informarsi sulle condizioni meteo e su eventuali allerte (arpa.veneto.it)
Link utili
- Valle delle Sfingi. © F. Voglino / A. Porporato
- Valle delle Sfingi. © F. Voglino / A. Porporato
- Valle delle Sfingi. © F. Voglino / A. Porporato
- Valle delle Sfingi. © F. Voglino / A. Porporato
- Valle delle Sfingi. © F. Voglino / A. Porporato
- Valle delle Sfingi. © F. Voglino / A. Porporato
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