Raggiunto passo Cibana (1.535 m/slm), che mette in comunicazione la val di Zoldo con il Cadore nelle Dolomiti Bellunesi, prendiamo a piedi l’evidente strada innevata a fianco del rifugio Remauro. La strada sale da subito costante e graduale ma, al primo tornante, non seguiamo il sentiero indicato dal cartello “479-Monte Rite”. Questo perché è un sentiero estivo che con la neve è percorribile solo in determinate condizioni e da esperti conoscitori della neve.
Ci teniamo sempre sulla strada che, oltre ad avere il vantaggio di procedere sempre graduale, non ha necessità di alcuna segnaletica specifica e ci permette di rilassarci ammirando il panorama che si apre ai nostri occhi, senza preoccuparci di perdere la via corretta.
Passo dopo passo la vegetazione scema lasciando sempre più spazio alla vista e, a quota 2.000 m/slm, ecco una galleria che va attraversata. È lunga appena un centinaio di metri ma, poiché sul fondo potrebbero trovarsi lastre di ghiaccio, meglio affrontarla con l’aiuto della torcia dello smartphone.
Oltre troviamo l’edificio di una ex caserma e siamo letteralmente costretti a fermarci perché dalla sua terrazza si apre una vista stratosferica sulle principali cime che appaiono. Da sinistra a destra: il Sassolungo di Cibiana, il Sasso di Bosconero, lo Spiz di Mezzodì.
Ripresa la strada affrontiamo ancora una salita per arrivare alla Forcella Deona a 2.053 m/slm e subito dopo il percorso si fa più graduale e passata la casetta che in estate fa da capolinea alla navetta eccoci alla panoramica terrazza su cui si affaccia il rifugio Dolomites, ospitato in quello che era un forte militare e che solitamente è aperto nei weekend invernali.
Non ci facciamo tentare, proseguiamo oltre seguendo la traccia che in forte salita ci porta alla sommità del Monte Rite (2.183 m/slm) facilmente identificabile da una terrazza con pannelli che indicano tutte le cime circostanti per una vista vertiginosa e indimenticabile: la Marmolada, il gruppo del Monte Pelmo, lo Spiz del Mezzodì, la Croda da Lago, le Tofane, il gruppo del Sorapiss, l’Antelao, il gruppo delle Marmole, gli Sfornoi, il Sasso di Bosconero, il Castello di Moschesin, il Tàmer, il gruppo di San Sebastiano, la Moiazza, il Monte Civetta, solo per citare le principali.
Dopo la sacrosanta pausa riprendiamo il cammino lungo la cresta puntando in direzione delle particolari strutture in vetro che caratterizzano il tetto del MMM Dolomites, ossia il Messner Mountain Museum, dedicato alla roccia e alle Dolomiti (chiuso in inverno).
Una volta oltre scendiamo passando davanti all’ingresso del museo, ospitato all’interno un ex forte della Grande Guerra, e con un paio di tornanti torniamo davanti al rifugio e ora sì, che possiamo fermarci sulla terrazza panoramica per gustare tipicità gastronomiche, prima di prendere la strada del ritorno sulla medesima via dell’andata.
Note
Dati sola andata
Lunghezza: 7,5 km
Dislivello: 650 m
Tempo al netto delle soste: 2 h e 30 min
Pista solitamente battuta da gatti delle nevi, in base all’innevamento necessarie le racchette da neve o i ramponcini da ghiaccio.
Attenzione: il percorso è facile e intuitivo ma prima di ogni escursione è sempre buona norma informarsi sulla condizione della neve e sul rischio valanghe ai siti
www.arpa.veneto.it/dati-ambientali/bollettini/neve/neve-e-valanghe
Link utili
- Monte Rite. © F. Voglino/A. Porporato
- Monte Rite. © F. Voglino/A. Porporato
- Monte Rite. © F. Voglino/A. Porporato
- Monte Rite. © F. Voglino/A. Porporato
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