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Scienza
STOCCAGGIO DELLA CO2

Nelle rocce della Sicilia la chiave contro il cambiamento climatico

Uno studio pionieristico rivela il potenziale dei basalti siciliani. La Piana di Catania, Palagonia e Portopalo pronte a diventare l'hub della decarbonizzazione mediterranea

Nelle rocce della Sicilia la chiave contro il cambiamento climatico
Piana di Catania. © Davide Mauro via Wikimedia Commons / CC BY-SA 4.0

Francesca Danila Toscano 3 mesi fa

La Sicilia sud-orientale possiede tutte le caratteristiche geologiche, logistiche e industriali per trasformarsi nel principale polo del Mediterraneo per lo stoccaggio permanente dell’anidride carbonica. Non si tratta di una semplice ipotesi teorica, ma del risultato emerso da uno studio d’avanguardia coordinato dall’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igg), in stretta collaborazione con l’Università di Pisa e il gigante islandese Carbfix, di recente pubblicato sulla rivista scientifica International Journal of Greenhouse Gas Control.

Rocce basaltiche ideali per intrappolare l’anidride carbonica

La ricerca ha mappato con precisione il territorio isolano, indicando tre aree promettenti per l’applicazione delle innovative tecnologie di Carbon Capture and Mineral Storage (CCMS): la zona di Palagonia, l’area costiera di Portopalo di Capo Passero e l’estesa Piana di Catania. In questi specifici distretti, la natura ha concentrato una massiccia presenza di rocce basaltiche ideali per intrappolare l’anidride carbonica, combinandola con condizioni geologiche ottimali, abbondanti risorse idriche e l’immediata vicinanza a poli industriali ad altissimo tasso di emissioni.

«I risultati mostrano come il patrimonio geologico della Sicilia possa offrire un contributo concreto alle strategie di decarbonizzazione. La presenza di estese formazioni basaltiche, unite alla vicinanza di importanti poli industriali e infrastrutture strategiche, rende alcune aree dell’isola particolarmente interessanti per lo sviluppo futuro di progetti di stoccaggio minerale della CO2. Si tratta di una risorsa naturale che potrebbe contribuire in modo significativo alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio», spiega Chiara Boschi, ricercatrice del Cnr-Igg e coautrice dello studio.

stoccaggio della CO2

Geologia della Sicilia sud-orientale, scala 1:250.000. © I. Castellari e altri, “International Journal of Greenhouse Gas Control”, Volume 154, July 2026, 104692 / CC BY 4.0 (modified from Lentini and Carbone, 2014).

Piana di Catania sito strategico

Analizzando nel dettaglio la geografia dello studio, la Piana di Catania emerge come la vera e propria punta di diamante del progetto. Le stime preliminari elaborate dagli esperti indicano una capacità teorica di stoccaggio titanica, quantificabile in miliardi di tonnellate di CO2.

A rendere strategico questo sito non è soltanto l’immensa volumetria del serbatoio sotterraneo, ma anche la sua perfetta collocazione a ridosso della linea costiera e in prossimità dei maggiori agglomerati industriali della regione. Una coincidenza geografica che abbatterebbe i costi strutturali per le future infrastrutture di cattura e trasporto del carbonio.

Orizzonti decisamente significativi interessano anche le aree di Palagonia e Portopalo di Capo Passero, le cui capacità stimate oscillano tra le decine e le centinaia di milioni di tonnellate di anidride carbonica. Ciascuna area presenta vantaggi unici e diversificati. A Portopalo, la collocazione sul mare garantisce l’accesso diretto all’acqua marina, elemento prezioso per accelerare i processi chimici di mineralizzazione. Palagonia per le sue peculiarità geologiche potrebbe integrarsi perfettamente con i futuri sistemi di Direct Air Capture (DAC), ovvero la rimozione diretta dei gas serra direttamente dall’atmosfera.

stoccaggio della CO2

La combinazione di applicabilità geologico-logistica in Classi di vantaggiosità. © I. Castellari e altri, “International Journal of Greenhouse Gas Control”, Volume 154, July 2026, 104692 / CC BY 4.0

I tre pilastri della geologia siciliani

  • La Piana di Catania: Capacità stimata in miliardi di tonnellate; perfetta sinergia tra grandi emettitori industriali e vicinanza alla costa.
  • Portopalo di Capo Passero: Capacità nell’ordine di milioni di tonnellate; posizione costiera ottimale per lo sfruttamento dell’acqua di mare nel processo chimico.
  • Palagonia: Hub ideale per l’integrazione di sistemi avanzati di rimozione diretta della CO2 atmosferica.

Il cuore della tecnologia CCMS risiede nella capacità di trasformare la CO2 da gas volatile a pietra eterna. Quando l’anidride carbonica viene iniettata nelle formazioni basaltiche, reagisce spontaneamente con gli elementi di cui la roccia è ricca, calcio, magnesio e ferro, innescando una reazione chimica che genera minerali carbonatici solidi, inerti e stabili.

A differenza del classico stoccaggio geologico in forma gassosa, questo approccio immunizza il sito da qualsiasi rischio di perdite o rilasci accidentali nell’atmosfera a lungo termine.

Per giungere a queste conclusioni, il gruppo di ricerca ha elaborato un workflow di analisi multicriterio in ambiente GIS (Geographic Information System) di assoluto livello scientifico. Integrando dataset geofisici, vincoli ambientali e infrastrutture esistenti, gli scienziati hanno generato la prima vera e propria “mappa di favorevolezza” per la mineralizzazione del carbonio in Italia.

«Uno degli aspetti più innovativi dello studio è proprio il workflow sviluppato dal gruppo di ricerca. La metodologia integra informazioni geologiche, geofisiche, ambientali e logistiche in un unico sistema di supporto alle decisioni. Grazie alla sua struttura modulare, può essere facilmente trasferita ad altri contesti geografici, contribuendo ad accelerare l’individuazione di siti adatti alla mineralizzazione della CO2 in diverse aree del mondo», aggiunge Eugenio Trumpy, ricercatore del Cnr-Igg e coautore del lavoro.

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Un ruolo basilare nella ricerca è giocato dal partner internazionale Carbfix, azienda islandese pioniera del settore. Nei loro impianti in Islanda, oltre il 95% dell’anidride carbonica iniettata nel sottosuolo si trasforma in roccia solida in meno di due anni. Questa straordinaria competenza sul campo ha validato il modello siciliano e consolidato una partnership strategica tra il CNR e l’azienda nordeuropea, sancita da un accordo quadro quinquennale per lo sviluppo delle tecnologie CCMS sul suolo italiano.

Sicilia capofila per l’Europa nell’innovazione climatica

La strada tracciata dagli scienziati apre scenari di sviluppo economico e ambientale senza precedenti. La Sicilia, combinando la ricchezza delle sue rocce vulcaniche con il suo tessuto industriale e la sua centralità geopolitica nel cuore del Mediterraneo, si candida a fare da capofila per l’Europa nell’innovazione climatica.

La nascita di una filiera tecnologica legata allo stoccaggio minerale non solo permetterà l’abbattimento immediato delle emissioni dei grandi impianti locali, ma creerà un nuovo indotto industriale ad alta specializzazione, in linea con gli obiettivi di neutralità carbonica imposti dall’Unione Europea.

 

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