Nonostante il tempo ancora instabile, si sta avvicinando l’estate, tempo non solo di caldo e giornate lunghe ma anche, purtroppo, di incendi. Eventi dolorosi quasi sempre causati dall’uomo, per superficialità, imprudenza o dolo criminale. Le cause naturali, la famosa autocombustione, pare ridotta ad una percentuale minima di situazioni, legate a fulmini o alla presenza di vetro che può concentrare i raggi solari.
Eppure di recente è stata scoperta in Australia un’altra (incredibile) causa naturale che genera incendi, la cui straordinarietà è che essa è il risultato di un’azione attiva di una specie animale. Ecco allora che l’Uomo ha scoperto di non essere l’unico piromane esistente sul Pianeta. Infatti un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Ethnobiology da un team di ricercatori statunitensi e australiani ha dimostrato che diverse specie di uccelli rapaci, quali il Nibbio bruno (Milvus migrans ), il Nibbio fischiatore ( Haliastur sphenurus ) e il Falco bruno ( Falco berigora) propagano intenzionalmente le fiamme per alimentarsi delle prede (roditori, rettili, insetti, altri piccoli mammiferi) che fuggono davanti agli incendi nelle savane australiane tropicali.
In pratica, sfruttando le fiamme di un incendio già in corso, questi uccelli effettuano tentativi sia individuali che cooperativi (in gruppo), spesso con successo, per diffondere intenzionalmente incendi boschivi attraverso il trasporto occasionale o ripetuto di bastoncini ardenti negli artigli o becchi, che vengono poi lanciati nelle zone non ancora incendiate.
Tale ricerca ha dimostrato quello che le leggende e le conoscenze delle tribù aborigene affermano, non credute, da sempre e cioè che nibbi e falchi possono appiccare intenzionalmente gli incendi nelle savane per far uscire allo scoperto le loro prede.
Uno degli autori dello studio è stato Dick Eussen, un ranger aborigeno e vigile del fuoco del Central Land Council di Alice Springs. Egli ha raccontato in un’intervista al National Post che quando ha visto per la prima volta i rapaci incendiari non credeva ai propri occhi: era bloccato da un grosso incendio su un’autostrada nell’entroterra australiano e il fuoco non sembrava poter saltare la carreggiata, che fungeva così da barriera al propagarsi delle fiamme «poi, improvvisamente, senza preavviso o causa evidente, lo ha fatto». Essen ha spento immediatamente il nuovo focolaio, ma quando ha alzato gli occhi al cielo ha visto «quel che sembra qualcosa di fiabesco o di un mito oscuro. Un nibbio fischiatore, con le ali spiegate, teneva un ramoscello infuocato nei suoi artigli». Il rapace ha volato fino a circa 20 metri di distanza dal ranger e ha lasciato cadere il fuoco nell’erba secca, innescando un nuovo incendio. Quel giorno l’uomo ha dovuto spegnere ben sette nuovi focolai appiccati dai rapaci “piromani”.
Il comportamento di diverse specie di uccelli che si nutrono approfittando degli incendi è noto, come ad esempio avviene nelle aride praterie della Spagna centrale dove grillai ed altri piccoli rapaci catturano le cavallette o i piccoli orditori che fuggono davanti o ai lati degli incendi, così come spesso tali predatori si cibano poi dei loro resti quando l’incendio è passato. In questo caso però la novità, se confermata da ulteriori ricerche più approfondite, è l’azione intenzionale di diffusione del fuoco svolta dai falchi, che suggerisce come questi animali, così come gli esseri umani, abbiano imparato ad usare il fuoco come strumento e come arma.
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