La presenza, la diversità e l’abbondanza delle specie animali selvatiche favoriscono la salute delle zone umide. La loro conservazione è fondamentali per affrontare i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, il controllo delle specie invasive e le sfide della sicurezza idrica.
Il nuovo rapporto redatto dalla Convenzione di Ramsar sulle zone umide rivela come noi e le nostre zone umide dipendiamo dagli animali selvatici. The Convention on Wetlands (o Convenzione di Ramsar – Convenzione sulle zone umide) è l’organismo più globale per la cooperazione intergovernativa sulle questioni relative alle zone umide.
Il rapporto intitolato “Taking Animals into Account” (scarica qui il Summary per il pubblico) rivela come gli animali selvatici svolgano un ruolo sottovalutato ma vitale nel mantenere le zone umide del mondo funzionali e resistenti. Compilato dalla Global Rewilding Alliance e da dieci organizzazioni partner, lo studio evidenzia come la reintroduzione e la protezione delle principali specie di animali selvatici possa rappresentare una svolta nell’affrontare i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, il controllo delle specie invasive e le sfide legate alla sicurezza idrica.
“Taking Animals into Account” sottolinea l’urgente necessità di rivitalizzare le zone umide interne e costiere, ripristinando le specie animali selvatiche che mantengono in vita gli ecosistemi delle zone umide.
Casi di studio
Le zone umide sono spesso celebrate per il loro ruolo nella regolazione dei cicli idrici, nell’immagazzinamento del carbonio e nel sostegno alla biodiversità. Tuttavia, questo nuovo rapporto fa luce su una realtà trascurata: il ruolo essenziale degli animali selvatici nella salute degli ecosistemi delle zone umide.
Il rapporto presenta prove convincenti su come specie come salmoni, castori, ippopotami, uccelli marini, tartarughe e persino formiche agiscano come “ingegneri dell’ecosistema”, modellando i paesaggi, disperdendo i nutrienti, migliorando la qualità dell’acqua e stabilizzando le coste.
Alcune tra le rivelazioni più sorprendenti
- I pesci neotropicali disperdono i semi di oltre 100 specie di alberi, mantenendo le diverse foreste tropicali amazzoniche che costeggiano i loro fiumi.
- I castori mitigano siccità e inondazioni creando serbatoi naturali e zone umide che immagazzinano l’acqua in caso di condizioni meteorologiche estreme.
- Gli uccelli marini contribuiscono alla salute delle mangrovie e delle barriere coralline nidificando e defecando, diffondendo sostanze nutritive, dopo essere tornati dall’oceano aperto.
- Gli uccelli acquatici trasportano invertebrati acquatici, piante e persino uova di pesce tra laghi, stagni e fiumi su distanze enormi.
- Gli ippopotami e i bufali d’acqua fertilizzano gli ecosistemi delle zone umide, aumentando la produttività delle piante e sostenendo le popolazioni ittiche.
Il rapporto descrive nei dettagli come il declino di queste specie abbia portato all’indebolimento delle funzioni critiche dell’ecosistema, sollecitando il loro ripristino non solo come strategia chiave di conservazione, ma come approccio essenziale per assicurare tutti i benefici che le zone umide forniscono alle comunità locali e alla società nel suo complesso.
«Non si tratta solo di salvare le specie, ma di salvare i processi stessi che fanno sì che le zone umide esistano, mantengano la resilienza in un mondo che cambia e prosperino con la vita» ha dichiarato Magnus Sylvén, direttore di Science-Policy-Practice per la Global Rewilding Alliance e autore principale del rapporto.
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