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Natura
Animali, piante e habitat
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA MONTAGNA

Otto montagne valtellinesi da raccontare

Alcune delle cime simbolo della Valtellina, un territorio in profonda simbiosi con i giganti dell'arco alpino

Otto montagne valtellinesi da raccontare
Pizzo Badile. © APF Valtellina

Redazione Redazione 11 Dic 2025

Oggi 11 dicembre si celebra la Giornata Internazionale della Montagna (International Mountain Day), l’occasione per scoprire alcune delle cime simbolo della Valtellina. Tra le montagne più rappresentative della Lombardia, ne spiccano otto delle Alpi centrali, Orobie e Retiche, unite da un unico, straordinario scenario naturale.

La loro bellezza e maestosità custodiscono, però, ecosistemi fragili, fatti da una ricca biodiversità e ghiacciai che arretrano: queste sono alcune delle nuove sfide per chi la montagna la vive e la frequenta.

montagne

Scarica qui la pubblicazione della FAO “Promoting innovation and tradition – Solutions for climate change adaptation in mountains”.

Rispettare davvero le montagne

Conoscere le montagne e le loro caratteristiche è il primo passo per imparare a rispettarle davvero. Le otto cime principali della Valtellina con la loro magnificenza, da ovest verso est, dal Pizzo Tre Signori passando per gli oltre quattromila del Pizzo Bernina al Monte Cevedale, sono conosciute per i panorami che regalano e per la storia dell’alpinismo a cui sono legate.

montagne

Pizzo Tre Signori, Alpi Orobie, Val Gerola. © APF Valtellina

1. Pizzo Tre Signori – 2.554 m

È l’unico fra questi monti a essere situato lungo la cresta principale delle Alpi Orobie. Come il nome ricorda, il pizzo è stato per secoli lo spartiacque fra tre diverse giurisdizioni politiche: tra lo Stato di Milano, la Repubblica di Venezia e la Repubblica delle Tre Leghe nella Confederazione Elvetica; anche oggi è divisa tra la Provincia di Bergamo, la Provincia di Sondrio e la Provincia di Lecco. Dominando Val Gerola, Val Brembana e Valsassina, racconta da sempre un’idea di confine e di passaggio.

Monte Disgrazia

Monte Disgrazia, Valmalenco. © APF Valtellina

2. Monte Disgrazia – 3.678 m

Procedendo verso est il paesaggio si fa più aspro: il Monte Disgrazia domina la Valmalenco e la Val Masino. È una delle vette più ambite e apprezzate dagli alpinisti. Per ammirarla in tutta la sua bellezza e potenza come semplici escursionisti ci si può recare alla piana di Predarossa, una delle mete di trekking della Val Masino. Per i più curiosi il nome “Disgrazia” deriverebbe da un antico termine lombardo “des’giascia” (o simile), che significherebbe “ghiacciato / ghiaccio”, quindi riferito alla natura glaciale della montagna. Anche se fin dall’Ottocento è stato una meta temibile, che contribuì a definire l’immagine dell’alta montagna alpina, affascinante e austera.

Pizzo Badile

Pizzo Badile, Val Masino, Val Porcellizzo. © APF Valtellina

3. Pizzo Badile – 3.308 m

La catena prosegue verso la Val Masino, dove svetta il Pizzo Badile con la sua caratteristica forma trapezoidale. È famoso per le sue pareti verticali e le vie impegnative di arrampicata. Oggi rifugi, guide e associazioni lavorano insieme per preservare la montagna promuovendo un approccio alla salita sicuro, rispettoso e consapevole: niente tracciati artificiali, niente impatti superflui su un ambiente estremamente fragile. La parete Nord-Est, delimitata dall’elegantissimo spigolo nord, precipita per oltre 1000 metri sul Ghiacciaio del Badile, in alta Val Bondàsca, uno spettacolo della natura.

Pizzo Bernina

Pizzo Bernina, Valmalenco. © APF Valtellina

4. Pizzo Bernina – 4.049 m

Superato il Badile, la Valmalenco conduce verso l’unico quattromila delle Alpi orientali: il Pizzo Bernina. Situato sul confine tra Valtellina e Canton Grigioni (Svizzera), è celebre per la spettacolare cresta nord-ovest innevata, la Biancograt, chiamata anche “La Scala del Cielo”. Sul massiccio è presente la stazione meteorologica più alta della rete regionale, nei pressi della Capanna Marco e Rosa (circa 3.600 m): un presidio scientifico prezioso per monitorare neve, precipitazioni e temperatura e contribuire alla tutela del fragile ecosistema d’alta quota. La prima ascensione documentata risale al 13 settembre 1850, compiuta dal topografo svizzero Johann Wilhelm Coaz con i suoi assistenti.

Pizzo Scalino

Pizzo Scalino, Valmalenco, Alpe Campagneda. © APF Valtellina

5. Pizzo Scalino – 3.323 m

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Sedici anni dopo, il 22 giugno 1866, si documenta l’ascensione deI Pizzo Scalino sempre per motivi cartografici; la vetta oggi può essere raggiunta da alpinisti e sci alpinisti esperti tramite la salita del ghiacciaio oppure dal Passo degli Ometti. È una montagna riconoscibile per la sua forma affilata, per la sua sagoma slanciata e la forma aguzza che gli è valsa il soprannome di “Matterhorn della Valmalenco” e anche “Piramide della Valmalenco”. Una leggenda vuole che dietro le sue rocce si nasconda un “castello” con stanze rocciose e spiriti che aleggiano nelle sue torri.

 

Cima Piazzi

Cima Piazzi, Alta Valtellina, Val Viola. © APF Valtellina

6. Cima Piazzi – 3.439 m

Da qui la valle si allarga e il paesaggio si apre verso l’Alta Valtellina: dove si erge la Cima Piazzi, montagna familiare a milioni di italiani grazie alla sua presenza sull’etichetta di una celebre acqua minerale. È parte del grande sistema alpino lombardo e in vicinanza di zone protette, può contribuire come collegamento tra aree d’alta montagna dove vivono specie come stambecchi, camosci, marmotte e uccelli alpini. Il ghiacciaio della Cima Piazzi può essere ammirato in tutta la sua maestosità dalla località Arnoga (a metà strada tra Bormio e Livigno).

Gran Zebrù

Gran Zebrù, Alta Valtellina, Val Cedec, Rifugio Pizzini. © APF Valtellina

7. Gran Zebrù – 3.851 m

Entrando nel gruppo Ortles-Cevedale, il paesaggio si fa sempre più maestoso: un territorio dove la qualità degli habitat alpini è altissima, dalle grandi morene ai ghiacciai che modellano l’ambiente d’alta quota. In questo scenario svetta il Gran Zebrù, conosciuto anche con il suo nome tedesco Königsspitze, “la cima del re”, appellativo che ne sottolinea l’imponenza e il fascino tra gli alpinisti. La sua vetta si trova esattamente sul confine tra Lombardia e Alto Adige, di cui segna il limite naturale.

Monte Cevedale

Monte Cevedale, Alta Valtellina, Val Cedec. © APF Valtellina

8. Monte Cevedale – 3.769 m

Sempre a metà tra Lombardia e Trentino-Alto Adige il Cevedale fa parte appunto del gruppo montuoso dell’Ortles-Cevedale e offre diversi itinerari di salita. Il suo ghiacciaio è un punto di attrazione per gli alpinisti e la zona è caratterizzata da paesaggi spettacolari e una ricca flora e fauna. Essendo interamente nel Parco Nazionale dello Stelvio il Monte Cevedale condivide la biodiversità del parco: stambecchi, camosci, marmotte, ermellini, e uccelli alpini, mammiferi e rapaci.

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© APF Valtellina

Azienda di Promozione e Formazione della Valtellina

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