L’overturism è un fenomeno che in questi ultimi anni ha iniziato a toccare luoghi un tempo impensabili. Coste e montagne si sono ritrovate invase da una quantità di persone mai viste. Non è un caso che il termine “overturism” sia nato intorno al 2012 appena due anni dopo il boom degli smartphone e la diffusione massiva dei Social. Oggi, proteste da tutto il mondo chiedono soluzioni ai tanti problemi legati a questo fenomeno. A pagarne le conseguenze più care è proprio il territorio: falde, suolo, fauna e flora stanno subendo danni talvolta irreparabili.
Come si arriva a prosciugare una falda
Molti pensano che il problema idrico legata al consumo eccessivo d’acqua si esaurisca una volta passata l’ondata turistica. Un disagio momentaneo che non comporta altro che qualche seccatura durante la doccia e al massimo qualche giardino un po’ più secco. Beh, non è così. Una falda può rimanere a secco anche per molto tempo fino a essere irrimediabilmente compromessa. La morte di una falda a causa dell’overturism può essere dovuta a:
- Crollo della falda – durante le vacanze un turista medio può consumare centinaia di litri per servizi alberghieri e attrazioni (campi da golf, piste da sci, ecc.). La falda raggiunge livelli d’acqua talmente bassi che può collassare su sé stessa, compromettendo per sempre la sua funzione.
- Intrusione salina – il pompaggio d’acqua dolce dalle falde vicino alla costa ne abbassa il livello, così l’acqua marina si infiltra tra le cavità salando e rovinando quella riserva.
- Cementificazione e asfalto – per ampliare la disponibilità ricettiva e i servizi viene consumato suolo, principale risorsa necessaria per intercettare la pioggia e farla arrivare alla falda. Superato un certo limite di copertura di asfalto e hotel, la falda non ha più la capacità di ricaricarsi ed è destinata a prosciugarsi.
Cosa puoi fare?
In vacanza scegli strutture attente al risparmio idrico, magari senza grandi estensioni di giardini e piscine. Fai lavare gli asciugamani soltanto quando è davvero necessario e limita le docce come fossi a casa tua. Secondo l’OMS il fabbisogno idrico giornaliero va dai 50 ai 100 litri, in vacanza si arriva mediamente a consumarne 400 litri al giorno e, in alcuni casi anche molto di più a causa di servizi particolari come l’utilizzo di campi da golf o piste da sci.
Erosione del suolo e impatto sulla flora
Facciamo una precisazione importante. L’overturism non è da confondere con il concetto di turismo di massa. Alcune zone costiere con sistemi dunali o sentieri alpini particolarmente delicati possono raggiungere la situazione di overturism anche con appena un centinaio di turisti giornalieri. Quindi, in alcuni luoghi non serve un turismo di massa per determinare un overturism. I luoghi più delicati sono:
- Sistemi dunali costieri – il calpestio compromette l’attecchimento delle specie vegetali, forma sentieri che indeboliscono la duna frammentandola. In caso di mareggiata e forti venti diventano così più vulnerabili. A rimetterci è la costa stessa con il rischio che quella porzione di spiaggia scompaia insieme a tutta la vita legata ad essa.
- Prati alpini – il calpestio fuori dai sentieri segnalati compatta il suolo favorendo l’erosione dei versanti e la perdita di biodiversità, soprattutto dal punto di vista vegetale.
- Sentieri – in alcuni casi anche gli stessi sentieri non riescono a supportare un certo flusso di persone. Così iniziano ad erodersi e franare compromettendone la percorribilità. Talvolta, può accadere che è lo stesso sentiero, compattato oltre misura, a fungere da innesco per frane e colate che interessano porzioni più ampie del versante.
Fauna stressata e frammentazione degli habitat
Il paesaggio è spesso frutto dell’azione della fauna. L’overturism può causare l’abbandono di un territorio di una o più specie particolarmente sensibili alla presenza umana. La conseguenza è la perdita di un tassello importante, talvolta fondamentale per l’ecosistema. Rotto l’equilibrio, a catena possono venire meno gli equilibri fondamentali che tengono in piedi un habitat, frammentandolo o perdendolo del tutto. Oggi lo stress alla fauna legato all’overturism deriva principalmente da:
- Infrastrutture – dove c’è urbanizzazione non c’è spazio per la fauna. Costruire villaggi e seconde case per aumentare la capacità ricettiva di una località soltanto per pochi mesi l’anno determina uno spreco evitabile di suolo e frammenta corridoi ecologici necessari per far prosperare la fauna e la biodiversità.
- Inquinamento acustico – après-ski, droni, concerti in quota e schiamazzi inutili comportano un forte stress sulla fauna, generando un cambio di abitudini spesso deleterio per molte specie e causando talvolta la scomparsa da un determinato territorio delle specie più sensibili.
- Inquinamento luminoso – un problema legato in particolare alla forte urbanizzazione costiera. Le luci della costa possono disorientare e disturbare alcune specie animali compromettendone i normali cicli vitali e di riproduzione.
- Abbandono di rifiuti – più persone significa più rifiuti, superato un certo limite, la gestione di cassonetti e pulizia lungo sentieri e strade diventa difficile. Gli animali attratti da cibo facile iniziano a frequentare centri urbani e strade, in alcune località il problema diventa cronico così gli animali selvatici diventano dipendenti dall’uomo compromettendo nuovamente habitat e territori. Inoltre, si aggiungono problemi sanitari e di sicurezza sia per l’uomo che per la fauna stessa.
- Caccia fotografica e safari – se abbiamo capito l’importanza di abolire gli zoo, oggi è arrivato il momento di puntare l’attenzione sulla pratica sempre più diffusa della caccia fotografica e l’osservazione della fauna in modalità safari. Gli animali che vivono nei pressi delle tratte più battute subiscono un forte stress anche se apparentemente abituati all’uomo le conseguenze sono silenziose ma deleterie. Negli animali più sensibili alla presenza umana i livelli di glucocorticoidi (ormoni dello stress) aumentano determinando una diminuzione dei successi riproduttivi e in alcuni casi abbandono dei cuccioli. L’aumento dell’uso dei droni in aree naturali ha aumentato ulteriormente questo fenomeno.
Come abbiamo visto l’overturism non si ferma a danneggiare l’esperienza turistica o la vita di chi abita certi luoghi. A pagarne le conseguenze sono anche animali, piante e il territorio in generale. Fintanto che il turismo sarà trattato come una qualsiasi altra industria, non potremo aspettarci niente di diverso. Il progetto della funivia del Vallone delle Cime Bianche e quella di Trieste–Opicina o l’ampliamento del porto per mega yacht a Portofino sono solo alcuni esempi di come l’overturism lo si voglia combattere soltanto dal punto di vista esperienziale del turista e non osservando ancora una volta le esigenze ecologiche specifiche per ogni territorio.
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