Nella seconda metà degli anni Ottanta la direzione generale del WWF Italia fu affidata a Staffan De Mistura. Diplomatico con alle spalle esperienze alla FAO e all’UNICEF, poliglotta e magnetico affabulatore, de Mistura si cimentò in un compito non facile: trasformare un’associazione nata per salvare lontre e lupi in un gruppo di pacifici guerriglieri pronti a portare le ragioni della natura in ogni ambito del vivere civile. Il nuovo corso venne riassunto nell’efficace e graffiante espressione “panda con i denti”, una sorta di controcanto al pacioso e paffuto simbolo di tutti gli animali a rischio di estinzione.
In quegli anni il movimento verde italiano raggiunse il suo acme. A presiedere le maggiori sigle c’erano Fulco Pratesi, Mario Fazio, Ermete Realacci, Francesco Mezzatesta. Migliaia di giovani portarono le nuove istanze ambientaliste nelle scuole e nelle piazze. Fu anche il momento in cui si comprese l’utilità di affiancare le battaglie con campagne di comunicazione e slogan capaci di arrivare al cuore della gente.
Poi accadde l’impensabile. Le stesse parole d’ordine che scandivano le proteste e le proposte dei paladini dell’ecologia cominciarono a essere adoperate per promuovere ogni cosa, dai frollini ai detersivi. Tutto all’improvviso diventò amico dell’ambiente, il che significava che nulla o quasi lo era davvero.
L’armamentario linguistico e immaginifico dell’afflato green finì col perdere ogni valore specifico, tranne quello attribuitogli ad arte dagli imbonitori del marketing, e trascolorò in un sussurro a cui nessuno prestò più attenzione. E tutti noi che avevamo creduto veramente nella possibilità di disegnare un altro modo di vivere questo pianeta capimmo di essere diventati panda con la dentiera.
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