Praterie aride, fitte faggete e macchia mediterranea: lungo i crinali del Monte Beigua, aspro balcone appenninico tra Genova e Savona, protagonista è la grande varietà di ambienti, ricchi di specie endemiche di flora e di fauna.
Troppo spesso si considera la Liguria solo per la sua affollatissima e popolare Riviera di Levante. Ma per chi è interessato alla natura, esistono luoghi altrettanto suggestivi di Portofino e delle Cinque Terre e probabilmente più vari. Come l’entroterra alle spalle di Savona e tutto il circondario del gruppo montuoso del Monte Beigua, una delle zone più eterogenee e ricche di vita della Liguria.
In uno spettacolare balcone costituito da aspre montagne che si affacciano sul mare sono presenti quasi tutti gli ambienti liguri e appenninici delle medie quote: praterie e preziose zone umide, fitte foreste di faggi, roveri e castagni, rupi scoscese e affioramenti rocciosi, pinete di pino marittimo e pino domestico, intervallate da lembi di vegetazione mediterranea. Insomma, una grande ricchezza di ambienti in uno spazio abbastanza limitato, difficilmente reperibile altrove, perché nonostante il Parco del Beigua sia il più grande della Liguria, la sua estensione è di novemila ettari.
La geologia
Le rocce che danno vita alle montagne del gruppo del Beigua appartenevano anticamente al fondale oceanico. Circa 40 milioni di anni fa queste rocce, che avevano già subito importanti deformazioni, riemersero, spinte dalla placca africana, per formare le montagne che vediamo oggi. Si tratta di ben ventisei chilometri di crinali montuosi che si sviluppano dal Colle del Giovo al Passo del Turchino con andamento parallelo alla costa, passando per le vette del Monte Beigua (1287 m), della Cima Frattin (1145 m), del Monte Rama (1148 m), del Monte Argentea (1082 m) e del Monte Reixa (1183 m).
Le rocce predominanti sono quindi metamorfiche (formazioni sedimentarie che hanno subito processi di compressione e stiramento dopo la loro formazione) e tra queste spiccano le ofioliti, anche dette “rocce verdi”, dal caratteristico colore che assumono grazie alla consistente presenza di magnesio e ferro. Le tracce di una remota origine marina si leggono anche sui conglomerati (ciottoli, accorpati tra loro da una matrice fine, detta cemento), spesso alternati a marne e ad arenarie, che affiorano nell’area di Sassello e nella singolare Val Gargassa, presso Rossiglione.
Alpicella e i segni lasciati dall’uomo preistorico
Le testimonianze e i segni dell’uomo nel Parco vanno ben più indietro del basso Medioevo. Diversi reperti fanno infatti supporre che le montagne e le foreste del Monte Beigua fossero frequentate da cacciatori e pastori già dal Paleolitico (tra i 500 mila e i 10 mila anni fa).
Nel V millennio a.C. in Liguria si stanziarono popolazioni neolitiche e a questo periodo risalgono cumuli di pietre, incisioni rupestri e altri segni sulle rocce. Testimonianze di questo tipo sono visibili presso Alpicella, nel versante meridionale del Parco. Uno dei tratti più suggestivi è la “Strada megalitica”, un breve sentiero lastricato e delimitato da grandi faggi, che termina con un ampio cerchio irregolare di pietre infisse nel terreno (menhir), probabilmente un’area dedicata al culto.
Non lontano si trova il “Riparo sotto roccia”, che reca incisioni e segni tracciati da cacciatori e pastori del Neolitico medio, ma anche dell’Età del Rame (III millennio a.C.) e del Bronzo (II millennio a.C.). Molti dei reperti rinvenuti nei siti del Parco sono conservati al Museo Archeologico di Alpicella (tel. 019 98641). Entrambe le aree archeologiche sono raggiungibili da Alpicella, presso località Ceresa, seguendo il segnavia N rosso e le successive indicazioni.
Itinerari

Val Gargassa (Rossiglione, sulla strada per Tiglieto) Magnifica e appartata valle, caratterizzata dello scenografico canyon del Torrente Gargassa che scorre tra conglomerati e pini. L’escursione (sentiero natura Val Gargassa) offre anche la possibilità di tuffarsi nelle piscine naturali formate dal torrente.

La Val Gargassa, con l’omonimo torrente. Nel Parco, è una delle zone meno intaccate dalla presenza dell’uomo. © F. Tomasinelli
Val Lerone Grande anfiteatro di roccia affacciato sul mare alle spalle di Arenzano, ideale per osservare rapaci e ungulati. È un ambiente simile a quello della Val Gargassa, ma di più ampio respiro e con una vegetazione mediterranea più abbondante. Si accede dal sentiero natura Curlo-Passo della Gava, che in primavera consente frequenti avvistamenti di uccelli migratori.
Laione Il sentiero natura Pra Riondo- torbiera del Laione consente di scoprire l’importante zona umida, regno degli anfibi. È raggiungibile attraversando una bella faggeta, in prossimità di Pra’ Riondo, presso la cima del Beigua. Il periodo migliore è la primavera inoltrata, quando le pozze sono piene d’acqua.
Foresta della Deiva (Sassello) Per chi dispone di una mountain-bike, un’escursione piacevole e non troppo impegnativa, un percorso ad anello di 13 km che attraversa una grande varietà di ambienti: bosco misto, aree arbustive, faggeta, castagneto, pinete.
Prà Riondo Nel cuore del parco, a quota 1100 m, consente di accedere ai tratti spettacolari dell’Alta Via dei Monti Liguri. Panorami mozzafiato sul Golfo di Genova e verso l’arco alpino.

La vista mare da Prà Riondo. Il Parco del Beigua è una sorta di terrazza panoramica affacciata sul Golfo di Genova. © F. Tomasinelli
SEMPRE INFORMATI!
Per rimanere aggiornato su tutte le news sulla Natura, selezionate dalla nostra redazione, iscriviti alla newsletter di rivistanatura.com
Basta inserire l’indirizzo e-mail nell’apposito modulo qui sotto, accettare la Privacy Policy e cliccare sul bottone “Iscriviti”. Riceverai così sulla tua mail, due volte alla settimana, le migliori notizie di Natura! È gratis e ti puoi disiscrivere in qualsiasi momento, senza impegno
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





