La Serra morenica di Ivrea è una sorta di mondo a sé stante, una striscia collinare lunga 25 km, larga mediamente 7 km e che raggiunge al massimo gli 800 m/slm, dividendo il torinese dal biellese, e che racconta di quando, durante la glaciazione würmiana di oltre 10 mila anni fa, questo territorio era coperto da enormi ghiacciai.
Oggi sono molti i sentieri che solcano le sue pendici attraversandone i fitti boschi di castagni, snodandosi per la maggior parte con andamento rettilineo. Uno di questi porta ad un luogo magico, insolito e affascinante: il Ciocarun.
Partiamo da regione Broglina (520 m/slm), frazione del comune biellese di Magnano. Seguendo i bolli verdi e blu oltrepassiamo le abitazioni della frazione tenendo quindi d’occhio i cartelli di legno “Ciocarun / Campanile di San Martino” posti ai vari bivi, cominciando a camminare su una suggestiva selciata che procede per lo più in pendenza graduale.
In questo modo ci inoltriamo nel folto dei castagni che silenziosi accompagnano il nostro cammino, tra angoli suggestivi.
Raggiunto l’asfalto arriviamo a un bivio con il cartello “passeggiata senza barriere”, e il tracciato diventa una sterrata quasi pianeggiante che aggira un cascinale e ci porta in pochi passi a una spianata aerea e panoramica al cui centro si erge solitario un alto campanile romanico: il Ciocarun, (440 m/slm).
Di sicuro una vista un po’ straniante e particolare, unica nel suo genere.
Siamo nel comune torinese di Bollengo e questo campanile, risalente alla seconda metà dell’XI secolo, faceva parte della chiesa di San Martino della borgata di Paerno. Nel 1250, però, gli abitanti della borgata furono costretti a trasferirsi in basso, nel nuovo abitato di Bollengo, e il villaggio andò lentamente in rovina, fino a scomparire del tutto.
La chiesa resistette fino al 1731, quando venne abbattuta perché diventata “spelonca per briganti”, e rimase il solo campanile che ancora oggi svetta in tutta la sua bellezza romanica di sei piani. L’apertura che si vede sul lato ovest (oggi murata) metteva in comunicazione il campanile con il resto dell’edificio.
Tornando indietro, dobbiamo prestare attenzione ora a un sentiero sulla sinistra indicato da una vecchia freccia gialla, da un bollo verde e uno blu. In salita arriviamo alla curva di una sterrata più ampia che seguiamo a sinistra, ancora in salita, attraversando un bel bosco di castagni tra cui un superbo esemplare centenario.
Raggiunta una nuova sterrata il percorso si pianifica per poi cominciare a scendere in maniera piuttosto ripida, facendoci tornare a uno dei primi bivi incontrati all’andata.
Note
Dati totali anello
Lunghezza: 6 km
Dislivello: 160 m
Tempo al netto delle soste: 2h
Attenzione: prima di ogni escursione è sempre buona norma informarsi su eventuali allerte meteo al sito arpa.piemonte.it
Il percorso di ritorno è segnato in modo un po’ vago, se si avesse qualche dubbio è sufficiente ritornare indietro per la medesima via dell’andata (80 m di dislivello, 3 km sola andata).
Link utili
- Ciocarun. © F. Voglino / A. Porporato
- Ciocarun. © F. Voglino / A. Porporato
- Ciocarun. © F. Voglino / A. Porporato
- Ciocarun. © F. Voglino / A. Porporato
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