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Scienza
I segreti del mare

Perché i pesci si uniscono in banchi

Perché i pesci si uniscono in banchi
Un banco di pesci alle prese con l’attacco da parte dei tonni. Foto Davide Lo Presti

Angelo Mojetta Angelo Mojetta 3 Dic 2022

I banchi di pesci sono uno dei fenomeni più affascinanti che si possano osservare sott’acqua, ma perché si uniscono a formare un supergruppo?

Aria e acqua sono due fluidi e hanno comportamenti simili nonostante siano diversi per densità. Ne consegue che gli organismi che vivono a contatto con l’uno o l’altro abbiano a volte adattamenti e comportamenti che mostrano delle affinità. Una di tali manifestazioni è, come tanti avranno notato, la somiglianza tra il volo degli stormi di uccelli e il nuoto dei banchi di pesci, argomento così ben illustrato dalle foto di Davide Lo Presti.

Una zoomata sul banco di pesci. Foto di Davide Lo Presti.

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Incredibile sincronia

Ciò che colpisce tutti gli osservatori di questo tipo di comportamento è la sincronia con la quale stormi e banchi si muovono, come se ci fosse una regia nascosta che li guida. E immancabilmente ci si domanda: “Ma come fanno?”.

Questo non se lo chiedono soltanto i curiosi, ma anche i curiosi massimi. Cioè gli scienziati, che non sono solo biologi e naturalisti, ma anche fisici, matematici e ingegneri. Che, nei segreti del nuoto, cercano ispirazione per nuove applicazioni destinate a migliorare, per esempio, i dispositivi che sfruttano il moto di aria e acqua per generare elettricità.

In attesa che biologi e fisici chiariscano l’eventuale esistenza di una correlazione quantistica (entanglement) e il coinvolgimento dei neuroni a specchio nel movimento sincrono di un banco di pesci, non possiamo che rifarci a qualche cosa di più concreto che spiega, ad esempio, cosa succede nella foto dell’attacco dei tonni alla palla dei pesci.

La funzione dei banchi

Una delle prime ipotesi, poi suffragate dalle ricerche, sulla funzione dei banchi è che i pesci gregari trovano utile viaggiare insieme.

Quelli grossi ne sono avvantaggiati quando cacciano perché possono controllare superfici di mare più vaste e, una volta trovata la preda, impedire che questa fugga.

I pesci piccoli, al contrario, sfruttano l’effetto banco, o se volete “palla”, per confondere i loro attaccanti. Da un lato la massa di un banco può mettere in soggezione un predatore meno abile o determinato e dall’altro, più il banco è esteso, maggiori sono le probabilità del singolo pesce, soprattutto se di piccole dimensioni, di non essere mangiato.

Insomma, se un predatore si trova davanti un’unica preda è sicuro che punterà a mangiarsi quella. Se, invece, le prede sono tante potrebbe anche confondersi e sprecare tempo ed energie per inseguirne una e poi un’altra e poi un’altra ancora, cambiando continuamente direzione.

Non solo difesa

Ma quello della difesa è solo uno dei motivi che portano alla formazione dei gruppi. Il banco è un fenomeno biologico estremamente complesso che implica una serie di adattamenti come la capacità di riconoscersi, di percepire rapidamente segnali tipici della propria specie e perciò di comunicare, trasformando una massa di individui in un supergruppo altamente integrato che può anche non essere stabile nel tempo. Infatti, ci sono pesci che si associano quando sono piccoli oppure al momento di riprodursi o quando il cibo è abbondante e concentrato. Insomma, le variabili sono tante e le domande infinite, il che non è un male perché non solo non cesseremo mai di ammirare questi spettacoli, ma potremo tornare a parlarne con tante risposte in più.

 

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