Alcune popolazioni di piante, per effetto del cambiamento climatico, sono sottoposte a temperature troppo elevate per la loro sopravvivenza. Per questa ragione alcune specie “migrano” a quote più alte, dove si trovano condizioni termiche più fredde. Tuttavia, non è solo l’innalzamento della temperatura a sconvolgere la flora alpina, ma anche l’attività dell’uomo, che ha un importante impatto soprattutto a valle, dove sono aumentate le aree urbane o agricole, e a quote intermedie, dove sono stati abbandonati i prati semi-naturali.
Una ricerca dell’Università di Padova e della Fondazione Museo Civico di Rovereto, dal titolo “Red-listed plants are contracting their elevational range faster than common plants in the European Alps”, pubblicata sulla rivista internazionale Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), ha analizzato lo spostamento verso quote più alte della flora situata sulle Alpi Nord-orientali italiane negli ultimi tre decenni.
Le piante aliene si spostano più rapidamente
Lo studio ha monitorato non solo la presenza, ma anche la tipologia (autoctona comune, autoctona rara e aliena) delle popolazioni di piante, rilevando che la distribuzione delle specie autoctone rare non si è espansa verso l’alto in concomitanza con i cambiamenti climatici, ma, anzi, si è contratta.
Al contrario, le piante aliene si sono diffuse rapidamente a quote più alte spostandosi con la stessa velocità del riscaldamento climatico, pur mantenendo la loro presenza anche a valle.
Per specie aliena si intende una qualsiasi specie che, a causa dell’azione dell’uomo, si trova ad abitare e colonizzare un territorio diverso dal suo areale di origine. In particolare, nello studio in questione, sono state considerate aliene le specie consolidate introdotte dall’uomo in Europa dopo il XVI secolo. Come il Sorghum halepense, che negli ultimi trent’anni ha spostato il margine freddo della sua distribuzione verso quote più elevate con una velocità di circa 4 metri l’anno.
- Il professor Lorenzo Marini, Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente dell’Università di Padova.
- La dottoressa Costanza Geppert, Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente dell’Università di Padova.
Anche le specie comuni autoctone si sono spostate verso quote più elevate, ma il loro movimento non è stato omogeneo. Il Bromus erectus, per esempio, si è spostato di circa 3 metri l’anno al margine freddo e di 5 metri l’anno al margine caldo, restringendo così la sua distribuzione totale, mentre la Pulsatilla montana, specie autoctona rara, non solo non ha conquistato quote più elevate, ma ha retratto la sua distribuzione storica di circa 50 metri.
Da questa analisi, che ha potuto mappare i cambiamenti di distribuzione di 1.479 specie alpine, sono emersi risultati allarmanti: le piante rare sono in diminuzione e la perdita delle loro aree di distribuzione specifiche si è verificata soprattutto in zone in cui le attività umane e le pressioni ambientali sono più elevate, zone in cui le piante aliene si sono invece rivelate particolarmente abili a competere con le altre specie, sottraendo loro le risorse presenti.
Il pericolo è dunque quello di perdere specie davvero uniche e preziose per la biodiversità delle nostre Alpi.
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