I gas che attraversano la crosta terrestre e fuoriescono dalle rocce nell’atmosfera sono coinvolti nei processi che generano i terremoti e dalla loro analisi è possibile trarre informazioni utili per studiare le dinamiche nel profondo del nostro pianeta che generano i terremoti.
Nelle aree continentali del nostro pianeta dove la tettonica delle placche è attiva, l’analisi complessiva dell’elio, il più leggero tra i gas nobili, si è rivelato un potente strumento per ricostruire i processi che vedono coinvolti i fluidi nel loro trasferimento o stazionamento nella crosta terrestre.
I ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’Università degli Studi di Napoli Federico II (UniNA), dell’Università degli Studi della Basilicata (UniBAS) e dell’Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale del CNR (IMAA-CNR) hanno così scoperto che i terremoti di bassa magnitudo (magnitudo minori di 4) fanno registrare variazioni del flusso di elio crostale nell’atmosfera.
Gli scienziati hanno, pertanto, concluso che esiste una relazione quantitativa tra i flussi di elio crostale e il volume nelle zone di faglia. Ciò fa ipotizzare che le variazioni nel flusso di elio possono rappresentare un indicatore dei cambiamenti nello stress delle faglie correlandolo così ai terremoti.
Il monitoraggio ad alta frequenza dell’elio è, quindi, fondamentale per elaborare modelli in grado di analizzare i processi sismogenetici responsabili dei grandi terremoti.100

Nelle regioni tettoniche attive, le faglie sono regioni di maggiore porosità e permeabilità e costituiscono la rete di percorsi attraverso i quali i gas si trasferiscono nell’atmosfera. © Communications Earth & Environment
I risultati dello studiointitolato “Earthquakes control the impulsive nature of crustal helium degassing to the atmosphere” sono stati pubblicati sulla rivista Communications Earth & Environment. La ricerca è stata condotta in Irpinia in corrispondenza dell’area del terremoto del 1980 che fece registrare una magnitudo pari a 6.9.
I ricercatori hanno calcolato i volumi delle rocce coinvolte nella sismicità recente dell’Irpinia, in Italia, analizzando il catalogo sismico degli ultimi 12 anni. Quest’analisi ha permesso di calcolare i flussi di elio radiogenico prodotto nelle zone di faglia: «La nostra idea è stata quella di osservare i processi che generano i terremoti utilizzando un approccio multidisciplinare, geofisico e geochimico» afferma Antonio Caracausi, ricercatore dell’INGV e coordinatore dello studio.
Prepararsi ad affrontare gli eventi sismici
Da oggi 4 novembre a domenica 6 novembre, si terrà l’esercitazione nazionale “Exe Sisma dello Stretto 2022” nel territorio della Regione Calabria e della Regione Siciliana, coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC), che ha l’obiettivo di verificare la risposta operativa del Servizio Nazionale della Protezione Civile a un evento sismico in un’area caratterizzata da una elevatissima pericolosità sismica.
L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), quale Struttura Operativa del Sistema Nazionale di Protezione Civile, sarà attore primario di questa esercitazione che serve anche a sperimentare le procedure da attuare in caso di emergenza sismica e da maremoto.
Il terremoto simulato avrà una magnitudo Richter 6.0 (magnitudo momento Mw 6.2), con uno scenario che riporta i maggiori danni in alcuni comuni della provincia di Reggio Calabria, ma con effetti importanti anche nella provincia di Messina.
L’evento simulato sarà capace di innescare effetti ambientali a terra come frane e liquefazioni, riattivazione di faglie capaci di rompere la superficie e un maremoto.
L’esercitazione si svolge in concomitanza del World Tsunami Awareness Day (WTAD), la giornata mondiale per la consapevolezza del rischio tsunami, istituita dall’UNDRR nel 2015 e che si celebra ogni anno il 5 novembre.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.





