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Scienza
geologia

Terremoti indotti dalla geotermia profonda: il caso della Corea del Sud

Terremoti indotti dalla geotermia profonda: il caso della Corea del Sud

Andrea Di Piazza Andrea Di Piazza 28 Giu 2018

Il 15 novembre 2017 un terremoto di magnitudo 5.5 ha colpito la Corea del Sud, causando danni per 52 milioni di dollari e circa 90 feriti nei dintorni della città di Pohang: è stato uno dei terremoti più forti che si siano registrati nella penisola coreana da quando si è iniziato a misurarli (1903). La vicinanza della zona epicentrale ad un impianto pilota di geotermia profonda (Enhanced Geothermal Systems, EGS), che utilizza la “stimolazione idraulica”, ha fatto nascere nel Paese un serio dibattito pubblico sulla possibile origine antropica di questo sisma. Per fare luce sulla vicenda, due studi indipendenti, condotti rispettivamente da un team internazionale di ricercatori dell’ETH di Zurigo, del GFZ di Potsdam e dell’Università di Glasgow, e da un gruppo di studiosi delle Università di Pusan e Seoul, entrambi pubblicati su Science, hanno portato a conclusioni del tutto simili.

Entrambi gli studi mostrano come l’evento principale e le repliche maggiori si siano verificate entro 2 km di distanza dai pozzi di iniezione dell’impianto geotermico e ad una profondità compresa tra 3 e 7 km. Scosse dunque insolitamente superficiali rispetto alla profondità caratteristica di altri eventi storici; inoltre, l’ipocentro dell’evento principale ha mostrato una profondità coincidente con quella del fondo dei pozzi di iniezione (circa 4 km). Dall’analisi dei dati satellitari è risultato chiaro come la faglia attivata dalla sequenza sismica passi esattamente sulla verticale dei pozzi. Tutte queste indicazioni, in aggiunta all’assenza di sismicità storica nell’area prima della costruzione dell’impianto, secondo gli studiosi renderebbero plausibile una connessione tra il terremoto di magnitudo 5.5 e le attività da stimolazione idraulica condotte per lo sfruttamento dell’energia geotermica a ridosso della zona epicentrale.

Come detto in precedenza, l’impianto di Pohang utilizza la ‘stimolazione idraulica’, ovvero l’iniezione di acqua ad alta pressione nel sottosuolo per sfruttare le cosiddette “rocce calde secche”: volumi di rocce calde (fino a 300ºC) dove non è presente una circolazione idrotermale naturale. Il getto, fortissimo, spacca la roccia, creando un sistema di fratture dove l’acqua inizia a circolare; una volta scaldato, il fluido risale sotto forma di vapore ad altissima pressione e viene poi intercettato dai pozzi di produzione che lo portano all’impianto di produzione di energia elettrica. È noto che la stimolazione idraulica possa provocare micro-sismicità, generalmente non avvertibile in superficie, ma anche sismi di magnitudo maggiore, specie se l’impianto si trova in zone attive tettonicamente (es. in Svizzera nel 2013).

Sull’origine antropica del terremoto in Corea del Sud resta ancora un margine di incertezza, legato soprattutto al fatto che il terremoto si sia verificato a due mesi di distanza dalle ultime attività di stimolazione. Per dare una risposta definitiva, il Governo Sudcoreano ha istituito una commissione di esperti che analizzerà, con l’ausilio di modelli idrogeologici e geomeccanici, tutti i dati sismologici e geofisici per comprendere meglio le eventuali relazioni causa-effetto. Se fosse dimostrata l’origine antropica, il terremoto di Pohang sarebbe il più grande evento associato allo sfruttamento dell’energia geotermica profonda di cui si abbia notizia.

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