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AL VIA LA CAMPAGNA #ProtectWater

Proteggere l’acqua per salvare la birra

Proteggere l’acqua per salvare la birra

Redazione Redazione 23 Ott 2018

La birra è composta per il 95% da acqua. Come potrebbe essere la qualità di una tra le bevande più popolari se l’acqua non fosse più pura ma inquinata?

È questo il tema della provocatoria compagna #ProtectWater, lanciata da 100 associazioni ambientaliste europee per chiedere maggiori tutele per le acque dolci.

 

Proteggere i bacini idrici

L’obiettivo è quello di chiedere alla Commissione Europea di ribadire l’efficacia della Direttiva Acque che fino ad oggi ha consentito di proteggere fiumi, laghi, torrenti, zone umide e falde acquifere, invitando gli Stati Membri ad applicarla con rigore.
La campagna online mostra lo scenario che potrebbe presentarsi qualora la Direttiva venisse indebolita e invita i cittadini a firmare la petizione da presentare ai membri della Commissione Europea.

Lo stato di salute dei fiumi

Gli ecosistemi di acqua dolce sono i più minacciati sul pianeta e si stima che, sul Vecchio Continente, il 60% delle acque interne non goda di buona salute.

Tra le cause, anche l’eccessivo sfruttamento di questa importante risorsa che negli anni è diventato sempre più insostenibile.
Tramite la consultazione pubblica gli Stati membri hanno convenuto di porre fine a tutto ciò e di raggiungere “un buono stato” per le loro acque entro e non oltre il 2027.
Il nodo non è cambiare la Direttiva, ma applicarla correttamente e pienamente in tutti gli Stati Membri.
Il 2027 è anche indicato ironicamente dalla Campagna #ProtectWater come “data di scadenza” immaginaria per una birra di qualità, prodotta ancora con acqua pura.

 

La situazione in Italia

Purtroppo, nel nostro paese solo il 43% dei 7494 fiumi considerati può dirsi in un “buono stato ecologico”. Il restante 41% si trova ben al di sotto dell’obiettivo di qualità richiesto dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE) mentre il 16% non è stato nemmeno preso in considerazione. Drammatica la situazione dei 347 laghi: appena il 20% è “in regola” con la normativa europea.

Una situazione che si riflette anche sulla fauna: su oltre 80 specie di pesci, il 52% risulta alloctona (non appartiene alla fauna del nostro paese) mentre nel restante 48% si assiste all’estinzione o quasi di molte specie, come lo Storione (Acipenser sturio), lo Storione cobice (Acipenser naccarii) o la Lampreda di fiume (Lampetra fluviatilis). Non si salvano nemmeno le acque sotterranee dove solo il 57% degli 869 corpi idrici considerati mostra uno stato chimico soddisfacente, mentre molti non sono nemmeno classificati.

In una nota il Wwf ha dichiarato: «Stiamo pagando il ritardo nell’applicazione di una tra le direttive più importanti per la protezione dell’ambiente anche con procedure di infrazione avviate o giunte al termine come la condanna per gli oltre 70 centri urbani sprovvisti di reti fognarie o di sistemi di trattamento delle acque di scarico in rappresentanza di 18 regioni o le procedure istruttorie EU Pilot che incombono sull’Italia in materia di acque, riguardanti la inadeguata applicazione della Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE), una concernente le derivazioni a scopo idroelettrico (EU PILOT 6011/14/ENVI) e una più generale (EU PILOT 7304115/ENVI) per la mancata attuazione della direttiva. Basterebbe riqualificare i nostri fiumi e laghi con una diffusa attività di rinaturazione, grazie all’obbligo imposto alle Regioni (L. 133/2014) di impiegare il 20% di finanziamenti della difesa del suolo per interventi integrati per il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d’acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità e promuovendo “infrastrutture verdi”, come previsto dalla risoluzioni della Commissione europea (2013/249).

© riproduzione riservata
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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