Il Consiglio dell’Unione Europea ha votato l’adozione formale della revisione della Direttiva sulla qualità dell’aria, chiudendo una fase di negoziazione durata vari anni. Le nuove norme approvate a Bruxelles da una parte fissano limiti più severi per i principali inquinanti atmosferici e nuovi criteri per monitorare e migliorare la qualità dell’aria, dall’altra includono una possibilità di deroga, caldeggiata dalle autorità italiane e in particolare dalle Regioni più inquinate della Pianura Padana – Lombardia, Emilia Romagna Piemonte e Veneto – che potrebbe consentire di ottenere un rinvio molto esteso, fino a 10 anni, del termine del 2030 entro il quale raggiungere i nuovi obiettivi validi per gli altri Paesi europei.
I Paesi membri, infatti, potranno chiedere di posticipare il raggiungimento dei livelli di qualità dell’aria di 5, 7 o 10 anni a seconda di alcune condizioni di partenza. In particolare, l’estensione di 10 anni (fino al 2040) riguarda quei Paesi che dimostrano di non poter raggiungere i nuovi standard a meno di intervenire pesantemente sui sistemi di riscaldamento domestico, e allo stesso tempo che gli alti valori di inquinamento dell’aria dipendono da condizioni climatiche e orografiche particolari.
In Italia l’attenzione all’aria è minima
«L’Italia è da troppi anni dalla parte sbagliata della storia sul tema della qualità dell’aria» commenta Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria.
La scarsa attenzione data a questo tema nonostante la gravità della situazione nel nostro Paese è minima e rincorre non tanto la necessità di tutelare la popolazione, ma quella di evitare le infrazioni europee.
«Il Decreto legge 16 settembre 2024, n. 131, ora in fase di conversione alla Camera dei deputati, tentando nuovamente di chiudere le numerose procedure di infrazione sulla qualità dell’aria pendenti nei confronti del nostro Paese, mette sul tavolo pochi fondi, che verranno messi a disposizione prevalentemente fra vari anni» continua la nota di Cittadini per l’Aria.
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