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Natura
Animali, piante e habitat
la nave incantata

Quanta vita nei relitti sommersi

Quanta vita nei relitti sommersi
La poppa della Nicole sospesa nel verde delle acque del Conero. Foto: Roberto Spinsanti

Angelo Mojetta Angelo Mojetta 4 Gen 2019

Sembra sospesa nel nulla, leggera come una sensazione eppure si tratta di un relitto di nave, ferro corroso dagli assalti del mare che ama impadronirsi di ciò che l’uomo a volte gli dona. Questa volta il dono si chiama Nicole e nel tempo si è trasformato in una meta imperdibile per i subacquei e soprattutto per i fotosub grazie a Marco Giuliano, detto affettuosamente “il guru”, l’anima del Centro Sub Monte Conero che, dopo l’affondamento, ha ingaggiato una lunga battaglia perché lo scafo rimanesse dove il destino lo aveva fatto naufragare nel 2003 diventandone il nume tutelare per conto di Nettuno.

una coppia di rari nudibranchi a pois rosa della specie Felimida luteorosa.

Una vera e propria arca di Noè

un granchio facchino ricoperto dalla sua immancabile spugna

Da allora questo relitto di 120 metri si è ricoperto di incrostazioni e organismi marini il cui numero è aumentato costantemente nel tempo tanto da trasformarlo in una sorta di arca di Noè marina che non finisce di stupire e di regalare nuove scoperte ogni anno, attirando gli appassionati delle cosiddette muck dive, le immersioni su fango. Per la sua posizione, a poco più di due miglia dal porto di Numana e a 14 metri di profondità, sarebbe un relitto facile, ma è reso complicato dalle acque torbide dell’Adriatico che lo avvolgono in una nebbia quasi costante che può ridurre la visibilità a pochi metri. Questo rende difficile farsi un’idea complessiva del relitto, in perfetto assetto di navigazione, anche se a volte, come rivela questa foto scattata da Roberto Spinsanti, la nebbia si solleva offrendo visioni spettacolari.

Un covo di nudibranchi

un cavalluccio di mare ornato da un vezzoso nudibranco

La mancanza di luce, cui il nostro occhio si abitua rapidamente, è una conseguenza della scarsa trasparenza delle acque dovuta alla presenza di particelle in sospensione e plancton che rendono ricco questo mare e spiegano perché la Nicole è diventata uno scrigno di biodiversità. Un substrato stabile e duro come quello del relitto, posto in mezzo a fondi mobili fango-sabbiosi, finisce per attirare tra le sue lamiere pesci, crostacei, molluschi e, tra questi, soprattutto nudibranchi con un numero di specie avvistate che, tra rarissime, rare e comuni, assomma ormai a parecchie decine di unità, tanto che il sito di immersione potrebbe tranquillamente essere ribattezzato come “la nave dei nudibranchi”.

una canocchia fa capolino da una tana tra le lamiere della nave

Non si tratta di organismi di grandi dimensioni, non aspettatevi cernie, barracuda, pesci pelagici, ma di specie che vi sfideranno a giocare a rimpiattino con loro, affacciandosi da un buco all’ultimo momento o mostrando i loro colori (questo soprattutto nel caso dei nudibranchi) nella zona meno illuminata del cerchio di luce proiettato dalla vostra torcia, comparendo o scomparendo a seconda del periodo dell’anno secondo un calendario non ancora studiato a sufficienza, ma che biologicamente rende la Nicole un relitto per tutte le stagioni. Scoprire i suoi segreti sarà un gioco, ma così avvincente che il tempo di immersione si esaurirà prima che ve ne rendiate conto, lasciandovi tanti ricordi, memorie di giochi d’ombre e, soprattutto, avvinti dal fascino di Nicole, un fascino che come accade ai grandi amori non potrete più dimenticare.
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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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