L’ultimo studio condotto tra ottobre 2023 e aprile 2024 sulle regioni alpine italiane ha stimato 768 lupi nella porzione centro-occidentale e 356 in quella centro-orientale con un intervallo di credibilità del 95%. Il Piemonte è la regione con più lupi (464) seguita da Liguria (211) e dalla provincia autonoma di Trento (125).
Veneto e Lombardia sono entrambe al di sotto dei 100 esemplari. Mentre Valle d’Aosta, la provincia autonoma di Bolzano e il Friuli Venezia Giulia arrivano a circa 50 individui.
L’area dove il lupo si è maggiormente espanso è il settore occidentale delle Alpi, dove troviamo la densità più alta in Liguria con una media di 9-11 lupi ogni 100 km2.
I lupi stanno “invadendo” le alpi italiane?
Il tasso di crescita (λ*) evidenziato nel report descrive lo stato attuale dell’espansione del lupo nelle regioni alpine:
- settore centro-occidentale: +4% (λ 0,98-1.09)
- settore centro-orientale: +10% (λ 1-1.21)
Questi numeri descrivono bene cosa sta accadendo ed evidenziano una stabilizzazione ormai prossima del numero di lupi in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Mentre nel resto delle regioni alpine il lupo è ancora in una fase di espansione e ci si aspetta che andrà a occupare territori ancora liberi.
A differenza di quanto riportano diversi quotidiani con evidente strategia di clickbait (strategia per aumentare il numero di lettori dell’articolo, NdR) unite a frasi ideologiche e propagandistiche di politici a tutti i livelli (specialmente in Piemonte) il lupo non sta invadendo i nostri territori.
Il fatto che il lupo stia occupando nuove aree non significa invadere un territorio; infatti, il lupo essendo una specie autoctona di fatto non può invadere le regioni alpine nel senso zoologico del termine. Il numero di lupi può crescere fino a un certo punto per poi stabilizzarsi e trovare l’equilibrio in quel determinato territorio. Un termine, una differenza enorme.
Abbattere i lupi: la soluzione comoda dove nessuno vince
Se bastasse abbattere un certo numero di lupi per limitare i danni ai domestici, nei Paesi oltralpe come Francia, Svizzera o Slovenia la convivenza sarebbe già realtà da anni. I risultati dimostrano che gli abbattimenti, come soluzione per limitare le predazioni sui domestici, funzionano con la stessa probabilità di azzeccare testa o croce con il lancio di una moneta. Ma allora perché associazioni e politici puntano sugli abbattimenti?
La scienza purtroppo in questi casi conta poco, altrimenti saremmo qui a parlare d’altro. È chiaro che il “problema” lupo non è una questione di numeri ma di propaganda. Il problema lupo non è mai stato un problema di quantità né per l’ecologia come abbiamo visto e in un certo senso nemmeno economico, infatti le risorse per coprire i danni subite dalle predazioni potrebbero essere coperte dalle Regioni. Piuttosto è un problema sociale. (Se ti interessa approfondire il tema sugli abbattimenti dei lupi leggi: Abbattere i lupi salverà la pastorizia?)
Sì, perché il lupo è uno dei tanti “nemici pubblici” ideali su cui focalizzare l’attenzione. Così politici, giornali e associazioni di categoria sfruttano situazioni, e muovono lupi e pastori come pedine.
Quando si richiedono abbattimenti, e il controllo della popolazione di lupi, non si sta cercando soluzioni per gli allevatori o trovando strategie per migliorare il turismo in montagna. Si sta assecondando un’ideologia antropocentrica, dove ancora una volta l’uomo con arroganza si impone sulla natura, guidati non dalla scienza e nemmeno dal buon senso. Abbattere i lupi è una soluzione forte, chiara e comoda. Non risolutiva, ma questo importa poco. La pastorizia come il turismo in montagna ha veri nemici da affrontare, più scomodi e laboriosi da risolvere.
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