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Rapiti dalla foresta amazzonica

Rapiti dalla foresta amazzonica
In canoa sul Rio Negro al tramonto. ©Francesco Tomasinelli

Francesco Tomasinelli Francesco Tomasinelli 25 Mar 2020

L’Amazzonia vanta due record: è la foresta tropicale più estesa del pianeta, ampia quanto l’Europa Occidentale, ed è attraversata dal Rio delle Amazzoni, il fiume più lungo del mondo (6937 chilometri) e il più grande per volume d’acqua, numero di affluenti e bacino idrografico.

Gli innumerevoli corsi idrici e la foresta sono un sistema unico, quindi visitare l’Amazzonia vuol dire avere a che fare con moltissima acqua: quella dei fiumi, del vapore che riempie l’aria di umidità e quella che cade con le piogge torrenziali.

Certamente non manca il sole, che mantiene la temperatura tutto l’anno sopra i 20 °C – ma più spesso attorno ai 30 °C – creando un ambiente unico per la proliferazione della vita, in tutte le sue forme.

Il più complesso ecosistema del Pianeta

Esplorare questi luoghi è sempre stato il sogno di ogni naturalista. Gli scienziati che per primi studiarono la grande foresta pluviale più di due secoli fa, da Alexander Von Humbolt a Henry Walter Bates e Alfred Russel Wallace, furono profondamente colpiti dalla biodiversità dell’area.

Tuttavia, come molte altre foreste tropicali nel mondo, l’Amazzonia è tutt’altro che un luogo accogliente.

Il clima caldo e opprimente, e un certo numero di insetti nocivi, infatti, possono risultare intollerabili per molte persone. Inoltre, gli animali non sono in “bella mostra”, come nelle grandi pianure africane.

Molti visitatori alla prima esperienza si aspettano di sprofondare in una sorta di bosco incantato dove grappoli di orchidee pendono da rami su cui si arrampicano scimmie e rane colorate.

Ma la foresta non è così benevola: è scura, caotica e minacciosa, e nasconde, proteggendole, quasi tutte le infinite creature che ospita.

L’Amazzonia è la foresta tropicale più estesa del mondo. Il 10% delle specie animali conosciute vive qui. ©Francesco Tomasinelli

Per entrare in sintonia con questo ambiente bisogna muoversi lentamente, con attenzione, e godersi le piccole cose, magari con l’aiuto di una guida. Allora, passo dopo passo, si scopre che ogni pianta, il tronco di un albero o una piccola pozza d’acqua sono un mondo a parte, ricco di organismi unici e stupefacenti. Singoli elementi del più complesso ecosistema del pianeta.

Quello che colpisce di più, dopo un po’ di esperienza, è la difficoltà di incontrare più volte la stessa specie. La foresta è così strutturalmente intricata, soprattutto in altezza, che milioni di organismi diversi hanno potuto ricavarsi un proprio spazio vitale e diversificarsi.

Per esempio, su un solo albero possono vivere decine di specie di formiche, da quelle piccole come capocchie di spillo alle tucandera, “bullet ants” in inglese (Paraponera clavata), lunghe quasi 3 centimetri e dotate di un terribile pungiglione.

Una femmina di scimmia saki facciabianca (Pithecia pithecia) tra i rami bassi di un albero. Spesso i primati che vivono vicino ai lodge si lasciano avvicinare. ©Francesco Tomasinelli

Destinazione Manaus

La porta dell’Amazzonia brasiliana è la città di Manaus, nel cuore dello stato di Amazonas. Cresciuta a dismisura alla fine dell’Ottocento sull’onda del boom del caucciù – la gomma naturale – è oggi una città più estesa, ma meno gloriosa rispetto al passato.

Chi vuole esplorare la foresta brasiliana deve per forza passare da qui. Molti lodge si trovano a qualche decina di chilometri dalla città e hanno prezzi competitivi (meno di 100 euro al giorno, comprese guide ed escursioni).

A Sud della città si trova la confluenza tra le acque scure del Rio Negro, acide e cariche di sostanze organiche, e quelle del Rio Solimoes, più chiare e ricche di materiale sedimentario proveniente dalle Ande. Dalla loro fusione nasce il Rio delle Amazzoni.

Il porto di Manaus, sul Rio Negro, alla confluenza con il Rio delle Amazzoni. ©Francesco Tomasinelli

Corso di sopravvivenza

Passare qualche giorno lungo questi fiumi, immersi nel labirinto verde della foresta, è un’esperienza unica: si hanno a disposizione pochissime comodità, ci si sposta a piedi o su piccole imbarcazioni e si vive a stretto contatto con la natura.

«La foresta può essere tua madre o può ucciderti», mi ha detto laconica una guida del Malocas Lodge, dove si tengono veri e propri corsi di sopravvivenza sfruttando le risorse offerte dalla foresta.

Infatti, sono molte le piante in grado di fornire aiuto in caso di difficoltà; per esempio, aprendo le noci di una palma si trovano le larve di insetti curculionidi molto nutrienti, da mangiare crude: sanno di latte condensato con un retrogusto di cocco.

Altre piante, come l’albero dell’incenso, forniscono una resina altamente infiammabile e profumata, efficace quanto la “diavolina” dei nostri camini, che consente di accendere il fuoco in pochi minuti, anche sul terreno bagnato.

Con una buona guida si può pensare di campeggiare sul posto, dormendo in una amaca avvolta in una zanzariera, cullati dai canti emessi da centinaia di raganelle.

Con le dovute precauzioni si può prevedere di passare la notte nella foresta dormendo in amaca. ©Francesco Tomasinelli

La notte è un momento magico. All’imbrunire, quando il cielo si tinge di arancio e viola, i richiami di uccelli e cicale lasciano spazio a quelli di rane, cavallette e rapaci notturni.

Con il buio molti animali entrano in attività, soprattutto le specie più elusive: ragni e gechi cacciano sui tronchi e sulle foglie degli alberi, mentre i fiumi si riempiono di caimani, i cui occhi brillano come fari se illuminati dalle torce.

Grazie a una fonte luminosa potete avvistare facilmente molti altri animali, facendovi guidare dai riflessi degli occhi. Di solito quelli di rettili, anfibi e mammiferi erbivori brillano di una luce rossastra, mentre è verdastra nei felini come il puma, il giaguaro, il margay e l’ocelot. Purtroppo, però, avvistare questi magnifici predatori non è semplice.

Una scimmia lanosa bruna (Lagothrix lagotricha) con il suo cucciolo. ©Francesco Tomasinelli

Sulle vette della foresta

Prima di tornare alla civiltà c’è un’ultima imperdibile esperienza da testare: arrampicarsi su un grande albero che si solleva dalla volta della foresta, svettando a oltre 40 metri di altezza.

Osservando dal basso uno di questi patriarchi, come un Ceiba pentandra vecchio di secoli, la “vetta” sembra incredibilmente distante, un grande ombrello verde sullo sfondo del cielo tropicale striato di nuvole.

Salire fin lassù può apparire un’impresa impossibile e pericolosa, ma i ragazzi di Amazon Tree Climbing, che scalano alberi da una vita, sanno benissimo quel che fanno.

Il canopy walking di Green Heart, presso l’Amazon Ecopark. Si tratta di un sentiero metallico lungo 300 metri sospeso tra le cime degli alberi che conduce a una torre di osservazione posta a 40 metri di altezza. Imperdibile all’alba per fare birdwatching e godersi il risveglio delle scimmie. ©Francesco Tomasinelli

E sembrano divertirsi quanto i turisti che si cimentano nell’impresa. Per arrampicarsi si utilizza un’attrezzatura sofisticata fabbricata ad hoc, ma di derivazione alpinistica, che sfrutta staffe per i piedi e impugnature metalliche, che scorrono su una fune elastica.

Quando si arriva in cima e ci si siede, sempre agganciati e in sicurezza, su uno dei rami sospesi sopra l’abisso verde, la sensazione è indescrivibile.

Da quassù la vita assume forme e colori differenti rispetto all’osservazione dal sottobosco: piccoli gruppi di scimmie scoiattolo si affacciano curiose tra i rami, mentre gli splendidi pappagalli Ara macao sorvolano in piccoli gruppi le nostre teste.

E quando si torna a terra, scivolando lentamente lungo la fune, non si può che guardare quelle cime verdi con occhi diversi.

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