I cambiamenti climatici stanno danneggiando le barriere coralline. Il recupero attivo delle barriere coralline è un’operazione che consiste nel far crescere nuove colonie di corallo in ambienti protetti, di solito vivai sommersi chiamati nurseries, per poi trasferirli nuovamente nelle porzioni di barriera danneggiate. Per eseguire questo trapianto, vengono di norma utilizzati dei materiali che permettano l’adesione del corallo alle superfici sottomarine e, nello stesso tempo, garantiscano tempi di esecuzione ottimale. I prodotti attualmente in commercio derivano spesso dall’industria del petrolio e possono perciò risultare tossici per l’ambiente. Inoltre, il loro indurimento può richiedere tempi lunghi, da un’ora a un giorno intero, periodo nel quale il corallo deve mantenersi in posizione contro le correnti marine che potrebbero spostarlo e ridurre il successo del trapianto.
Ora alcuni ricercatori hanno sviluppato un nuovo materiale per restaurare le barriere coralline danneggiate dai cambiamenti climatici. Si tratta di un nuovo materiale biodegradabile e indurente ideato per le operazioni sottomarine di recupero delle barriere. Il nuovo prodotto non inquina perché composto da due componenti di origine vegetale. Una volta unite le due parti, il tempo di indurimento è di soli 20-25 minuti, caratteristica che permette di aumentare il successo del trapianto e di accelerare il restauro delle barriere coralline.
Il test sul campo alle Maldive
Il nuovo materiale è stato realizzato dall’Istituto Italiano di Tecnologia e l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, in collaborazione con l’Acquario di Genova, ed è stato descritto nell’articolo “Underwater Quick-Hardening Vegetable Oil-Based Biodegradable Putty for Sustainable Coral Reef Restoration and Rehabilitation” pubblicato sulla rivista Advanced Sustainable Systems nel giugno 2024.
Le capacità del materiale sono state verificate in esperimenti condotti all’Acquario di Genova e alle Maldive presso il MaRHE Center (Marine Research and Higher Education Center) – diretto dal prof. Paolo Galli – dove, durante il periodo di osservazione, i coralli sono cresciuti senza che fosse rilevato alcun segnale di stress.
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