La Commissione europea ha presentato una proposta di revisione del regolamento sul trasporto di animali vivi che non convince le associazioni di protezione animale. Secondo Animal Equality, Animal Law Italia, CIWF Italia, Essere Animali e LAV, infatti, le modifiche proposte rappresentano un passo indietro in alcuni ambiti e non basteranno a mettere fine alle sofferenze patite dai milioni e milioni di animali che ogni anno vengono trasportati per lunghi viaggi all’interno della UE e verso Paesi terzi.
Un report pubblicato da CIWF International ed Eurogroup for Animals (scarica qui il documento) ha messo a nudo la reale entità delle sofferenze patite dagli animali trasportati vivi nell’Unione Europea. Nel report intitolato “A data dump of suffering: the EU’s long-distance trade in farm animals exposed” (La sofferenza nei dati: smascherato il trasporto a lunga distanza di animali vivi nell’UE) denuncia le terribili condizioni a cui sono sottoposti circa 44 milioni di bovini, pecore e suini durante questi lunghi e stressanti viaggi, sottolineando come i dati UE siano spesso incompleti e fuorvianti nel riportarne la reale entità.
Requisiti più severi, ma ancora insufficienti
La proposta della Commissione si rivela ampiamente insufficiente, pur prevedendo requisiti più severi, in una certa misura, per il trasporto di animali, come l’introduzione di limiti più stringenti per la durata di alcuni tempi di viaggio, per esempio verso il macello, e per il trasporto di animali vulnerabili, per esempio animali in stato avanzato di gravidanza e giovani vitelli.
Disposizioni che non bastano, secondo le associazioni, a prevenire le peggiori crudeltà patite dagli animali durante il loro trasporto, e inefficaci a ridurne la sofferenza.
Dove la proposta è ancora insufficiente è perché non pone limiti ai viaggi via mare, istituisce limiti inadeguati per le temperature durante i viaggi e contiene lacune create da definizioni carenti o specie mancanti, per esempio per gli agnelli trasportati su lunghe distanze.
«Governi da tutto il mondo si stanno muovendo verso il divieto di esportazione di animali vivi. Paesi come Germania, Lussemburgo e Nuova Zelanda hanno già imposto restrizioni e, si spera, presto li seguiranno anche Regno Unito e Australia» commentano le associazioni.
«Se da un lato riconosciamo gli sforzi per migliorare la protezione degli animali allevati, al tempo stesso è evidente che la Commissione europea ha deluso i propri cittadini non realizzando la ben più ampia ed ambiziosa riforma delle norme che aveva promesso» concludono.
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