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INSETTIVORI

Ricci europei: una sentinella ambientale in pericolo

Il messaggio è chiaro: proteggere i ricci significa proteggere l’ambiente e, in ultima analisi, noi stessi

Ricci europei: una sentinella ambientale in pericolo
© Ivana Sunjic

Marco Mastrorilli Marco Mastrorilli 2 mesi fa

Piccoli, silenziosi e notturni, i ricci europei convivono con l’uomo da millenni. Eppure oggi questa specie antichissima, presente sul pianeta da oltre 15 milioni di anni, sta attraversando una crisi senza precedenti.

I dati emersi da una recente collaborazione tra l’Università di Torino, il Centro Animali Non Convenzionali e il Centro Recupero Ricci “La Ninna” dipingono un quadro allarmante: quasi il 90% dei ricci muore per cause infettive e traumatiche, in larga parte legate all’impatto umano sull’ambiente.

Il riccio europeo (Erinaceus europaeus), mammifero insettivoro diffuso in gran parte dell’Europa centro-occidentale, negli ultimi decenni ha progressivamente abbandonato boschi e campagne per avvicinarsi agli ambienti urbani.

Le città offrono rifugi e cibo, ma nascondono anche pericoli letali: traffico stradale, decespugliatori, giardini sempre più “puliti” e frammentazione dell’habitat.

Non a caso, l’IUCN ha inserito il riccio nella Lista Rossa delle specie a rischio.

Il generale degrado degli ecosistemi

Negli ultimi quattro anni, due importanti studi accademici – una tesi di dottorato e una di laurea – hanno analizzato complessivamente quasi 400 ricci deceduti presso il Centro Recupero “La Ninna”.

I risultati sono impressionanti. Le malattie infettive rappresentano la prima causa di morte, seguite dai traumi di origine antropica. In particolare, infezioni polmonari e intestinali colpiscono la grande maggioranza degli animali esaminati, spesso in associazione a parassiti polmonari: oltre l’80% dei ricci analizzati ne risultava infestato.

Questi parassiti, da soli o insieme a batteri opportunisti presenti nell’ambiente, sembrano giocare un ruolo chiave nella mortalità.

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Batteri normalmente poco patogeni diventano aggressivi in animali debilitati, talvolta mostrando anche resistenze agli antibiotici. Un segnale inquietante, che rimanda all’uso indiscriminato di farmaci, pesticidi e disinfettanti e al generale degrado degli ecosistemi.

Estati sempre più calde e inverni miti riducono la disponibilità di insetti, principale fonte di nutrimento dei ricci, costringendoli a cibarsi di lumache e chiocciole, ospiti intermedi di parassiti potenzialmente letali.

Le alterazioni climatiche influenzano anche il ciclo riproduttivo: oggi si osservano seconde nidiate autunnali, ma la sopravvivenza dei cuccioli è bassissima, fino al 90% di mortalità.

La Ninna
Massimo Vacchetta, fondatore del Centro Recupero Ricci “La Ninna”. © Ivana Sunjic
La Ninna
Massimo Vacchetta, fondatore del Centro Recupero Ricci “La Ninna”. © Ivana Sunjic

Il Centro “La Ninna”

Secondo Massimo Vacchetta, fondatore del Centro Recupero Ricci “La Ninna”, i ricci sono veri e propri “animali sentinella”: vivono a stretto contatto con il suolo, si nutrono di organismi che accumulano contaminanti e frequentano sia ambienti agricoli sia urbani. La loro sofferenza riflette lo stato di salute degli ecosistemi che sostengono anche la nostra vita.

Il declino dei ricci non è quindi una storia isolata, ma un campanello d’allarme. Cementificazione, agricoltura intensiva, uso massiccio di pesticidi e cambiamento climatico stanno alterando in profondità l’equilibrio naturale. Se una specie così adattabile e diffusa rischia di scomparire in pochi decenni, il messaggio è chiaro: proteggere i ricci significa proteggere l’ambiente e, in ultima analisi, noi stessi.

 

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