I ghiacciai ospitano una biodiversità animale ancora in larga parte sconosciuta, che la loro rapida fusione rischia di cancellare prima ancora che sia stata pienamente studiata.
Uno studio internazionale guidato da ricercatori dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con il MUSE (Museo delle Scienze di Trento), ha evidenziato l’esistenza di almeno 152 specie animali legate ai ghiacciai tra le quali 73 sono glacier specialists, ovvero specie che vivono esclusivamente in habitat glaciali, quindi particolarmente vulnerabili alla loro scomparsa.
Lo studio pubblicato su PNAS fornisce la prima sintesi globale delle conoscenze sugli animali degli ambienti glaciali e mette in evidenza quanto questa fauna sia oggi esposta agli effetti del ritiro dei ghiacciai.
Gli autori dello studio definiscono gli ambienti glaciali come dei veri e propri “darkspots” della biodiversità, “zone d’ombra” in cui si ritiene possano esserci ancora molte specie da scoprire.
Scenari futuri di ritiro dei ghiacciai
Attraverso una revisione sistematica della letteratura scientifica e dei dati disponibili, i ricercatori hanno documentato almeno 152 specie animali, appartenenti a 14 classi diverse.
Tra i gruppi più rappresentati figurano rotiferi, collemboli e tardigradi, piccoli organismi capaci di adattarsi a condizioni ambientali estreme, e 73 specie segnalate esclusivamente in habitat glaciali.
Per valutarne l’esposizione al cambiamento climatico, i ricercatori hanno incrociato la loro distribuzione attuale con diversi scenari futuri di ritiro dei ghiacciai.
I risultati indicano che anche in uno scenario di riscaldamento molto limitato, entro il 2100 tre specie perderebbero completamente il loro habitat: i collemboli Desoria calderonis e Vertagopus fradustaensis e il tardigrado Adropion afroglacialis.
Le Alpi emergono come una delle aree in cui questa perdita potrebbe manifestarsi in modo più rapido e accentuato.
«Collegare direttamente la perdita di habitat al rischio di estinzione richiede prudenza, perché si sa ancora poco sulla capacità di queste specie di persistere nel tempo e di spostarsi verso altri ambienti. Ma proprio per questo la tutela degli ecosistemi glaciali deve entrare con urgenza tra le priorità globali di conservazione» spiega Andrea Simoncini, dottorando del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università Statale di Milano, coordinatore dello studio.
«Senza un rallentamento del riscaldamento globale e senza investimenti mirati nella ricerca, una parte unica e ancora poco conosciuta della biodiversità del pianeta rischia di andare perduta» spiega Francesco Ficetola, docente di Zoologia del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università Statale di Milano e autore della pubblicazione.
«Questo studio s’inserisce pienamente nelle sfide proposte per la “Decade di Azioni per le Scienze Criosferiche (2025-2034)”, proclamato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite; sfide alle quali il MUSE-Museo delle Scienze di Trento sta dando il suo contributo sia scientifico che divulgativo» conclude Mauro Gobbi, ricercatore del MUSE.
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