Di recente, la prestigiosa rivista scientifica Journal of Vertebrate Paleontology ha pubblicato una ricerca, condotta da esperti di fama mondiale nel campo della paleobiologia e della paleontologia dei vertebrati, che getta nuova luce su un capitolo dimenticato della storia della Terra: la rinascita della vita marina dopo la più grande estinzione di massa della storia (quella del Permiano). Il cuore dello studio sono i fossili provenienti dalla Blina Shale, una formazione geologica situata nella remota regione di Kimberley, nell’estremo nord dell’Australia Occidentale.
La scoperta
L’articolo, intitolato “Revision of the trematosaurid Erythrobatrachus noonkanbahensis confirms a cryptic marine temnospondyl community from the Lower Triassic of Western Australia”, ha analizzato resti fossili risalenti al Triassico inferiore.
Fino a oggi, si riteneva che in quest’area vivesse un’unica specie di anfibio marino, l’Erythrobatrachus noonkanbahensis. Tuttavia, riesaminando i reperti, spesso frammentari e conservati come calchi in arenaria, il gruppo di ricerca ha scoperto che quelli che sembravano resti di un solo animale appartenevano in realtà a una comunità diversificata.
Oltre all’Erythrobatrachus, i ricercatori hanno identificato prove della presenza di altre specie, tra cui una forma dal cranio estremamente stretto e allungato, simile al genere Aphaneramma, già noto in altre parti del mondo.
Chi erano le salamandre di mare
Questi animali non erano vere salamandre nel senso moderno, ma appartenevano ai trematosauridi, un gruppo di anfibi temnospondili estinti. Avevano un aspetto simile ai moderni coccodrilli o ai gaviali, con crani affusolati e denti aguzzi, adattati a cacciare pesci nelle acque costiere e salmastre.
La loro particolarità risiede nella capacità, rara per gli anfibi (che solitamente dipendono dall’acqua dolce), di tollerare ambienti marini. Questa caratteristica permise loro di spostarsi attraverso gli oceani primordiali, collegando diverse parti del supercontinente Pangea.
Uno dei risultati più sorprendenti dello studio è la conferma dei legami globali di questa fauna. Gli anfibi dell’Australia Occidentale mostrano strette affinità con fossili trovati in Groenlandia, in Pakistan, in Madagascar e nell’arcipelago delle Svalbard (Norvegia).
Ciò suggerisce che, all’alba dell’era dei dinosauri, queste “salamandre di mare” stessero utilizzando le coste e le vie marittime interne per colonizzare rapidamente il pianeta, diventando tra i primi predatori dominanti dei mari post-estinzione.
Questa ricerca non solo arricchisce il patrimonio paleontologico australiano, ma dimostra come anche fossili scoperti decenni fa, se analizzati con tecnologie e prospettive moderne, possano raccontare storie incredibili di migrazioni preistoriche e di resilienza della vita in un mondo che stava faticosamente ricominciando a fiorire.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com




