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L’IMPEGNO A FAVORE DELL’AMBIENTE

Robert, il timido ecologista coraggioso

Prima di prendersi cura del Pianeta, Robert Redford si è preso cura della propria casa, facendola diventare un laboratorio di buone pratiche

Robert, il timido ecologista coraggioso
Robert Redford in “The Horse Whisperer” (1998). © Touchstone Pictures

Michele Mauri Michele Mauri 18 Set 2025

Nessuno sa che faccia avessero Omero o Cervantes e non c’è certezza neppure attorno a quella di Shakespeare. Chissà se anche per questa ragione ci accostiamo alle loro opere con un senso di mistero che è segno di grandezza e onnipotenza.

Di lui, invece, abbiamo conosciuto bene il volto. Bello, indiscutibilmente bello. Eppure il suo sguardo è sempre stato quello di un uomo sicuro che la bellezza non potesse provenire solo dal viso o dall’espressione, per quanto intensa. Che poi, sicuro è un aggettivo che si addice poco a Robert Redford, figura certamente salda nelle proprie idee, ma altrettanto persuasa della necessità di aprirsi sempre al confronto.

 

La sua eleganza naturale, deliberata, e le sue pieghe che diverranno rughe profonde con gli anni sono sempre convissute con una mascolinità che oggi, con un linguaggio un poco abusato ma necessario, definiremmo non tossica, con un’intelligenza tutta rivolta all’esterno, che amava indugiare sugli altri più che su sé stesso, e con una proverbiale discrezione. Nel flusso di omaggi che gli sono riservati qualcuno ha ricordato un’intervista rilasciata anni fa. Alla domanda «Cosa resta dentro il Redford di oggi dell’immagine sexy di una volta?», rispose: «La mia timidezza».

 

Il suo sguardo pareva quello di chi è cosciente del proprio talento, ma mai presuntuoso. Dietro il ciuffo biondo, che donava brio e movimento a tutto, non si celava un inguaribile vanesio, ma piuttosto un individuo che emanava una veemente speranza per un mondo migliore. Ah, che banalità, penserà qualcuno.

No, signori miei, oltre che per l’avvenenza e l’innata capacità di riempire lo schermo, Redford merita di essere ricordato per i suoi ideali, le lotte per i diritti umani e l’impegno a favore dell’ambiente, che magari non ha mai sbandierato esageratamente, ma di cui ha cosparso i film da attore e da regista e, soprattutto, la sua vita. Impegno – va detto – maturato e praticato ben prima che diventasse, ahinoi, una moda.

 

Fin dai primi anni Sessanta scelse di costruire il suo ranch nello Utah, acquistando poco alla volta i terreni circostanti al nucleo originario, strappandoli a possibili speculazioni e trasformandoli in un’ampia tenuta alimentata da pannelli solari, con tanto di sistema per la raccolta dell’acqua piovana ed esercizio quotidiano dell’agricoltura sostenibile e del compostaggio domestico. Prima di prendersi cura del Pianeta, si è preso cura della propria casa, facendola diventare un laboratorio di buone pratiche che hanno reso sempre credibili i suoi appelli.

 

Poi sono arrivati il sostegno a leggi come il Clean Air Act e il Clean Water Act, le battaglie per la conservazione delle terre selvagge e la protezione dell’Artico, gli allarmi per lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, il Robert Redford Conservancy for Southern California Sustainability, le parole pronunciate di fronte alle Nazioni Unite nel 2015 in occasione di un incontro sul cambiamento climatico.

 

Anche il suo attivismo nel cinema vanta una lunga tradizione, da titoli come The Solar Film, cortometraggio candidato all’Oscar che mostra i vantaggi dell’energia solare rispetto ai combustibili fossili datato 1980 (!), fino a The Unforeseen del 2007, documentario che denuncia la speculazione edilizia, Fighting Goliath del 2008, dove si racconta la storia di alcuni texani che si oppongono alla costruzione di nuove centrali elettriche a carbone, o The Fix del 2010, fortemente voluto per sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto accaduto alla piattaforma Deepwater Horizon, la cui esplosione e il conseguente incendio provocarono la più grande fuoriuscita di petrolio in mare della storia.

 

Impossibile qui ricordare tutti i film e le cose fatte. Quel che conta è l’esempio di un uomo che, da leggenda vivente qual era, non ha mai smesso di dedicarsi a questa piccola palla tonda. L’unica che abbiamo, come amava ripetere con semplicità disarmante. L’unica per tutti, dove tutti possiamo fare qualcosa per proteggerla. Che a tentare ci sia stato anche lui, Robert – il “cavaliere “elettrico” riservato, timido eppure coraggioso – alla fine è per noi un rincuorante incitamento.

 

Bene, sei arrivato fino alle fine: significa che ami la Natura, proprio come noi.
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