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Scienza
NELLE ALPI OCCIDENTALI

Scoperte le orme di grandi rettili preistorici simili a coccodrilli

Scoperte le orme di grandi rettili preistorici simili a coccodrilli
Isochirotherium gardettensis

Redazione Redazione 16 Gen 2021

Circa 250 milioni di anni fa, la zona dell’Altopiano della Gardetta, nell’Alta Val Maira (CN) era una linea di costa marina fangosa e ondulata in prossimità di un delta fluviale, destinata a divenire roccia e a innalzarsi per formare parte della solida ossatura delle Alpi. Nel fango morbido e bagnato hanno lasciato le loro impronte dei grandi rettili preistorici, vagamente simili a coccodrilli. Le orme sono state trovate da un team multidisciplinare di ricercatori italiani e svizzeri a circa 2200 metri di quota.

Lo studio è stato pubblicato pubblicato sulla rivista internazionale PeerJ a firma di geologi e paleontologi delle Università di Torino, Roma Sapienza, Genova, Zurigo e del MUSE – Museo delle Scienze di Trento. Nella pubblicazione viene definito un tipo di impronta fossile nuova per la scienza, denominata Isochirotherium gardettensis, in riferimento all’Altopiano della Gardetta nell’Alta Val Maira in cui è stata scoperta.

area delle impronte
Nell’area delle impronte sono frequenti i “ripple marks” tracce di moto ondoso lasciate circa 250 milioni di anni fa su un fango sabbioso ora diventato roccia – Foto di Enrico Collo
orme
Le orme che hanno consentito la descrizione della nuova icnospecie Isochirotherium gardettensis – Foto di F.M. Petti.

«È stato molto emozionante notare appena due fossette impresse nella roccia, spostare un ciuffo erboso e realizzare immediatamente che si trattava di un’impronta lunga oltre trenta centimetri: un vero tuffo nel tempo profondo, con il privilegio di poter appoggiare per primo la mano nella stessa cavità dove in centinaia di milioni di anni se n’era appoggiata soltanto un’altra; mi è venuto spontaneo rievocare subito l’immagine dell’animale che lasciò, inconsapevolmente, un segno duraturo nel fango morbido e bagnato, ma destinato a divenire roccia e innalzarsi per formare parte della solida ossatura delle Alpi» ha dichiarato il paleontologo Edoardo Martinetto del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, primo scopritore delle nuove tracce.

Secondo Fabio Massimo Petti del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, esperto di orme fossili e primo autore del lavoro, si tratta di un ritrovamento unico in Europa: «Le orme sono eccezionalmente preservate e con una morfologia talmente peculiare da averci consentito la definizione di una nuova icnospecie che abbiamo deciso di dedicare all’Altopiano della Gardetta».

L'Altopiano della Gardetta

L’Altopiano della Gardetta con al centro la Rocca la Meja – Foto di F.M. Petti

Una nuova luce sulla storia della vita

Questi ritrovamenti testimoniano la presenza di rettili di grandi dimensioni in un luogo e un tempo geologico che si riteneva caratterizzato da condizioni ambientali inospitali. Le rocce che preservano le impronte della Gardetta si sono, infatti, formate pochi milioni di anni dopo la più severa estinzione di massa della storia della vita, l’estinzione permotriassica, e dimostrano che quest’area non era totalmente inospitale alla vita come si pensava in precedenza.

«L’Isochirotherium gardettensis era verosimilmente un rettile arcosauriforme di notevoli dimensioni, almeno 4 metri» ha rimarcato il paleontologo Marco Romano della Sapienza Università di Roma.

 

Guarda qui la ricostruzione 3D del rettile preistorico

 

Per il raggiungimento di questi risultati è stato determinante il contributo organizzativo ed economico dell’Associazione Culturale “Escarton” che ha sostenuto il progetto a partire dal 2016.

Il progetto di ricerca è destinato a svilupparsi ulteriormente soprattutto grazie alla diffusione dei risultati delle ricerche geo-paleontologiche mediante la creazione di un Geo-Paleo park, comprendente un centro visitatori e un giardino geologico didattico-divulgativo.

 

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