La stagione riproduttiva 2026 della cicogna bianca (Ciconia ciconia) si è conclusa con un risultato particolarmente positivo in Calabria. Sono state 38 le coppie che si sono riprodotte regolarmente, dando alla luce 112 pulcini: 5 in più rispetto al 2025 e un nuovo record per il progetto della Lipu, superiore anche alle 111 nascite del 2022.
Rispetto allo scorso anno aumentano anche le coppie nidificanti, che sono 3 in più. La popolazione riproduttiva calabrese è distribuita in tre principali areali: 21 coppie nella Piana di Sibari, 15 nella Valle del Crati e 2 nella Valle dell’Esaro. È un risultato significativo per una specie che, in Italia, ha alle spalle una storia di scomparsa e ritorno.
Una specie tornata a nidificare in Italia
La cicogna bianca è un grande uccello migratore, facilmente riconoscibile per il piumaggio bianco e nero, le lunghe zampe e il caratteristico becco rosso-arancio. Frequenta soprattutto ambienti agricoli aperti, prati e zone umide, dove trova le sue prede: insetti, anfibi, rettili, piccoli mammiferi e altri animali.
In Italia la specie era presente storicamente, ma scomparve nel tardo Medioevo, dopo secoli di persecuzione e a causa anche della trasformazione degli habitat. Il ritorno è iniziato nel Novecento: la Lipu indica il 1959 come l’anno della ricolonizzazione del Paese, con la prima nidificazione in Piemonte. La ripresa della specie ha ricevuto un forte impulso anche dai programmi di conservazione. Nel 1985 fu inaugurato a Racconigi, in Piemonte, il primo Centro Cicogne d’Italia; dal 1988 partirono diversi programmi di reintroduzione controllata nel Nord Italia. La specie ha poi progressivamente ampliato il proprio areale.
Oggi la cicogna bianca nidifica in diverse regioni, dal Piemonte e dalla Lombardia fino al Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana e, nel Centro-Sud, Campania, Calabria e Puglia, oltre che in Sicilia e Sardegna. La popolazione italiana è stimata in circa 320-330 coppie e, pur essendo in forte crescita, il suo stato di conservazione nazionale è ancora considerato inadeguato.
In Calabria il progetto è iniziato nel 2003
Proprio la Calabria rappresenta uno degli esempi più interessanti di questa espansione. Qui la specie era scomparsa per oltre 500 anni, prima di tornare a nidificare grazie anche al progetto Cicogna bianca, avviato dalla Lipu di Rende nel 2003. Uno degli strumenti principali del progetto sono state le piattaforme artificiali, installate soprattutto sui pali e sui tralicci della rete elettrica. Le strutture offrono alle cicogne un luogo sicuro dove costruire il nido e, allo stesso tempo, riducono i rischi legati alla nidificazione direttamente sulle infrastrutture elettriche.
Il loro ruolo è evidente anche nei dati del 2026: delle 38 coppie che si sono riprodotte, ben 36 hanno scelto le piattaforme-nido installate dalla Lipu.
Il progetto richiede inoltre un’attività costante sul campo. Ogni anno vengono dedicate oltre 600 ore di lavoro all’installazione di nuovi nidi, alla sorveglianza e al monitoraggio dei siti di nidificazione. L’obiettivo non è soltanto garantire tranquillità alle coppie durante la riproduzione, ma anche raccogliere informazioni sulla biologia e sulle abitudini della specie.
«La Calabria – dichiara Alessandro Polinori, presidente della Lipu-BirdLife Italia – ospita oggi la popolazione più numerosa di cicogna bianca dell’Italia peninsulare dopo Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna, dove storicamente la specie è presente sin dagli anni Ottanta. Ci auguriamo che negli anni la popolazione in Calabria possa crescere e ampliare gli areali riproduttivi della specie con l’installazione delle piattaforme-nido anche in altre province che sono state interessate dal progetto Cicogna bianca».
Quattro giovani con un GPS
Il monitoraggio non si limita all’osservazione dei nidi. Anche quest’anno, nonostante le difficoltà, è proseguita la collaborazione con Ispra per l’inanellamento scientifico di alcuni giovani, dando continuità a un progetto iniziato nel 2019. Ma quest’anno sono stati compiuti anche quattro passi in più: 4 giovani cicogne hanno ricevuto un GPS satellitare.
I dispositivi permetteranno di seguire gli spostamenti degli individui dopo l’involo e di raccogliere informazioni sulle rotte migratorie e sulle aree di sosta utilizzate durante i loro viaggi.
È un aspetto particolarmente importante per una specie migratrice come la cicogna bianca. Una volta lasciati i nidi calabresi, infatti, i giovani dovranno affrontare migliaia di chilometri e diversi ambienti, attraversando territori nei quali possono incontrare ostacoli e minacce molto differenti da quelle presenti nei siti di nidificazione.
Tra i problemi segnalati per la specie ci sono la perdita e il deterioramento degli habitat, l’impoverimento delle aree di alimentazione, il bracconaggio e soprattutto il rischio di collisione o elettrocuzione sulle linee elettriche.
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