Quella sera stavo cenando con i miei genitori e mio fratello alla trattoria La Madonnina, situata non lontana da casa mia, a Milano.
A mio padre, quell’osteria piaceva molto. Gli piaceva l’atmosfera tranquilla, gli piaceva il cibo che era semplice e meneghino: mio padre non era mai stato un uomo da finger food o pasticci elaborati. Certo, era un uomo che amava sperimentare tradizioni culinarie differenti dalla sua ma, alla fine, la cucina lombarda rimaneva la regina indiscussa del suo palato.
Renzo, il cameriere che ci accoglieva come un vecchio amico, si vantava di ricordarsi quello che ai suoi clienti piaceva o non piaceva riguardo al cibo.
«Buonasera, signori -disse mentre io e mia madre prendevamo posto al tavolo a noi riservato -. Oggi siete fortunati: casseoula con polenta, è il vostro piatto preferito, vero? E poi abbiamo un buonissimo stinco, per non parlare della trippa».
Sistemato il problema del cibo e del vino, mentre mi appoggiavo allo schienale della sedia con un sospiro e spiegavo il tovagliolo, mi squillò il telefono.
«Pronto, dottore? Sono la padrona di Jack, il labrador chocolate. Volevo dirle che anche con la compressa, la diarrea continua ad averla».
«Sinceramente mi sorprende la cosa. Facciamo così: se non si normalizza entro domani mattina, venga in ambulatorio e procediamo con altri esami in modo da stabilire con certezza la causa».
«Ma se provassi a dargli due compresse?».
«No, assolutamente. Il dosaggio è quello».
«Ho capito dottore, ma la diarrea non è poca!»
«Ma ha difficoltà a somministrarle la compressa per bocca?»
«Per bocca? Ma no dottore, non faccio così io. E’ molto più semplice il mio metodo: la rompo e la spargo sulle feci».
«Ah», risposi sconsolato…
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