Le Associazioni accolgono con soddisfazione la notizia della sospensione della caccia ai cervi in Abruzzo, una decisione Consiglio di Stato che ferma la caccia almeno fino al 7 novembre, quando si esprimerà la Camera di Consiglio.
Si riaccende, quindi, la speranza di poter tutelare realmente la fauna selvatica.
LAV, LNDC Animal Protection e WWF si sono rivolte al massimo grado della giustizia amministrativa dopo che il ricorso avanzato davanti al TAR Abruzzo, contro la delibera della Giunta Marsilio, non era stato accolto dai giudici.
«È impensabile continuare a giustificare la caccia come soluzione che possa favorire la convivenza fra i cittadini e gli animali selvatici. Il nostro obiettivo deve essere quello di cercare alternative più rispettose per l’ambiente e per gli animali stessi» affermano le Associazioni in un comunicato congiunto.
«La caccia ai cervi rappresenta una soluzione di comodo che ignora le possibili alternative non violente, a favore della lobby venatoria».
Squilibri ecologici importanti
LAV, LNDC e WWF sottolineano come, oltre agli ovvi danni causati alla popolazione di cervi, la caccia rischi di creare squilibri ecologici importanti in ecosistemi già fragili. L’eliminazione di esemplari adulti e cuccioli potrebbe avere ripercussioni sulle dinamiche di crescita e riproduzione della specie, con potenziali conseguenze a lungo termine sulla biodiversità locale.
La decisione di sospendere la caccia, quindi, non è solo una vittoria per gli animali, ma un passo nella direzione di un approccio più scientifico e responsabile alla gestione della fauna selvatica.
«Ribadiamo l’importanza di considerare gli animali selvatici non come risorse da sfruttare, ma come parte integrante del nostro patrimonio naturale, che va tutelato e rispettato. Non possiamo permettere che l’interesse di pochi prevalga sulla salvaguardia della natura e degli animali che la abitano. L’unica via è quella del rispetto e della convivenza pacifica» hanno concluso le Associazioni.
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