Il fenomeno della “amplificazione artica” – ovvero il riscaldamento dell’oceano in seguito alla riduzione della copertura del ghiaccio marino – ha un impatto sul riscaldamento dell’Artico, anomalo rispetto alle medie globali.
Un gruppo internazionale di scienziati ha raggiunto il ghiacciaio Holtedahlfonna, nell’arcipelago delle Svalbard, iniziando la preparazione di un campo remoto a 1.100 metri di quota nell’Artico (latitudine 79,15 Nord). Alla spedizione del progetto Sentinel partecipa la Fondazione Ice Memory. La spedizione è guidata dall’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e coinvolge scienziati del Centro nazionale francese per la ricerca scientifica (Cnrs), dell’Istituto polare norvegese, dell’Università Ca’ Foscari Venezia e dell’Università̀ degli Studi di Perugia. L’obiettivo scientifico è raccogliere due carote di ghiaccio di 125 metri ciascuna per comprendere meglio il clima passato del nostro pianeta e anticipare i cambiamenti futuri, anche molto tempo dopo la scomparsa dei ghiacciai a causa del riscaldamento globale.

Per l’Università degli Studi di Perugia partecipa alla spedizione il prof. David Michele Cappelletti, Ordinario del Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie, il primo da destra nella foto di gruppo.
Grazie alla collaborazione con la Ice Memory Foundation, le carote di ghiaccio saranno conservate per i secoli a venire nell’apposito “Ice Memory Sanctuary” in Antartide.
L’arcipelago delle Svalbard, la terra più settentrionale d’Europa, ha subito alcuni dei più̀ gravi aumenti di temperatura degli ultimi decenni. Secondo studi recenti, la temperatura è aumentata di 4-5 °C negli ultimi 40-50 anni.
«Miriamo a determinare il ruolo del ghiaccio marino nell’amplificazione artica e il suo impatto sull’atmosfera, in particolare sui processi chimici del bromo e del mercurio. I dati ottenuti saranno confrontati con i dati satellitari sull’estensione del ghiaccio marino e con le misure di accumulo della neve. Inoltre, i modelli di trasporto atmosferico saranno utilizzati per stabilire le possibili aree di provenienza delle due specie chimiche» spiega Andrea Spolaor, glaciologo e geochimico dell’Istituto di scienze polari del Cnr e capo spedizione alle Svalbard.
Il sito di perforazione di Holtedahlfonna si trova su un “ice field”, ovvero un’interconnessione di più ghiacciai, relativamente accessibile nell’arcipelago, grazie alla sua vicinanza a Ny-Ålesund, la stazione di ricerca più settentrionale del mondo, attiva tutto l’anno.
È previsto che una delle due carote di ghiaccio venga conservata da Ice Memory in una grotta di neve dedicata presso la Stazione franco-italiana Concordia in Antartide, per essere studiata dalle future generazioni di scienziati.
La carota di ghiaccio sarà conservata per un periodo di tempo indefinito, nel pieno rispetto del Protocollo di Madrid per la protezione ambientale dell’Antartide. Grazie al “santuario dei ghiacci” della Fondazione Ice Memory, le prossime generazioni di scienziati avranno accesso a carote di ghiaccio di alta qualità per portare avanti ricerche sull’ambiente e sul clima globale.
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