Gli squali, insieme a razze e chimere (elasmobranchi), svolgono un ruolo cruciale nel mantenere l’equilibrio dell’ecosistema, ma sono tra le specie più vulnerabili al mondo. Il motivo principale? La cattura accidentale nelle attività di pesca.
A livello globale, la loro popolazione si è dimezzata negli ultimi 50 anni e oltre il 37% delle specie di squali e razze è minacciato di estinzione. Nel Mar Mediterraneo, la situazione è ancora più critica: è un hotspot per la biodiversità con 86 specie note di elasmobranchi, ma più della metà di queste è a rischio estinzione.
Il commercio globale della carne di squalo
Ogni anno, circa 100 milioni di squali vengono uccisi per carne, pinne, olio di fegato e cartilagine. La carne, spesso considerata un prodotto secondario rispetto alle pinne, è al centro di un mercato in espansione e altamente interconnesso. Gli squali vengono commercializzati anche per la loro pelle, ma è la carne di squalo ad essere sempre più presente nei mercati europei.
Tra le specie più vendute troviamo squali in pericolo come verdesca (Prionace glauca), palombo (Mustelus mustelus), spinarolo (Squalus acanthias) e smeriglio (Lamna nasus). In molti casi, questi prodotti arrivano in tavola senza che il consumatore ne sia consapevole. È quindi necessario diffondere informazione anche sui consumatori, che in molti casi non sanno che stanno per consumare carne di squalo.
Un’indagine pubblicata su Marine Policy condotta su oltre 600 cittadini milanesi ha evidenziato una preoccupante inconsapevolezza:
il 64% dei partecipanti non sa che la carne di squalo è legalmente venduta in Italia.
il 93% dichiara di non averla mai acquistata, ma quasi un terzo (28%) ha consumato specie come palombo, verdesca o gattuccio senza sapere che fossero squali.
Il ruolo controverso di Europa e Italia
L’Italia è nella top 5 dei paesi importatori di carne di squalo, negli ultimi 7 anni di dati disponibili (2017-2023) abbiamo importato oltre 43.000 tonnellate prevalentemente dalla Spagna, seguita dalla Francia.
Secondo uno studio pubblicato su Marine Policy insieme a WWF, Spagna, Portogallo e Italia giocano un doppio ruolo: importatori e centri di redistribuzione. La Spagna, ad esempio, importa da Africa, Asia e America Latina e riesporta verso l’Italia e il Brasile.
Questa dinamica solleva forti contraddizioni: da un lato l’UE si impegna nella conservazione marina (per esempio, con la Politica Comune della Pesca, regolamento “Fins naturally attached”), dall’altro i controlli sono pochi, la tracciabilità ed etichettatura sono carenti e le violazioni delle normative frequenti.
Etichetta, tracciabilità e informazione
Le etichette spesso riportano nomi comuni ambigui, che non aiutano il consumatore a identificare il prodotto.
Solo il 30% degli intervistati è consapevole dei rischi per la salute legati alla carne di squalo (accumulo di metalli pesanti e contaminanti).
Per ridurre il consumo inconsapevole di carne di squalo, il WWF invita i cittadini a leggere sempre l’etichetta dei prodotti ittici, familiarizzare con i nomi comuni delle specie di squalo (es. verdesca, gattuccio, palombo), evitare prodotti senza etichetta o con tracciabilità incompleta.
Protezione degli elasmobranchi
Il WWF è partner del progetto cofinanziato dall’Unione Europea LIFE PROMETHEUS (PROMoting Elasmobranchs conservation THrough by-catch reduction, sustainable tourism, and alternative fisheries). Il progetto mira a migliorare lo stato di conservazione di squali e razze nel Mediterraneo attraverso un approccio integrato.
Tra le attività già in corso, ISPRA ha avviato a Castelsardo e Porto Torres (Sardegna) la somministrazione di questionari ai pescatori locali per mappare la presenza storica e attuale di squali e razze. Parallelamente, il CSIC ha condotto una campagna di marcatura e rilascio attorno alle Isole Baleari: 284 esemplari appartenenti a 14 specie sono stati marcati, e un esemplare di razza Rostroraja alba, specie minacciata secondo la Lista Rossa IUCN, è stato dotato di tag satellitare per monitorarne gli spostamenti e individuare le aree di aggregazione.
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