Proteggere gli animali marini non significa soltanto preservare la biodiversità, ma anche trovare un equilibrio tra la conservazione della natura e le attività economiche che dipendono dal mare. È questo l’obiettivo della sperimentazione avviata nel Golfo di Trieste, dove ricercatori e operatori del settore stanno testando una soluzione innovativa per ridurre i conflitti tra la mitilicoltura e la vaccarella di mare (Aetomylaeus bovinus), una delle razze più rare e minacciate del mondo.
L’iniziativa si svolge nell’Area Marina Protetta di Miramare, Oasi WWF, e coinvolge ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche e dell’Università di Padova, insieme alla Cooperativa Shoreline, nell’ambito dei progetti europei LIFE PROMETHEUS e LIFE EUSharks.
La vaccarella di mare: una gigante gentile a rischio estinzione
La vaccarella di mare è una grande razza appartenente alla famiglia delle aquile di mare. Può superare i due metri di apertura delle “ali” pettorali e si riconosce per il corpo appiattito, il lungo muso arrotondato e la coda sottile. Nuota elegantemente nella colonna d’acqua, distinguendosi dalle altre razze che trascorrono gran parte del tempo adagiate sul fondale.
Vive soprattutto in acque costiere poco profonde nel Mediterraneo e lungo le coste africane, su fondali sabbiosi o fangosi, dove si nutre di molluschi, crostacei e altri invertebrati che individua grazie a sofisticati recettori elettrici. Proprio questa dieta la porta talvolta a frequentare gli allevamenti di mitili.
La specie è in continua diminuzione e dal 2020 classificata dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) come in pericolo critico di estinzione. Le principali minacce sono la pesca accidentale, la degradazione degli habitat costieri e il lento ciclo riproduttivo, che rende difficile il recupero delle popolazioni.
Perché il Golfo di Trieste è così importante
Negli ultimi anni i mitilicoltori di Grignano hanno registrato un aumento dei danni causati dalla predazione della vaccarella di mare sui filari di mitili. Gli animali, spesso riuniti in gruppi numerosi, si alimentano infatti dei molluschi allevati, provocando perdite economiche alle aziende.
Le attività di monitoraggio dell’Area Marina Protetta di Miramare hanno confermato la presenza stagionale di importanti aggregazioni della specie, con oltre quaranta individui osservati contemporaneamente. Grazie anche ai dati raccolti attraverso iniziative di citizen science promosse dal progetto LIFE EUSharks, il Golfo di Trieste è oggi considerato uno dei luoghi più importanti del Mediterraneo per lo studio e la conservazione della vaccarella di mare.
Come funzionano i deterrenti magnetici
Per limitare i danni senza allontanare o ferire gli animali, i ricercatori hanno installato un sistema di deterrenti magnetici sulle reste, le reti tubolari utilizzate per la coltivazione dei mitili. L’idea è sfruttare la particolare sensibilità degli elasmobranchi — il gruppo che comprende squali e razze — ai campi elettromagnetici. Se il sistema si dimostrerà efficace, potrebbe scoraggiare l’avvicinamento degli animali agli allevamenti senza alterarne il comportamento naturale e senza compromettere la crescita o la qualità dei mitili.
Nelle prossime settimane i ricercatori monitoreranno attentamente la sperimentazione per valutare se questa tecnologia potrà essere applicata anche in altre aree del Mediterraneo.
Un modello da estendere ad altri mari
L’esperienza di Trieste rappresenta una delle applicazioni delle tecnologie sviluppate dal progetto LIFE PROMETHEUS, che sperimenta deterrenti magnetici ed elettrici per ridurre le catture accidentali di squali e razze in diversi sistemi di pesca mediterranei. Il progetto promuove anche pratiche di osservazione subacquea responsabile nelle aree frequentate dagli elasmobranchi e contribuisce alla conservazione di specie particolarmente minacciate come lo squalo mako, la verdesca e la stessa vaccarella di mare.
L’obiettivo è dimostrare che ricerca scientifica e innovazione possono offrire strumenti concreti per ridurre i conflitti tra attività umane e fauna marina, favorendo il recupero di specie fondamentali per il buon funzionamento degli ecosistemi.
WWF Italia: serve una strategia nazionale
Secondo il WWF Italia, il progetto del Golfo di Trieste dimostra che è possibile conciliare la tutela della biodiversità con le esigenze delle attività produttive, investendo nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni innovative.
L’associazione sottolinea inoltre la necessità che l’Italia si doti di un Piano d’Azione Nazionale per gli elasmobranchi, promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dal Ministero dell’Agricoltura, capace di coordinare le conoscenze scientifiche e gli strumenti di conservazione sviluppati negli ultimi anni.
Il Mediterraneo ospita circa 80 specie di squali e razze e oltre il 60% di quelle valutate dalla IUCN è minacciato di estinzione. Per il WWF Italia è quindi urgente rafforzare la tutela degli habitat più importanti, ridurre le catture accidentali, migliorare il monitoraggio delle popolazioni e sostenere pratiche di pesca sempre più compatibili con la conservazione della biodiversità marina.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com







