Un’azienda agricola nata dal nulla e che sta crescendo pian piano, determinazione e un grande amore per l’ambiente e le scienze naturali. Questa è la storia di Alice e Simone, anni di passione e di studio per conoscere e interpretare una natura che non sempre ti accoglie a braccia aperte, ma che riesce a darti in cambio emozioni senza paragone.
Alice nasce in Trentino e la natura è parte della sua vita fin da quando ne ha ricordo. Simone è di Firenze, esperto naturalista passa dalle mangrovie del Kenya e del Sudafrica ai boschi del Trentino. Entrambi hanno un’idea in testa: tornare a vivere nella natura e vivere di essa.
Intervista di Elisabetta Filosi
«Ho lasciato il mio paese tra le montagne e mi sono trasferita a Trento per iniziare le superiori. Il contatto diretto con la natura è ciò che più mi è mancato» mi spiega Alice.
«Ritrovare questo contatto era dentro di me da tempo, ma l’idea di poterlo trasformare in una professione si è delineata poco alla volta».
Ho intervistato Alice e Simone non per elogiare il “cambio vita”, né tantomeno per dare un ritratto bucolico di una spensierata esistenza rurale. La realizzazione di un sogno comporta anche sacrifici, rinunce e tanta fatica. «Tornare alla natura è una cosa, vivere di natura è ben diverso» mi fa notare Simone. «Il fatto di star costruendo qualcosa di nostro però ripaga e rende concrete le aspettative di anni».

Simone. © BeeO Baita di Alice e Simone
Com’è cambiata la vostra percezione di natura?
Simone: «La percezione che abbiamo della natura non è cambiata, continuo ad amare tutto ciò che è naturale e mi circonda (a parte le zecche); a essere cambiata è la percezione di agricoltura. Finché rimani nel tuo orticello puoi permetterti di essere un po’ naif; quando devi vivere di ciò che raccogli tutto prende un’altra forma. Capita che ti alzi la mattina e non c’è più niente; ti accorgi che il lavoro di una settimana per proteggere il raccolto dagli ungulati non è servito e si sono mangiati tutto. Non cambierò la mia posizione a riguardo della natura, ma inizio a capire che, chi ha meno lungimiranza o chi è meno in grado di rapportarsi con il mondo naturale, possa arrivare a soluzioni estreme per risolvere il problema».
Alice: «Confermo che a essere cambiato è il rapporto con l’agricoltura, siamo più sensibili ai problemi legati al cambiamento climatico che, a questo punto, ci riguardano in prima persona. Un esempio? Le api muoiono perché fa troppo caldo e subito dopo troppo freddo; oltre al dolore nel vederle morire, senza le api non si produce miele e così sale l’“eco-ansia”».

Alice e le api. © BeeO Baita di Alice e Simone
Cos’è per voi la coesistenza e che rapporto avete con fauna selvatica?
Simone: «C’è il rapporto tra fauna selvatica e umano e c’è il rapporto tra fauna selvatica e umano che coltiva. Sono due cose diverse che nel nostro caso è però difficile scindere: quando in ottobre senti il cervo bramire sotto la finestra e ti accorgi che tra un bramito e l’altro sta mangiando il tuo alloro, non puoi far altro che odiarlo e, allo stesso tempo, essere felice che ci sia. Quando te lo trovi davanti, in tutta la sua bellezza ti dimentichi che si è appena fatto il palco sugli ulivi appena potati».
Alice: «Coesistenza è svegliarmi la mattina e trovarmi il roseto senza più rose perché un cervo le ha mangiate tutte. Coesistenza è passarci sopra (non al cervo, Nda), te lo fai andar bene. Prima la mia idea di coesistenza era molto più fiabesca, ora è decisamente più pratica. Da vegetariana quale sono, se adesso trovo il capriolo sbranato dal lupo sono contenta, anzi, non mi dispiacerebbe ci fosse qualche lupo in più. L’importante è che sia la natura a decidere il suo stesso corso».
Che soluzioni ci sono? Cosa potrebbe aiutare il vostro lavoro?
Simone: «La soluzione è recintare ed è quello che abbiamo fatto per il frutteto. Abbiamo messo 200 metri di recinto con 56 pali di castagno da 2.5 metri l’uno piantati a mano. Abbiamo tirato 9 fili elettrici per i quali abbiamo dovuto far arrivare la corrente. Ma non risolvi del tutto, una soluzione definitiva non c’è, ma d’altra parte siamo noi ad essere a casa loro».
Alice: «Quello che manca, oltre ai soldi, è il tempo. Di cose da fare ce ne sono tantissime e siamo soli. Non abbiamo tempo di recintare tutte le porzioni di terreno. Dobbiamo aver pazienza, si farà piano piano».

Il panorama dalla Baita. © BeeO Baita di Alice e Simone
La BeeO Baita di Alice e Simone
300 ulivi in produzione e altri 300 da sistemare; 90 piante da frutto appena piantate; un apiario olistico per attività didattiche e apiterapie; il desiderio di coltivare piante officinali, canapa e girasoli e altre coltivazioni mellifere; la volontà di condividere con il prossimo conoscenza e passione; non ultimi coraggio, determinazione e pazienza.
Sono questi gli ingredienti della BeeO Baita di Alice e Simone, nel cuore del Mugello. Un esempio di coesistenza possibile, di compromesso tra natura e necessità da cui prendere spunto e su cui riflettere. Non posso che augurargli un immenso “In bocca al lupo” nella speranza che ogni tanto, in bocca al lupo ci finisca anche un capriolo.

La raccolta delle olive. © BeeO Baita di Alice e Simone




