Le Ande sono uno dei più spettacolari e più lunghi sistemi montuosi della Terra. Corrono per ben 8000 km lungo il margine Ovest della placca sudamericana, dai Caraibi alla Terra del Fuoco. La loro singolare forma arcuata modella il continente: esse, infatti, descrivono un ampio semicerchio da Trinidad ad Arica (Cile), mentre nella parte più meridionale si sviluppano con un andamento più lineare da nord a sud.
La loro origine si deve alla subduzione (sprofondamento di una zolla litosferica al di sotto di quella adiacente) che si protrae da almeno 200 milioni di anni, tra i settori oceanici di varie placche (Caraibi, Nazca, Placca Antartica) al di sotto della placca sudamericana.
I geologi studiano la tipica forma convessa che assumono le Ande in Ecuador
Un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’Università ESPOL di Guayaquil in Ecuador e dell’Università di Toronto in Canada, hanno dimostrato che la Cordigliera Occidentale dell’Ecuador ha subito una rotazione oraria di circa 20° negli ultimi 10 milioni di anni. Confrontando questo risultato con precedenti ricerche lungo le Ande, hanno scoperto che la forma convessa delle Ande è stata generata da rotazioni paleomagnetiche di verso opposto, orario ed antiorario, dei due lembi dell’arco. In geofisica, il paleomagnetismo studia la direzione fossile del campo magnetico terrestre attraverso la misura della magnetizzazione acquisita dalle rocce al momento della loro formazione.
Lo studio Significance of northern Andes terrane extrusion and genesis of the Interandean Valley: Paleomagnetic evidence from the “Ecuadorian Orocline” è stato pubblicato nella rivista Tectonics dell’AGU.
Durante una campagna di tre settimane sono stati prelevati oltre 300 campioni orientati nella Cordigliera Occidentale e Reale dell’Ecuador, andando a costituire il primo dataset paleomagnetico mai ottenuto da quest’area. I campioni, provenienti da rocce vulcaniche di età compresa tra 10 e 40 milioni di anni sono stati analizzati nel Laboratorio di paleomagnetismo dell’INGV. Questi dati hanno permesso di evidenziare le rotazioni che hanno accompagnato gli eventi orogenici di formazione della catena andina.
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