Partiamo dalla località Palafavera (1.514 m/slm) per seguire il sentiero indicato dal cartello “Orme dei Dinosauri”. Ebbene sì, ai piedi dell’imponente monte Pelmo si trova una roccia su cui sono rimaste impresse queste straordinarie testimoniante di un tempo passato: tracce di ben tre dinosauri diversi che nel Triassico Superiore (stiamo parlando di duecentoventi milioni di anni fa) passeggiarono su quella che, all’epoca, era una pianura paludosa.
Ma noi oggi non le andremo a cercare, poiché sono poste su un pendio roccioso non accessibile con la neve, tenendocele per l’estate.
Per ora saliamo in maniera ripida nel fitto bosco di larici e abeti fino a una radura di fronte alle pareti rocciose del Pelmo, all’inizio del Pian de le Mandrate (1.700 m/slm) dove il cartello “498-La Casera-Coi” ci manda verso destra. Percorriamo così un piacevole tratto graduale e aperto, cinto da due ali di bosco che a tratti permettono sulla destra la vista sull’imponente Civetta.
Raggiunta quota 1.720 m/slm, prendiamo a scendere in maniera costante, superiamo una panchina posta in un punto particolarmente evocativo e, ignorando alcuni bivi che farebbero scendere a Mareson, arriviamo a Casera di Coi (1.618 m/slm). Alle prime case lasciamo la via in discesa per andare a sinistra, ora in forte salita, seguendo il cartello “473-Rif. Venezia” che ci porta nel bosco di larici e abeti.
Poco oltre troviamo un cartello che indica a destra “473a-I Lach”: non lo seguiamo tenendoci dritti per “473-Le Mandre” poiché il sentiero di destra è un tracciato estivo la cui percorrenza, in inverno, dipende molto dal tipo di neve presente. Al limite lo seguiremo in discesa al ritorno.
Dopo un edificio isolato incontriamo il cartello “Sass del Drago” che indica un masso su cui appaiono presunte orme di dinosauro, un piccolo assaggio della più grande roccia di cui abbiamo parlato prima.
Il sentiero, finora un po’ chiuso e ripido, diventa più graduale mentre la vegetazione si fa via via più rada e attraversando una zona di massi sparsi si apre la vista superba: di fronte abbiamo le ripide pareti del monte Pelmo, alle spalle un magnifico colpo d’occhio sul Civetta, sul San Sebastiano e sul Tamer.
Da qui in poi il passo rallenterà non per la fatica ma per la bellezza del panorama. Attraversiamo un’intricata zona camminando sui bassi pini mughi semi sommersi dalla neve che si contendono il terreno con isolati abeti e larici, e arriviamo a Le Mandre (1.908 m/slm) dove andiamo a destra (cartello “472-Rif. Venezia”), seguendo una piacevole traccia che si snoda con andamento graduale alla base del Pelmo che si alza ripido sulla nostra sinistra.
Quasi a sorpresa, ecco un’ampia radura assolata: I Lach (1.982 m/slm), d’estate spianata un po’ secca, nelle altre stagioni importante zona paludosa, in inverno un’incantevole tavolozza bianca.
Se si è fortunati come visibilità, questo percorso permette di ammirare da un lato l’Antelao mentre dalla parte opposta, alle spalle, fa capolino la Marmolada: il re e la regina delle Dolomiti che si incontrano!
Da qui sarebbe possibile effettuare un anello lungo il sentiero estivo (cartelli “Coi”) ma, poiché non è molto segnalato, meglio percorrerlo solo se ci sono evidenti tracce di qualcuno che sia già passato, altrimenti è preferibile tornare indietro per la medesima via.
Un’interessante divagazione…
Cosa sono i tabià di cui abbiamo parlato nell’introduzione? Tornati a Casere di Coi è sufficiente scendere ancora fino alla località Coi (1.490 m/slm) ed ecco risolto il mistero: sono gli edifici più caratteristici, appariscenti e belli della valle: strutture in pietra su cui si appoggiano antichi fienili completamente in legno dalla delicata lavorazione a intrecci e decori unici nel loro genere che li rende quasi più opere d’arte che edifici di utilità. Terminata la loro “vita lavorativa”, sono stati ben recuperati mantenendo integra la parte esterna, creando abitazioni assai particolari e di gran fascino.
Note
Dati sola andata
Lunghezza: 6,5 km
Dislivello: +570 -100 m
Tempo al netto delle soste: 3 h
Avvertenze: pista non battuta da gatti delle nevi, in base all’innevamento necessarie le racchette da neve o i ramponcini da ghiaccio
Attenzione: il percorso è intuitivo ma prima di ogni escursione è sempre buona norma informarsi sulla condizione della neve e sul rischio valanghe al sito arpa.veneto.it/dati-ambientali/bollettini
Link utili
- Val di Zoldo – Ai Lach. © F. Voglino / A. Porporato
- Val di Zoldo – Ai Lach. © F. Voglino / A. Porporato
- Val di Zoldo – Ai Lach. © F. Voglino / A. Porporato
- Val di Zoldo – Ai Lach. © F. Voglino / A. Porporato
- Val di Zoldo – Ai Lach. © F. Voglino / A. Porporato
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