Albenga, sulla costa ligure di Ponente ad appena quaranta chilometri da Savona e trentacinque da Imperia, dominata dalla cosiddetta “piana”, è quasi un’anomalia in terra ligure poiché si presenta piatta e ampia e, caso quasi più unico che raro, la linea ferroviaria non passa addossata al centro storico. Centro che si offre con le imponenti torri medievali e ampie piazze.
E dal centro si comincia, anche perché partendo dalla stazione (4 m/slm) è lì che si deve passare, per cominciare questa meravigliosa avventura marino-montana.
Il centro storico è uno dei meglio conservati della Liguria, in ogni angolo rivela resti romani o medioevali, a partire dalle torri che già da lontano svettano contro il cielo rendendo lo skyline della cittadina unico e inconfondibile. Le vie si snodano all’interno del perimetro, ancora ben evidente, delle antiche mura e si dipanano attorno alla Cattedrale romanico-gotica e al pregevole Battistero paleocristiano.
Andiamo ora a percorrere l’antica Via Romana, ciò che resta dell’originaria Via Julia Augusta che, all’epoca, era una vera e propria “autostrada” che conduceva ai domini in Francia, pardon: Gallia. Infatti Albenga, l’antica Albium Ingaunum, fu fondata nel V secolo a.C. da quegli antichi romani che sembra fossero più viaggiatori di noi “moderni” traveller, e che non sapevano rinunciare alle comodità portando praticamente ovunque le loro innovazioni. La maggior parte del tracciato è stato con il tempo inglobata dall’attuale statale, ma tra Albenga ed Alassio è sopravvissuto uno dei pochi tratti mantenutosi fino ai tempi nostri.
Dal centro di Albenga seguiamo via Piave, superando il rosso ponte sul Centa. Giriamo a destra lungo via fratelli Ruffini e dopo 200 metri saliamo a sinistra verso la zona archeologica e la via Julia Augusta che presenta in molti punti la selciatura originale.
Da qui è sufficiente seguire i tratti selciati e inerbiti che in salita passano accanto ai ruderi della necropoli e monumenti romani del I-II secolo d.C., indicati da cartelli didattici, sempre con vista sul mare e sull’isola Gallinara dalla caratteristica forma a “tartaruga”.
Tra muretti a secco, ville un po’ nascoste, uliveti, fichi d’india, rosmarini e panorami la sterrata ci porta infine su una strada asfaltata. La seguiamo verso sinistra, in salita, ma dopo pochi metri la abbandoniamo per una stradina più piccola che, diventata mulattiera, presenta il suo aspetto “migliore” poiché pare che sia ancora con l’originale selciatura romana. Si costeggia la recinzione di un campeggio e si giunge nuovamente sull’asfalto continuando fino a raggiungere il punto più elevato (105 m/slm).
Raggiungiamo quindi la suggestiva chiesa di Sant’Anna ai Monti, del X secolo, che fu la prima parrocchia di Alassio. Proseguiamo quasi a picco sul sottostante porto turistico di Alassio e un’ultima, ripida, salita ci porta ad un arco oltre il quale sorge la chiesa di Santa Croce. L’arco era, un tempo, il confine tra Albenga e Alassio mentre la chiesa risale al XI secolo e venne fondata dai monaci dell’Isola Gallinara.
- Via Julia Augusta. © F. Voglino/A. Porporato
- Via Julia Augusta. © F. Voglino/A. Porporato
Una serie di panoramiche terrazze e una fontana reclamano una sosta rinfrancante prima di proseguire verso Alassio “città del muretto” che raggiungiamo con una lunga discesa percorrendo, a scelta, la più chiusa Strada Romantica o la Passeggiata Panoramica, per raggiungere il lungomare tra spiagge e locali dove ci riposiamo gustando un aperitivo, o spaparanzandoci sulla spiaggia, in base alla stagione, per poi fare ritorno o ripercorrendo la medesima via, oppure con l’autobus o una sola fermata di treno.
- Via Julia Augusta. © F. Voglino/A. Porporato
- Via Julia Augusta. © F. Voglino/A. Porporato
Note
Dati sola andata
Lunghezza: 8 km
Dislivello: +120 -110
Tempo al netto delle soste: 3h
Che cos’è il “muretto di Alassio”? Fino agli anni ’50 era un semplice appoggio, poi cominciò ad essere abbellito da piastrelline colorate con le firme degli ospiti più illustri del vicino Caffè Roma. La prima, del 1951, reca la firma dello scrittore Ernest Hemingway (oggi vi sono circa 1000 piastrelle firmate).
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