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Viaggi e outdoor
Italia
ITINERARIO IN BICICLETTA

Sulle orme di Matilde di Canossa

Un bell'itinerario, adatto all'autunno, per ammirare tutta la tavolozza dei caldi colori tipici di questa stagione. Si svolge in Emilia tra le province di Parma e Reggio

Sulle orme di Matilde di Canossa
Paesaggio da Ca Bonaparte. © C. De Ambrosis

Cesare De Ambrosis Cesare De Ambrosis 21 Nov 2022

La nostra destinazione è il Monte Fuso, con il suo Parco provinciale, meta tra le preferite dai ciclisti parmensi. Si tratta di un giro abbastanza impegnativo, sia per i 90 km da percorrere, sia per le numerose salite che sommate portano a coprire un dislivello di 1830 metri. Per lo più si viaggia su stradine solitarie, ben asfaltate. La bellezza del paesaggio la fa da padrone, ma anche le varie rovine, riconducibili alla figura di Matilde di Canossa valgono lo sforzo di questa pedalata. Come spesso accade in Appennino, le strade corrono sulle creste delle colline così da offrire agli occhi il piacere del doppio affaccio, di contro bisogna attraversare due valli con relative salite e discese.

Traccia del percorso

raversetolo, Gabbiola, Mulazzano, Lupazzano, Ca Bonaparte, Sasso, Monchio, Ariolla, Parco Provinciale Monte Fuso, Rusino, Moragnano, Lagrimone, Mussatico, Mozzano-toccana, Ca Bonaparte, Lupazzano, Neviano degli Arduini, Provazzano, Isolanda, Corticone, Bazzano, Lugaro, Currada, Ciano d’Enza, Rossena, Canossa, Grassano Chiesa, Borsea, San Polo d’Enza, Vignale, Traversetolo.

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Sviluppo del percorso

Partiamo dal borgo di Traversetolo (PR), dopo aver parcheggiato l’auto in via IV Novembre. Percorriamo un breve tratto sulla SP 17, quindi giriamo a destra per Langhirano. Siamo ora sulla SP98, al bivio proseguiamo dritto lungo la val Termina, in leggera salita, direzione Lupazzano.

Quando incrociamo la SP36 giriamo a destra sempre diretti a Lupazzano e iniziamo a salire con maggior impegno. Alzandoci lungo la collina anche il paesaggio si allarga e cominciamo a godere della vista sulle due valli sottostanti.

Superati Lupazzano e Ca Bonaparte (qui troviamo una fontana dove rifornirci di acqua fresca) raggiungiamo Sasso. Alla rotonda, giriamo a sinistra, direzione Scurano. Poco dopo, a sinistra, parte una strada sterrata (facoltativo) che porta, in pochi chilometri, alla Pieve di Sasso: un’antica abbazia in pietra costruita in stile romanico.

La nostra strada, SP80, prosegue, tutta in lieve salita, passando da Monchio, fino alla frazione di Ariolla.

Poco dopo, sulla nostra destra, si stacca una strada in salita che porta al Parco Provinciale del Monte Fuso. Quella è la nostra meta e da qui il gioco si fa duro! La stradina è ben asfaltata e, come tutto il resto del percorso, quasi priva di traffico, ma inizia la salita vera, con punte del 12% fino a raggiungere la sommità del Monte Fuso, a 1117m. s.l.m. Lungo la nostra strada incrociamo il Centro Faunistico del Monte Fuso, creato nel 1972, che ospita oltre cento ungulati: cervi, daini e mufloni. Purtroppo noi non abbiamo tempo per passeggiare, così proseguiamo impavidi.

Ci fermiamo sulla sommità della strada del Monte Fuso per gettare uno sguardo sull’immensa vista che si apre alla nostra sinistra spaziando su alcune delle più alte vette di questa porzione di Appennino: La Nuda, il Cusna, l’Albano e il Cimone. A seconda della stagione è facile vederli splendere inorgogliti dal biancore di una spessa coltre nevosa.

Monte Fuso in bicicletta

Vista dal Monte Fuso. © C. De Ambrosis

Da qui ci divertiamo lungo una tortuosa discesa che si snoda tra pascoli, boschetti e vecchie case di pietra, fino a raggiungere Lagrimone. A dispetto del suo triste nome, in paese troviamo diverse opportunità per fare uno spuntino. Sulle colline circostanti spuntano le squadrate sagome dei salumifici, vanto di questa zona. La loro bruttezza è inversamente proporzionale alla bontà dei prodotti che vi si producono.

Uscendo da Lagrimone giriamo a dx, direzione Campora, Traversetolo. Siamo su una stradina praticamente pianeggiante che corre a mezzacosta lungo le pendici del Monte Fuso.

Monte Fuso in bicicletta

Magie d’autunno. © C. De Ambrosis

Percorsi pochi chilometri incontriamo un bivio dove giriamo a sinistra in direzione Vezzano. Scendiamo per pochi metri e imbocchiamo, sulla nostra destra, la strada per Mussatico.

Superate poche case, ci affacciamo sopra un’amena valle, dove mi è capitato di incrociare qualche capriolo che si allontanava con grandi balzi.

Raggiunto il fondovalle, dobbiamo affrontare una breve, ma ripidissima, salita per immetterci sulla SP36 e giriamo a destra in direzione Scurano. Proseguendo, ritroviamo la strada dell’andata a Ca Bonaparte e giriamo a sinistra per Neviano degli Arduini.

Superato Lupazzano e Romazza, percorrendo la SP41 attraversiamo Neviano degli Arduini; uscendo dal paese, giriamo a destra in via Strada Vecchia e scendiamo fino a raggiungere il fondovalle per poi imboccare a sinistra la SP 17. Poco più avanti, giriamo a destra sulla SP 99 direzione Bazzano. Ci aspetta un nuovo tratto in salita, non tanto lungo e non troppo ripido. A Bazzano scolliniamo e iniziamo la discesa nella valle del Fiume Enza. Superato il ponte che attraversa questo fiume, giriamo a sinistra sulla SP 513R. Purtroppo questa strada è piuttosto trafficata, ma corre veloce in lieve discesa lungo il corso dell’Enza.

Raggiunto Ciano d’Enza, a metà paese, giriamo a destra, in direzione Castello di Rossena imboccando la SP 54. Stiamo nuovamente salendo, ma la strada è tranquilla e la vista che a mano a mano si apre intorno a noi è notevole. Stiamo raggiungendo i siti archeologici della Gran Contessa Matilde di Canossa, mitica figura del nostro Medioevo. I ruderi dei Castelli di Rossena e di Canossa sono piuttosto modesti, ma le colline a tronco di cono che li ospitano li rendono misteriosi e suggestivi.

Rossena

Il Castello di Rossena. © C. De Ambrosis

Prima incontriamo il borgo di Rossena con il suo castello omonimo, quindi giriamo due volte a sinistra per immetterci sulla SP73 e raggiungere Canossa.

Canossa

Nei pressi di Canossa. © C. De Ambrosis

Il paesaggio è estremamente selvaggio, caratterizzato da profondi valloni caratterizzati da frastagliati calanchi, il tutto è reso molto romantico dalla luce del tramonto, dato che a questo punto del viaggio la nostra lunga giornata sta volgendo al termine. Restando sulla SP 73 giriamo intorno al castello.

Castello di Canossa

Il Castello di Canossa. © C. De Ambrosis

Ci attende quindi una meravigliosa cavalcata per lo più in discesa su una stradina tutta curve e tornanti che ci porta a San Polo d’Enza. In questo paese attraversiamo il fiume grazie al ponte della SP513R, superiamo Vignale e, in un batter di ciglia, entriamo a Traversetolo, stanchi ma soddisfatti.

 

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