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TRACKING

Sulle sue tracce del lupo tra Italia e Spagna

Sulle tracce del lupo grigio appenninico e del lupo iberico attraverso il racconto di due esperti di Tracking.

Sulle sue tracce del lupo tra Italia e Spagna
Lupo iberico (Canis lupus signatus). Arturo de Frias Marques/CC BY-SA 4.0

Kyt Lyn Walken Kyt Lyn Walken 22 Mar 2023

In alcuni articoli precedenti abbiamo avuto modo di scoprire come i fondamenti dell’arte del Tracking siano saldamente basati sull’impiego di tutti i cinque sensi e su tre fasi principali: osservazione, lettura e inseguimento di una specifica pista. Questo risulta estremamente importante soprattutto nella fase di identificazione delle tracce animali.

Usare tutti i sensi sembra facile a dirsi, ma in realtà non è così, soprattutto se ti “alleni” a leggere le tracce su terreni decisamente ostici.

Ricordiamo, innanzitutto, quali sono gli “strumenti del mestiere”del Tracker: un metro (meglio ancora se ad avvolgimento), una torcia, un bloc notes per appunti insieme a penna, matita e gomma, pinzette (utili per rimuovere eventuali detriti caduti sulle tracce, come foglie, aghi di pino che possono nascondere parzialmente o interamente le impronte) e gli elementi utili per effettuare i calchi, come gesso e acqua.

Si tratta di strumenti alla portata di chiunque e facilmente reperibili in qualsiasi negozio di bricolage.

 

Dopo questa doverosa premessa, è arrivato il momento di introdurre i protagonisti di questo articolo: il lupo italiano (Canis lupus italicus) e il lupo iberico (Canis lupus signatus), che descriveremo attraverso due esperienze.

Lupi al Parco nazionale d'Abruzzo

Lupi al Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. © LuigiFilice/CC BY 3.0

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Quelle orme sul terreno innevato

In Italia il Decreto Ministeriale Natali del 23 luglio 1971 modificò lo status del lupo, da specie “nociva” a specie protetta, proibendone la caccia e l’uso di bocconi avvelenati. All’epoca la popolazione italiana contava solamente tra i 70 e i 110 esemplari sparsi in alcune aree isolate dell’Appennino.

Attraverso un mirato percorso di tutela e recupero, il lupo grigio appenninico si è espanso raggiungendo quasi tutte le zone montuose degli Appennini, spingendosi fino alle Alpi, sconfinando in Svizzera, Francia e Spagna Nord-Orientale.

La mia esperienza con il lupo italiano, o perlomeno… con le sue tracce, risale a qualche anno fa.

Era il periodo di Pasqua del 2014 e con il mio fidanzato e un amico mi trovavo sull’Appennino emiliano. Ricordo che, dopo aver dormito in un rifugio a oltre 1000 metri di quota, la mattina seguente, al nostro risveglio, rimasi incantata nello scoprire sulla neve diverse tracce di lupi che si erano avvicinati alla struttura durante la notte.

L’impronta del lupo (la cui lunghezza viene calcolata dal cuscinetto interdigitale, ovvero “il palmo”, fino alla punta dei cuscinetti digitali centrali) può essere lunga fino a dodici centimetri e larga (nel punto più esteso dell’intera impronta) fino a 8 centimetri.

La caratteristica principale che differenzia l’impronta del lupo da quelle del cane è che le unghie dei cuscinetti digitali centrali si “guardano”, mentre quelle del cane si presentano più “radiali”.

Ed è esattamente questo che vidi quella mattina sul terreno innevato: alcuni esemplari avevano attraversato l’area in maniera rettilinea (tipica del lupo, mentre il cane procede solitamente a zig zag) lasciando un segno chiaro del loro passaggio. Anche le loro fatte (gli escrementi) erano visibili, scure (per via del sangue digerito), appuntite a una estremità e lunghe sino a quindici centimetri.

Purtroppo non mi è stato possibile avvistarli, ma mi è rimasta nel cuore la sensazione di un incontro inaspettato, puro e di rara bellezza.

tracce lupo

Lupo nella regione francese di Rhône-Alpes. © Jairo S. Feris Delgado/CC BY-SA 3.0

Sulle tracce del lupo iberico

Gonzalo Juan Peiró è il mio partner di Rastreo de Fauna (la traduzione spagnola di Animal Tracking e Tracking animale) e Humano (Mantracking). Gonzalo è Guarda Rural del Millars (Valencia), Istruttore di lettura impronte animali presso Lobo 7 (Centro de Formación) e per Dynamic Tracking (di cui io sono Directora de Rastreo Humano).

 

Rivista della Natura – Raccontaci la tua “prima volta” con i lupi.

Gonzalo Juan Peiró – «La mia prima esperienza con i lupi è stata a 28 anni, quando ho iniziato a lavorare in un Parco naturale, dove diverse specie di fauna iberica vivevano in semi-libertà. Fin da piccolo ho sempre avuto una grande ammirazione per il lupo iberico e, anche se mi mancava esperienza, ho potuto finalmente avere una relazione con questa specie. È stato attraverso questo lavoro che sono diventato curioso verso il mondo del Tracking.

Quotidianamente ero in contatto con diversi tipi di tracce e ho iniziato ad analizzare e descrivere ogni impronta che trovavo. Era molto semplice, poiché gli animali erano separati in ampie aree e quindi non c’era modo di sbagliare con l’identificazione».

 

RdN – Avevi mai incontrato tracce di lupi prima?

G.J.P. – «È probabile che, prima di lavorare nel Parco Naturale, io mi sia imbattuto in tracce di lupo, ma non avevo la conoscenza o la curiosità per notarle. Il mio primo contatto con una pista di lupi in natura è stato anni dopo. Mi sono recato nel Nord della provincia di Burgos per trascorrere una vacanza, con l’intenzione di effettuare una ricerca di tracce, poiché si tratta di una zona con presenza di lupi.

Non ho impiegato molto a trovare una traccia compatibile con quella di un lupo, dico “compatibile” perché è molto difficile garantire con una sola traccia che si tratti di un lupo, poiché alcune specie di cani domestici hanno caratteristiche molto simili. È sempre necessario raccogliere più informazioni possibili dall’ambiente: escrementi, segni territoriali, predazione e, se possibile, una “linea di traccia” in cui la traiettoria di un lupo e un cane sia chiaramente differenziata. La somma di questi indizi mi ha portato a confermare che l’impronta rinvenuta era di un lupo iberico. Quella è stata la mia prima esperienza con tracce di lupi selvaggi di cui ho un nitido ricordo».

 

RdN – Ti è capitato, scalando le montagne, di vedere lupi liberi?

G.J.P. – «Ho scalato montagne per molti anni, da quando avevo 16 anni. Come ho detto, sicuramente più di una volta mi sono imbattuto in un sentiero di lupi senza rendermene conto. Vedere i lupi in natura senza l’aiuto di “guide” di avvistamento di animali è davvero complicato. Il lupo fu molto perseguitato in Spagna fino quasi al suo sterminio. Questa persecuzione di cui hanno sofferto per tanti anni, li ha fatti adattare alle circostanze e diventare animali estremamente timidi e cauti».

 

RdN – Come hai lavorato con i lupi e come ti sei avvicinato a loro?

G.J.P. – «Il mio lavoro con i lupi è iniziato in un Parco Naturale. I miei compiti consistevano nella cura generale di tutte le specie di fauna presenti, come cibo, assistenza sanitaria, assistenza alle nascite, allevamento in cattività, ecc. Presto ho avuto la necessità di interagire più da vicino con i lupi, quindi ho cercato di passare molto tempo nei pressi del loro recinto e ho fatto del mio meglio per imparare la lingua del lupo attraverso le posizioni della coda e le espressioni facciali. In questo modo ho potuto capire il loro stato d’animo in ogni momento.

E così, con tanta pazienza, osservazione, apprendimento e, soprattutto, rispetto sono riuscito a guadagnarmi la loro fiducia e ho potuto entrare nel loro recinto e nutrirli dalla mia mano. Senza dubbio un’esperienza che non dimenticherò.»

 

RdN – Come è visto il lupo in Spagna? È considerato un pericolo?

G.J.P. – «Fortunatamente, la situazione del lupo in Spagna è cambiata molto, sia nella pressione esercitata sulla specie (dal 2021 ne è vietata la caccia, NdR) sia nel rifiuto da parte delle persone. Ma nonostante siano stati compiuti molti progressi nelle misure di protezione, non possiamo ancora dire che il lupo è una specie completamente protetta in Spagna. Continua a essere una minaccia per gli interessi degli allevatori che a volte subiscono attacchi al loro bestiame e il sistema di compensazione non è sempre soddisfacente.

Per i cacciatori il lupo è considerato un pericolo e in alcuni luoghi si registrano atti di bracconaggio e il ricorso all’uso di veleni. In alcune zone è addirittura considerata una specie di selvaggina e ne è consentita la caccia.

Ciononostante il lupo si sta riprendendo demograficamente. Le misure di protezione e il forte spopolamento rurale di cui soffre la Spagna, tra le altre cause, gli consentono di tornare nei luoghi in cui una volta viveva».

 

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