Quante volte avete sentito la famosa battuta “il Molise non esiste” in riferimento alla Regione considerata da molti, erroneamente, povera di attrattive? Ammetto di aver pensato, a volte, che qualcosa di vero doveva pur esserci. Ma mi sbagliavo, ah se mi sbagliavo…
Il tour
A fine di marzo ho avuto la fortuna di partecipare, grazie alla Rivista della Natura, a un avventuroso press tour nel cuore delle montagne molisane organizzato dall’associazione Il villaggio della cultura ideatori del brand “Una terra chiamata Molise”. Sono partita senza particolari aspettative, invece è stata un’esperienza a dir poco sorprendente.
Alla scoperta del Matese
Quindi posso dire che “il Molise esiste”, eccome, ed è unico e straordinario! La sua unicità e la sua purezza selvaggia sono proprio le cose che ti restano addosso, come l’odore della terra umida.
Ma andiamo con ordine. Ad accogliere me e gli altri partecipanti a Campobasso sono arrivati Marica e Silvio che, da veri paladini amanti della loro terra, combattono da anni per promuoverla e farla conoscere. Subito ci hanno illustrato il programma del nostro fine settimana, serratissimo, che ci avrebbe portati alla scoperta di un’area in particolare, il cosiddetto Matese, che segna il confine naturale tra Molise e Campania.
Ebbene è stato come varcare una porta (avete presente l’armadio di Narnia?) ed entrare in un mondo fuori dal tempo dove a dettare le regole è solo la natura.
Anche l’atmosfera era altrettanto fiabesca, complice l’inverno che qui non sembrava avere intenzione di lasciare il passo alla primavera (tanto che ho dovuto correre ai ripari e comprare guanti e cappello).
Nel cuore del neonato Parco Nazionale
Primo giorno, dopo una tappa Roccamandolfi, paese dei briganti (che qui una volta la facevano da padroni e qualche erede è anche rimasto…) per un caffè in un pittoresco bar del centro, abbiamo proseguito per l’altopiano di Campitello dove è iniziata l’avventura!
A bordo di una 4×4, abbiamo percorso sentieri scoscesi tra le faggete ancora addormentate e avvolte da neve e muschi brillanti, guadato torrenti e affrontato discese impervie. Decisamente mozzafiato! Solo noi, il vento e la natura!
Arrivati al confine campano-molisano, affacciati sul Lago di Gallo, nel cuore del Parco Nazionale del Matese, nato appena un anno fa, abbiamo anche avuto la fortuna di incontrare un branco di cavalli liberi, maestosi e selvaggi come questa terra. Più tardi, dopo esserci abbondantemente rifocillati al Rifugio dei briganti ci è rimasto un po’ di tempo prima di rientrare a Campobasso per affrontare il ponte tibetano di Roccamandolfi – per chi come me soffre di vertigini non è così semplice – e goderci la cascata Rio al tramonto.
Secondo giorno sulle tracce dei lupi, letteralmente!
Seguendo le grandi e inconfondibili impronte del predatore sulla neve, abbiamo camminato lungo il sentiero che attraversa il bosco e porta all’eremo di Sant’Egidio nei pressi di Bojano. E non solo lupi: abbiamo riconosciuto anche orme di volpi, istrici e diversi uccelli che non dovevano essere passati da molto ma nessuno, ahimè, si è svelato ai nostri occhi. Il silenzio era interrotto solo dalla neve che scricchiolava sotto le nostre scarpe eppure, ne ero certa, mille creature ci stavano osservando di nascosto, un’emozione incredibile!
Nel pomeriggio, invece, nel pittoresco borgo di Guardiaregia ci ha atteso un vero concerto di zampognari professionisti, con tanto di mantelli e sigilli ufficiali della tradizione. Il paese si affaccia sulla pazzesca cascata di San Nicola creata dalle acque del Quirino che, con tre balzi, fa un salto di 100 metri! Il migliore punto in cui ammirarla è l’Oasi Guardiaregia-Campochiaro, una delle più grandi e selvagge gestite dal WWF.
Seguendo il sentiero si arriva a terrazze mozzafiato sul canyon, sui paesaggi carsici e sulla cascata, e si costeggiano anche pozze e boschetti fino ad arrivare al greto del torrente dove speravo di trovare salamandre pezzate e salamandrine dagli occhiali – simbolo dell’oasi – che, però, non si era ancora risvegliata dall’ibernazione invernale.
L’ultimo giorno
È stato forse il più sorprendente, lo abbiamo trascorso sulla falesia di Frosolone, in località Colle dell’orso, un posto pazzesco con le sue rocce bianche e bizzarre levigate dal vento e dalla neve che spuntavano imperiose tra grotte e arbusti.
Regina tra tutte le cime è la Murgia Quadra, una sorta di monolite messo lì a guardia dei quasi quattrocento sentieri, alcuni verticali sulla roccia, che attraversano e si arrampicano su queste falesie. Qui è il regno degli scalatori, ma anche delle taccole e dei nibbi bruni che volteggiavano sulle nostre teste esplorando la zona in cerca di prede.
E non poteva esserci conclusione migliore di questi magnifici tre giorni di un pranzo rustico e ruspante con chi il territorio lo vive tutti i giorni. All’interno di una piccola baita un pentolone direttamente sul fuoco del grande camino ci aspettava fumante. Perché il cibo qui, come la natura, conquista tutti, anche i più scettici.
Il Matese è così, un mondo a parte, autentico, selvaggio, vorace da vivere e in cui tornare, ancora e ancora, vivendo ogni volta avventure diverse proprio come i briganti di una volta.
Galleria fotografica
- © C. Fachinetti
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